CATANIA: NEL CUORE DI SANT’AGATA C’È ANCHE MESSINA

In questi giorni si svolgevano tradizionalmente a Catania i festeggiamenti in onore di Sant’Agata. Da due anni, a causa del Covid, di questa importante festa siciliana sono state sospese le manifestazioni esterne. Anche il veneratissimo busto reliquario della martire cristiana è rimasto ben chiuso nella sua cameretta tranne per una breve apparizione alla Messa dell’Aurora del 4 febbraio scorso.

Tutti conoscono il forte legame dei catanesi alla propria patrona ma pochi hanno idea di antichi vincoli di amicizia con la città di Messina. Alcuni di questi importanti rapporti di vicinanza sono molto espliciti ma non attenzionati e valorizzati. Uno di questi lo si ritrova proprio del celebre busto reliquario. Il pregevole manufatto è interamente rivestito di gioielli ex voto che lo rendono di valore inestimabile. Tra questi spicca, vicino alla mano destra, un prezioso smalto seicentesco con pietre preziose raffigurante la Madonna della Lettera patrona principale di Messina. Una presenza non casuale riconducibile probabilmente allo stesso Senato di Messina che volle omaggiare la Martire Catanese.

Dalla spilla nel busto alla pergamena nello scrigno, tanti i legami con Messina.

Le prerogative della città di Messina non finiscono qui. Un particolare privilegio vede la presenza all’interno dello scrigno gotico, che contiene tutte le reliquie della Martire Catanese, di un decreto del 1666 del Senato peloritano. Questo proclama Sant’Agata Compatrona di Messina.

È un particolare onore che ha solo l’antica Zancle in quanto nella cassa reliquiaria, che esce in processione con il mezzo busto di Sant’Agata all’interno del fercolo processionale, si conservano solo reliquie della Martire ad eccezione di due documenti cartacei. Una bolla di papa Urbano II che conferma la nascita di Agata a Catania e perlappunto la pergamena di Messina.

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Nel consueto cosiddetto Giro Esterno del fercolo di Sant’Agata, che si svolge già il 4 febbraio, come vuole la tradizione, la prima sosta ufficiale della Patrona di Catania avviene dinnanzi all’antica icona della Madonna della Lettera, dove ogni anno l’Arcivescovo di Catania offre un cero alla Santa. Questa antica edicola votiva posta dinnanzi a palazzo Biscari è uno dei più importanti riferimenti della Città dello Stretto presenti in pieno centro storico catanese. Vede raffigurata Sant’Agata ai piedi della patrona di Messina.

Ma la Città dello Stretto nel luglio del 1126 fu anche la prima ad accogliere le reliquie della Santa di ritorno da Costantinopoli, portate dal generale bizantino Giorgio Maniace nel 1040. Furono il provenzale Gisliberto e il pugliese Goselmo a riportare le reliquie in Sicilia e toccarono terra sicula nella spiaggia dell’attuale villaggio Sant’Agata. Poi arrivarono nel centro di Messina, vicino al Duomo, presso la casa di un cittadino catanese.

Nel 1125 le reliquie della Martire rimasero a Messina per circa un mese.

Le reliquie rimasero a Messina per circa un mese in attesa di alcuni delegati del vescovo di Catania venuti per effettuare una ricognizione ai resti. Confermata l’autenticità, le reliquie furono portate a Catania, dopo una sosta ad Alì e Taormina. A Catania arriveranno la sera del 17 agosto 1126.

A ricordo della permanenza a Messina, nell’area dove sorgeva la casa che ebbe l’onore di ospitare Sant’Agata fu edificata una chiesa dedicata alla Martire che fino al terremoto del 1908 testimoniava questa particolare memoria. Ancora oggi la Basilica Cattedrale di Messina conserva il mosaico del 1333 dell’altare del SS. Sacramento che vede ai lati della Vergine col Bambino le sante siciliane Agata e Lucia.

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Alì elevò la Santa a patrona dedicandole la monumentale chiesa madre con un particolare coro ligneo che descrive in dei pannelli scolpiti la sua vita. Taormina in passato venerava la martire catanese nel famoso Convento di San Domenico la cui chiesa è dedicata a Sant’Agata con una pregevole statua in marmo oggi custodita in chiesa madre, opera cinquecentesca di Martino Montanini. A Taormina una tradizione locale racconta che addirittura il martirio avvenne nella Perla dello Jonio.

La riviera tirrenica della Provincia di Messina non è esente da questa devozione basti pensare in primis a Monforte San Giorgio. Nel celebre centro collinare San Giorgio si divide il patrocinio proprio con Sant’Agata che è festeggiata ogni anno con la caratteristica Katabba. Si tratta di un particolare concerto di campane e tamburo che per tutta la novena risuona all’alba ed al tramonto dal campanile della chiesa di Sant’Agata.

La devozione alla martire catanese è presente anche a San Pier Niceto ed a Castroreale la cui chiesa a lei dedicata custodisce il prodigioso Cristo portato in processione ogni alto su di una altissima asta. Un legame particolare che unisce Messina ed il suo territorio alla Vergine e Martire Catanese Agata.

Marco Grassi.

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