MIRKO TROVATELLO, SOGNANDO CANNES CON I BEATLES NEL CUORE

I Beatles sono una vera passione per Mirko Trovatello, giovane regista messinese, che ha realizzato un documentario sui quattro  ragazzi di Liverpool. Una passione iniziata ad appena sei anni quando era in auto con i genitori e alla radio hanno passato “Yellow submarine”.

E’ il suo primo ricordo legato Beatles, l’inizio di una ossessione positiva che lo ha portato a conoscere ogni dettaglio del gruppo più amato dagli anni Sessanta.

Una passione che lo ha portato anche ad aprire un negozio a loro dedicato nel centro di Messina  dove si può trovare qualsiasi cosa sui Beatles, dischi, gadget, pezzi di collezione.

Crescendo Mirko ha unito la passione per i Beatles con il cinema, altro suo grande amore, ed è nato un documentario che di recente è stato premiato al Marefestival di Salina.

L’idea nata da una visita a Cinecittà

Dopo il diploma Mirko, come tanti ragazzi, ha lasciato Messina per continuare gli studi a Roma dove ha frequentato un’accademia del cinema: “ho avuto come insegnanti Pupi Avati, Giancarlo Giannini, Tonino Zangardi, Daniele Costantini è stata una delle esperienze più belle della mia vita” dice.

“L’idea di un film sui Beatles – racconta Mirko – nasce nel 2014 quando a Roma ho visitato per la prima volta gli studi di Cinecittà, ha pensato di fare un film sui Beatles. Per me sono come una famiglia”.

“Ho visionato 600 ore di materiale sui Beatles, documentari, interviste, concerti, clip musicali, ho vissuto per sei mesi a Liverpool, raccogliendo tanto materiale su di loro, andando nei  locali che frequentavano, sono stato anche al museo dei Beatles”.

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“A Liverpool- racconta – ho visionato interviste che ho inserito nel documentario.  Tornando a Roma ho incontrato una signora che nel 1965 ha visto un loro concerto al teatro Adriano, mi ha dato anche una registrazione del concerto che aveva fatto in 36 millimetri che ho inserito come materiale inedito nel mio documentario”.

Da Roma a Liverpool sognando Cannes

“Ho visto tanti documentari  sui Beatles – prosegue  – ma in tutti alla fine sentivo come se mancasse qualcosa, per questo ho cercato di creare un documentario completo che analizza ogni loro aspetto e sia fruibile da chiunque perché permette di conoscere i Beatles al cento per cento”.

“Nel documentario- aggiunge – c’è una intervista a Melo Mafali, un famoso pianista messinese che ha collaborato con i grandi della musica, purtroppo è scomparso. Oggi Melo non c’è più ma vivrà sempre in quelle immagini e tra gli artisti che amava. Con questo lavoro spero di arrivare a Cannes, per ora incrocio le dita, resta un mio sogno”.

A Salina il premio Troisi per gli emergenti

Il documentario è stato presentato per la prima volta a  giornalisti a critici nel 2019 poi il Covid ha bloccato tutto. Recentemente è approdato al Marefestival di Salina.

“E’ stata una bellissima esperienza- dice Mirko –  un’emozione grande, per un regista  ricevere il premio Troisi è qualcosa di meraviglioso, è un premio a cui tengo tanto perché è collegato al “Il Postino” uno dei miei film preferiti, è qualcosa di meraviglioso, mi ricorda di fare sempre meglio”.

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Mirko è già al lavoro per  realizzare altri progetti: “Sto lavorando ad un cortometraggio– dice – in parte sarà ambientato anche a Messina, parla di un ragazzo ed una ragazza che si conoscono sul traghetto, una bellissima storia d’amore. Poi tra settembre –ottobre comincerò a lavorare al mio prossimo film. Spero di poterlo presentare a Salina il prossimo anno”.

“Credere nei sogni”

Mirko Trovatello è un ragazzo che ha sempre creduto nei suoi sogni e nelle sue passioni che ha coltivato con impegno: “Per vivere di cinema  bisogna capire quanto sei disposto a sacrificare, bisogna avere solo quel pensiero, lavorare e credere sempre nel tuo sogno”.

“Ricordo quando vivevo a Roma, frequentavo l’Accademia, per un mese sono andato tutti i giorni a Cinecittà. Non entravo negli studios, mi accontentavo di fermarmi all’accettazione, c’era una finestrella da cui si vedeva l’interno, mi sedevo lì e sognavo”

“Una volta un portiere e mi chiese cosa facessi, gli ho risposto che un giorno sarei arrivato lì dentro, lui  mi ha guardato perplesso poi mi ha concesso di entrare per cinque minuti: “arrivi al bar prendi un caffè e torni subito” mi disse. Sono corso dentro e quei cinque minuti sono stati una giornata intera, da lì è iniziato il mio percorso all’interno dell’industria cinematografica”.

“Ai ragazzi che vogliono intraprendere la carriera del cinema dico di crederci sempre perché se davvero c’è la passione e la voglia di fare questo mestiere, ce la possono fare, il cinema ha bisogno di nuovi talenti”.

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