IL BODY SHAMING È VIOLENZA: ROMPIAMO IL SILENZIO

Domani 25 novembre la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, ma purtroppo il fenomeno continua ad essere largamente diffuso, strutturale che assume molteplici forme più o meno gravi.

Si, purtroppo, e ogni atto di violenza è una ferita per tutti noi. Sicuramente la lotta alla violenza contro le donne non si può esaurire in una giornata celebrativa, ma è un processo lungo che richiede continuità e responsabilità.

Per contrastare la violenza di genere serve una trasformazione profonda, quotidiana, collettiva, che coinvolga le istituzioni, la scuola, l’università, il mondo del lavoro, le famiglie, i media, le associazioni, la politica.

Serve una rete solida, fatta di collaborazione, di alleanze, di dialogo.

Perché la violenza non è un problema privato: ma un problema sociale, culturale, sistemico. E solo unendo le forze, condividendo saperi e responsabilità, possiamo davvero affrontarlo.

 Ci sono molti modi di agire la violenza, uno di questi è il body shaming.

Si, purtroppo è fenomeno alquanto diffuso che colpisce anche persone celebri, ma anche tanti adolescenti.

Si tratta di una forma di discriminazione e di violenza psicologica che consiste nel criticare o deridere il corpo di una persona o come ci si veste, fino ad arrivare a vere e proprie offese.

La sua traduzione dall’inglese spiega perfettamente cosa significa: far vergognare qualcuno per un particolare specifico del proprio corpo. Un meccanismo che manca di rispetto a chi le offese le subisce, ma ignora completamente il diritto di non essere giudicati per il proprio aspetto fisico.

E’ vero che colpisce maggiormente le donne?

Sono pratiche che colpiscono proprio le donne in modo sproporzionato, anche a causa del persistere di stereotipi di genere che dettano – senza rendercene conto – modelli ormai anacronistici come alcuni canoni estetici tutt’ora presenti nella nostra società che non hanno più ragione di esistere.

Tante le persone celebri.

Ne è stata vittima ad esempio Vanessa Incontrada, su cui si sono accaniti gli “odiatori” del web, accusata di essere ingrassata troppo, persino durante la gravidanza e che ha affrontato un lungo percorso per superare il dolore provocato dai commenti sul fisico ricevuti nel corso degli anni sui social e non solo.

In un bellissimo un monologo andato in onda durante una trasmissione televisiva Incontrada ha parlato della sua sofferenza, delle critiche sul suo corpo dicendo “la perfezione non esiste”, so di non dire una grande novità. Se potessi parlare alla Vanessa di 20 anni fa, le direi questo. Volevo diventare ciò che non sono. Ho perso tempo a cercare di essere giusta, dimenticando di essere felice e pensando di essere sbagliata agli occhi degli altri. Se fossi nata negli anni Trenta o Cinquanta, quando il modello femminile era morbido, sarei stata perfetta. Però vivo nel Duemila, e avere le forme è ritenuto sbagliato. Adesso riesco a sorridere, ma non è stato sempre così, perché a volte le critiche feriscono, partono da un cellulare e arrivano dritte allo stomaco”.

O ancora il caso della giornalista Giovanna Botteri, presa in giro per il suo aspetto fisico, la piega dei capelli, lo stile che mostrava, per il semplice fatto che non vuole seguire i dettami estetici imposti alle donne – e solo alle donne – semplicemente perché ha deciso di invecchiare, avere le rughe, avere i capelli bianchi e indossare scarpe ed abiti comodi come fanno tutti gli uomini, senza essere svalutati, anzi, molti di loro acquistano fascino.

Ho 40 maglie tutte uguali, blu o nere, con lo scollo a V. Lavoro come una dannata tutto il giorno, corro, non ho tempo di pensare all’abito. Tranquilli perché le cambio ogni giorno e le lavo. I capelli? Si capisce che non sono freschi di messa in piega, ma mi pare di essere una donna normale. Faccio giornalismo, non spettacolo. Sono io che devo raccontare, non diventare l’oggetto del racconto”.

Invece di raccontare la sua carriera da giornalista, di quanto è stata preziosa come inviata speciale, quando ci siamo ritrovati in piena pandemia, trovandosi ad affrontare una delle emergenze sanitarie più dure dell’ultimo secolo, permettendo a tutti noi di informarci su quanto stesse avvenendo, l’attenzione è ricaduta sulla sua piega di capelli e il suo maglione; un maglioncino scuro, con scollo a v, che la giornalista sfoggiava spesso durante le sue dirette, oltre a lasciare che i capelli cadessero naturalmente sul suo viso e le sue spalle,  senza acconciature particolari, rigorosamente grigi.

Ma chi ha deciso come dovrebbe essere l’immagine delle giornaliste, soprattutto quelle televisive, quali sarebbero i rigidi punti di riferimento?

È possibile sentirsi rappresentati se nelle sfilate o negli spot pubblicitari ci sono solo un certo tipo di modelle e modelli?

La risposta è ovviamente no!

È la società che ci ha bombardato con un certo tipo di stereotipi precisi, quindi se “sei grassa, sei brutta”, “sei hai l’acne, ti devi coprire”.

E allora se nel caso della Botteri c’è stata una forte reazione. La giornalista, infatti, ha colto l’occasione per fare una riflessione costruttiva sull’assurdità dei canoni estetici imposti alle giornaliste televisive, soprattutto in Italia, con il risultato che altre vittime potrebbero sentirsi giudicate, sbagliate, imperfette, magari perdendo sicurezza e fiducia in se stesse.

Non c’è dubbio che il body shaming può avere gravi conseguenze sulla salute mentale e fisica delle persone, come ad esempio: bassa autostima e insicurezza, ansia e depressione, disturbi alimentari, isolamento sociale.

E’ importante, invece, ricordare che ogni persona ha un corpo unico e che la diversità è ricchezza. Tocca a ciascuno di noi fare in modo che le persone si sentano accettate e rispettate indipendentemente dal loro aspetto fisico.

Allora cosa possiamo davvero fare?

Possiamo fare un respiro profondo e ricordarci che la forza per reagire è lì, dentro di noi.

È fondamentale chiedere aiuto e imparare a gestire al meglio la propria autostima, cercando di allentare sempre di più il senso di inadeguatezza. Fa terribilmente male leggere commenti sgradevoli su di sé, soprattutto se questi provengono da profili anonimi sui social.

Sappiamo anche che più si è giovani e più si è sensibili a metabolizzare tutte le fasi di cambiamento del proprio corpo, ma riprendendo le parole di Vanessa Incontrada ricordiamoci che “la perfezione non esiste”.

Ricordiamoci che anche se ad oggi, il body shaming, non è specificamente regolato da una legge ad hoc, in alcune situazioni potrebbe integrare il reato di diffamazione e stalking, quindi è bene sapere che si può denunciare l’accaduto ad autorità competenti quali Polizia Postale o Carabinieri, oppure richiedere tutela legale, in casi particolarmente discriminatori e offensivi, nonché segnalare e bloccare i profili social e le pagine che diffondono commenti offensivi e inappropriati.

Per informazioni, rivolgersi all’Ufficio della Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Messina, Via Dogali 1/D, presso il Centro per l’impiego.