IL CULTO DI SAN MARCO EVANGELISTA A MILI

 

Il 25 Aprile in Italia si festeggia la liberazione dal nazi-fascismo ma la Chiesa Universale ricorda in questa data dal punto liturgico San Marco Evangelista. Nel territorio del comune di Messina il culto al celeste patrono di Venezia lo ritroviamo solo a Mili San Marco che lo venera da tempo immemorabile come documenta una antica statua marmora riferibile alla fine del XVI secolo, posta in un monumentale altare seicentesco.

Frutto delle maestranze messinesi del XVII secolo sono le tipiche tarsie su fondo piatto e quattro colonne tortili con trabeazione e vasi sommitali decorativi, molto simile al coevo altare di Santa Sofia della chiesa parrocchiale di Zafferia. Il paliotto, riferibile invece al XVIII secolo, presenta un particolare leone di San Marco rampante, posto sulle zampe posteriori, sul globo terraqueo, sostenente il libro del Vangelo.

Sull’altare è collocata l’antica statua in marmo dell’Evangelista San Marco. Si tratta di una scultura della cerchia gaginiana dalle forme arcaizzanti che fu recuperata dall’alluvione del 1855. Il santo è raffigurato, con barba ed ampi e ricci capelli, in atto di accingersi a scrivere il Vangelo ispirato da Dio con ai suoi piedi il leone, suo simbolo iconografico.

La superfice presenta ampie tracce di decorazione pittorica, come altre sculture coeve, nei motivi floreali dell’abito e nella barba e capelli. La statua poggia su una tipica predella marmorea dal tratto molto raffinato, opera di diverso autore rispetto alla statua, ove sono raffigurate tre scene della sua vita: San Marco tentato dal diavolo, San Marco nel suo studio, il trasporto via mare delle sue reliquie a Venezia. Analizzando nel complesso la scultura si notano alcune anomalie esecutive come il leone aggiunto successivamente alla scultura, poggiante su di un prolungamento in muratura della predella e realizzato interamente in muratura e stucco, e le proporzioni del corpo con il capo non proprio efficaci.

La statua dell’Evangelista è dotata di una penna d’argento datata 1733 e punzonata dall’argentiere messinese Antonio Martinez e di una aureola pure argentea avente la seguente iscrizione: FRANCISCUS MICARI FECIT.

 

Per la festa esterna si utilizza una pregevole statua in lamina argentea

Di particolare pregio risulta anche la statua processionale visibile solo in estate per la festa esterna. Un valore artistico e devozionale di alta rilevanza si lega a questa statua lignea, di medie dimensioni, rivestita interamente da una lamina d’argento decorata a motivi vegetali e floreali.

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Maria Accascina, ed ultimamente Caterina Ciolino, abbinava i marchi presenti sul manufatto all’argentiere messinese Giovanni Gregorio Juvarra, datando l’esecuzione al 1669. Ma analizzando il reperto si scorge la presenza di vari punzoni: GR69, stemma di Messina e SV. Come riferisce anche Grazia Musolino, GR sono le iniziali del console essendo poste accanto alla data (17)69, mentre SV è il marchio dell’abile argentiere che realizzò l’opera a fine Settecento.

Sempre la Musolino precisa come la statua di San Marco non può essere ricondotta a Giovanni Gregorio Juvarra in quanto non è riferibile ai suoi marchi utilizzati nel sesto decennio del Seicento, oltre al fatto che l’argentiere non vidimava le sue opere con le iniziali del proprio nome di battesimo ma solitamente con le iniziali G. GR. VAR. o G. GR. IVAR.

Ulteriore conferma che la statua risale con certezza alla fine del Settecento ci giunge dopo aver consultato dall’Archivio Parrocchiale della stessa Chiesa di Mili. Quindi intanto il console potrebbe essere Giorgio Russo. Fra i vari documenti si trova un Promemoria in cui si fa menzione di un testamento del 1794 dove Padre Michelangelo Pittella, Vice Cappellano Curato a fine Settecento, dona alla Chiesa di San Marco la statua d’argento del medesimo santo da me fatta.

Il marchio SV potrebbe essere quindi attribuito all’argentiere messinese Stefano Vinci, come lo identifica anche La Licata nel 1989, attivo fino almeno al 1770 ed omonimo di un altro argentiere operante almeno un secolo prima. Il manto argenteo della statua, donata da Padre Pittella, ricopre per intero la statua lignea lasciando liberi solo il capo, le mani ed i piedi del Santo ed il piccolo leone dalle forme arcaiche accovacciato in basso.

San Marco è raffigurato nell’atto di predicare con la mano destra levata verso il cielo e la mano sinistra recante il suo vangelo. In merito alle volontà di Padre Pittella si precisa che nel suo testamento il sacerdote affidava la custodia della preziosa statua ai suoi familiari, eredi o persone di fiducia con l’impegno di consegnarla in chiesa la vigilia della festa per poi ritirarla dopo l’ottava.

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Questa particolare proceduta si mantenne ancora a fine ottocento come documentano due ricevute del 1879 e del 1880, conservate nell’archivio parrocchiale.

 

Presente in chiesa anche una reliquia di San Marco Evangelista

Nella chiesa di San Marco si conserva anche una reliquia dell’Evangelista custodita in un prezioso reliquario a ostensorio riferibile ad Antonio Martinez. Il manufatto decorato con volute, motivi vegetali, due testine alate e corona sommitale, reca in un cartiglio in basso l’iscrizione del committente: D. JACOBUS CAMBARATO / FECIT / SIMPTIBUS PROPIJSU / AN. D. 1733. Presenti i marchi con data 1733, la sigla dell’argentiere messinese Antonio Martinez AM ed la sigla F.DO.C. forse relativa al console degli argentieri messinesi Francesco Donia o Francesco Doddo.

Il reliquario, mancante del fusto originario, è stato adattato ad un basamento forse più antico di cui non si scorgono i marchi perché indorato totalmente. Il manufatto si compone di un angelo a figura intera con le mani alzate in modo di sostenere il reliquario o ostensorio sommitale originale. L’essere alato poggia su di un basamento quadrangolare con volute e testine angeliche.

In omaggio all’Evangelista anche un ostensorio di foggia settecentesca avente i raggi in argento ed argento dorato e la parte bassa della stessa raggiera decorata con spighe di grano e grappoli d’uva. Presenta il fusto decorato dalla figura intera di San Marco in atto di scrivere il vangelo.

La base presenta tre piccole figure allegoriche, fregi vegetali e tre piccoli medaglioni riferiti alla passione di Cristo. Nella raggiera sono presenti numerosi marchi con lo stemma di Messina, le iniziali GC e la sigla GC98, che si ritrova anche sul bordo della base. Queste sigle datano il manufatto intanto al 1789 e possono identificare tra console vidimatore e argentiere esecutore i seguenti artisti messinesi: Girolamo Calamia, Giovanni Caruso o Giuseppe Conti. Un culto antico e ben radicato come dimostrano queste importanti opere d’arte peloritane.

Marco Grassi

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