SULLE TRACCE DELL’IGNOTO CAVALIERE DI PALAZZO PIACENTINI

 

In occasione delle recenti Giornate FAI di Primavera molti messinesi hanno visitato il monumentale Palazzo di Giustizia, progettato dal grande Marcello Piacentini.

Tra le solenni sale, gli scaloni d’onore e gli intricati corridoi, tante le opere d’arte da apprezzare alcune concesse anche in deposito, già da parecchi anni, dal locale Museo Regionale “Accascina”. Tra i manufatti che hanno suscitato particolare attenzione anche un antico mezzobusto in marmo bianco di uno sconosciuto nobiluomo messinese con tanto di baffi, gorgiera e armatura.

Non manca al petto anche una particolare insegna cavalleresca attribuita erroneamente, dallo sconosciuto compilatore di targhetta didascalia, all’Ordine di Malta. Intanto partendo da questa singolare decorazione chi scrive ha potuto totalmente escludere l’attribuzione all’Ordine Melitense riconoscendo invece in essa la croce gigliata dell’Ordine di Calatrava o Alcántara.

Entrambe sono antichi e rari ordini cavallereschi spagnoli le cui insegne differiscono solamente dal colore, non riconoscibile nella scultura marmorea. Osservando bene il mezzobusto sul retro è identificabile la caratteristica scritta in pennarello rosso che la grande Maria Accascina fece apporre in tutte quelle opere depositate della spianata del Museo di cui si era certa la provenienza.

Nell’ignoto cavaliere è ben evidente la dicitura Ospedale che si riferisce alle opere recuperate dal manierista palazzo del Grand’Ospedale Santa Maria della Pietà di Messina che sorgeva proprio nell’area ove, dopo il terremoto del 1908, fu edificato Palazzo Piacentini. Altro indizio si aggiungeva alla ricostruzione dell’identità del nobile baffuto messinese.

Andando a spulciare alcune guide della Messina ante 1908 proprio in Messina ed i suoi monumenti di Giuseppe La Farina del 1840 compare a pagina 45 la descrizione della chiesa annessa al Grand’Ospedale. La Farina ricorda tra gli elementi di pregio un antico quadro della Vergine col Bambino, il dipinto della Pietà di Antonio Barbalonga Alberti ed il monumento funerario al prode Tommaso Bonfiglio. Sarà lui il nostro personaggio? Intanto Giuseppe Galluppi nel suo Nobilitario di Messina ci informa che proprio questo Tommaso fu barone di Calleri, più volte Senatore di Messina, e addirittura Principe dell’Ordine Militare dei Cavalieri della Stella nel 1611 e nel 1624, ma nulla sul titolo di Calatrava o Alcantara.

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L’elegante mezzobusto seicentesco decora uno dei corridoi di Palazzo Piacentini

 

La conferma della sua identità ci arriva dall’autore palermitano Francesco Maria Emanuele e Gaetani marchese di Villabianca che a pagina 558 del suo volume Della Sicilia Nobile, risalente al 1754, riporta per intero il testo della lapide sepolcrale che completava il suo avello marmoreo.

Proprio all’inizio di questo epitaffio, tra i primi titoli, compare la definizione di EQUITI CALATRAVAE che ci conferma pienamente che il bianco mezzobusto di armigero di Palazzo Piacentini sia il messinese Don Tommaso Bonfiglio barone di Calleri e  Cavaliere di Calatrava. Il suo titolo cavalleresco è ripotato anche nella sua qualità di Governatore dell’Arciconfraternita della Madonna del Rosario sotto il titolo della Pace e dei Bianchi nel 1615 e nel 1620. Nella Guida di Sicilia del 1842 di Jeannette Power ci precisa che Tommaso era rinomato sia per la sua dottrina nel governo civile che per il suo valore per l’arte della guerra.

Nel 1620 ricevette la prestigiosa nomina di Confrate del Grand’Ospedale di Santa Maria della Pietà di Messina e quindi ebbe titolo ad essere sepolto nella chiesa della stessa nobile istituzione. Per completezza riportiamo per intero l’interessante testo della lapide che sintetizza la vita di questo grande messinese dimenticato che emerge dall’obblio della storia:

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ACTOR EGO, FIT SCENA DIES, ORBISQUE THEATRUM

POSTREMUM AUDISTIS, PLAUDITE, ABIRE LICET.

  1. O. M.

CUNCTIS EXCEPTO, NULLI MORTUO D. THOMAE BONFILIO BARONI CALLARIS,

EQUITI CALATRAVAE, QUI RECIPROCO PACIS, BELLIQUE PARTU MAMERTINAM REMP. QUATER SENATOR ANIMAVIT, CUJUS SANE MAJORES AD HISPANAM EXPEDITIONEM ABLEGATI DUCUM TITULIS CORONANTUR, MORTALITATIS IMPATIENS UXORIS FIDES, QUOD VIVO PIETATIS, LACHRYMARUM EXTINCTO TRIBUTUM SOLVIT.

  1. D. D.

ANNO DOMINI 1635

 

Ecco la traduzione effettuata dal prof. Michele Di Salvo:

 

IO SONO L’ATTORE, I GIORNI IL PALCOSCENICO, IL MONDO IL TEATRO

ALLA FINE AVETE ASCOLTATO, APPLAUDITE, SI PUO’ ANDARE VIA.

A DIO OTTIMO MASSIMO

A TOMMASO BONFIGLIO BARONE DI CALLERI, CAVALIERE DI CALATRAVA

ANDATO VIA PER TUTTI, PER NESSUNO MORTO, CHE OR IN PACE OR IN GUERRA, QUATTRO VOLTE SENATORE RAVVIVO’ LA REPUBBLICA MAMERTINA

I DI LUI ANTENATI, INVIATI PER UNA SPEDIZIONE IN SPAGNA,

SI FREGIANO DEL TITOLO DI COMANDANTI.

LA FEDELE MOGLIE, IN PENA PER LA SUA MORTE, DA VIVO GLI RENDEVA IL TRIBUTO DELLA DEVOZIONE, DEFUNTO, QUELLO DELLE LACRIME.

HA FATTO UN DONO A DIO

ANNO DEL SIGNORE 1635

Auspichiamo che il cartello didascalico errato del mezzobusto venga sostituito con uno che riporti il nome, cognome, titolo nobiliare e magari anche l’antico ed interessante epitaffio in suo onore. Altra pagina di storia messinese… rispolverata.

 

Marco Grassi

 

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