LA GALLERIA DEL PRINCIPE VINCENZO DI GIOVANNI E DI NAPOLI

Segno indiscusso del potere economico, ma anche della grande cultura del Principe e Duca di Saponara Vincenzo Di Giovanni, è senza ombra di dubbio la grande galleria di dipinti che decorava a Messina il grande palazzo posto sull’antica Correria.

Una collezione che non doveva essere da meno a quella molto nota del Principe Antonio Ruffo della Scaletta ma che, a differenza di quest’ultima, non è stata ben studiata e analizzata nonostante la sua fama travalicasse lo Stretto. Già nel 1736 Lione Pascoli ricordava come a Messina il Duca di Saponara di Messina possedeva parecchi dipinti del Mattia Preti.

Pochi i nobili che avrebbero potuto sfidare per ricchezza e lusso la casa Di Giovanni. Riusciamo a risalire a ben 323 dipinti e ad una enorme congerie di altre raccolte grazie ad un inventario del 10 febbraio 1731 dei beni posseduti da Vincenzo Di Giovanni e dal testamento ed inventario di suo padre Domenico del 29 novembre 1703, dove di quadri se ne contavano ancora solo 130. Non facile compito ebbero i curatori, in particolare dell’inventario del 1731, quando si dovette catalogare un vastissimo patrimonio fra cui, oltre alla galleria dei dipinti, mobili pregiati ed intarsiati con madreperla, tartaruga e diaspri. Innumerevoli argenterie rese più preziose da raffinate decorazioni a cesello. Straordinari monili e gioielli impreziositi da pietre rare e di valore, per non parlare di ben due prestigiosi Toson d’Oro. Ma a risaltare era anche la spendida robba di porcellana venuta da Vienna e l’altrettanto preziosa biblioteca dove erano conservati testi in latino, italiano e francese, di politica, storia, geografia e letteratura. Tutto un patrimonio che documenta la sua vasta cultura ma anche il fatto di aver avuto modo di viaggiare molto, in modo particolare l’Europa Centrale con le Fiandre, la Germania e l’Austria.

Nella raccolta erano presenti anche argenterie, porcellane e statue

Uno dei pochi studiosi che hanno analizzato la collezione Di Giovanni, attraverso gli inventari e i testamenti conservati all’Archivio di Stato di Messina, è il prof. Sebastiano Di Bella, nell’ambito del contributo Il collezionismo a Messina nei secoli XVII e XVIII pubblicato nel 1997 in Archivio Storico Messinese della Società Messinese di Storia Patria. Ma già nel giugno del 1905 Gaetano La Corte Cailler aveva avuto modo di consultare un inventario del 1735 riferito alla stessa collezione che era in possesso di Domenico Alliata Di Giovanni, Assessore Comunale del tempo. Lo storico messinese nel suo diario appunta che nell’inventario figuravano moltissimi dipinti tra i quali uno di Luca d’Olanda ed uno di Van Dyck, La Corte Cailler capì subito l’importanza del documento tanto da affermare …Me lo darà per pubblicarlo… ma questa pubblicazione non vide mai la luce. L’inventario del 1731 risulterebbe molto attendibile perché, almeno per quanto riguarda i dipinti, compilato da Francesco Susinno, Antonio Filocamo e Pietro Cirino del fu Antonio, noti pittori messinesi del tempo ed in modo particolare il Susinno, celebre autore del manoscritto Le Vite de’ pittori Messinesi, poi pubblicato solo nel 1960. Nella raccolta dei dipinti, dislocati nelle varie sale del palazzo, si ritrovano dipinti di artisti locali ma anche operanti altrove e di grande qualità. Una varietà di opere pittoriche di tutti i generi, dal sacro al profano, e di pennelli di altissimo livello. Tra i quadri più antichi risultava una tavola del pittore veneto Giovanni Buonconsiglio raffigurante una Natività valutata 26 onze, che oggi chi scrive lo identifica, viste anche le misure quasi coincidenti, con la Sacra Famiglia con San Giovannino del pittore veneto esposta nelle sale del Museo Interdisplinare Regionale di Messina. Con il numero d’inventario 1243, risulta già nelle collezioni del Museo Civico da dove perveniva molto probabilmente dal monastero di Santa Teresa, ove si conservavano i dipinti ereditati da Suor Laura Di Giovanni, figlia di Vincenzo Di Giovanni. Altresì nel vecchio inventario del Museo risulta che la tavola era dotata di cornice dorata e decorata da palmette così come descritta dal Susinno nell’inventario Di Giovanni. Del grande Tiziano Vecellio si trovava un’ovale con il mito di Ganimede mentre della sua bottega o scuola: una Natività, un San Gerolamo ed una Resurrezione di Lazzaro. Attribuito alla bottega del lombardo Polidoro Caldara da Caravaggio due tavole aventi come soggetto: Gesù al Sepolcro e Tobia e l’Angelo. E poi una copia tratta da una Orazione dell’Orto dello stesso Polidoro, già appartenuta a frà Andrea Di Giovanni. Del veneto Giacomo Bassano si conservava una Natività valutata ben 23,06 onze ed inoltre riferita alla sua bottega un Paesaggio con due figure a cavallo. Presente nella collezione anche un San Gerolamo del noto pittore El Greco e dello stesso soggetto anche una tela del fiammingo Luca d’Olanda. Della medesima bottega del pittore di Leida un altro San Gerolamo e una Madonna delle Grazie. Del messinese Antonio Catalano il Vecchio si poteva ammirare a Palazzo Di Giovanni un San Francesco e, riferito alla sua bottega, un Gesù alla colonna.

Presenti dipinti di pittori locali ma anche di celebri pittori di fama internazionale

Della scuola di Guido Reni un San Francesco. Ad Antonello Riccio furono attribuiti ben tre dipinti su tavola: un Cenacolo, una Adorazione dei Magi e una Venere e Marte con amorini. Inoltre proveniente dalla sua bottega una Natività. Del celebre amico del Caravaggio, il siracusano Mario Minniti, si ammirava una grande tela raffigurante l’episodio mitologico della Caduta di Fetonte valutato 29 onze. Due grandi tele di carattere sacro ma, visto i soggetti, anche un pò di carattere profano, di Susanna e i Vecchioni e Loth e le Figlie di onze 16,12 e 14,08, eseguite da Massimo Stanzione. L’artista più presente con sue opere, nelle raccolte del Principe Di Giovanni, è indubbiamente Mattia Preti. Il Cavalier Calabrese aveva sicuramente rapporti con la famiglia Di Giovanni perché legato indissolubilmente all’Ordine Gerosolimitano e all’isola di Malta. Proprio una delle tele con più alta valutazione, ben 297 onze, è opera del Preti e raffigurava la Decollazione del Battista. Tra i vari dipinti sono presenti anche due pregevoli tele del pittore e scienziato messinese, poc’anzi citato, Agostino Scilla. Si tratta di due allegorie della Matematica e della Scultura. Inoltre oltre a dipinti erano presenti numerose sculture in modo particolare crocefissi e santi di qualunque valore e materia. Ma le sculture di maggior pregio erano quattro statue di mezzo busto di marmo commisso ad onze 6 l’una e l’altri bianchi ad onze 4 l’una. Inoltre altre figure diverse di santi e paesi di Germania realizzate in porcellana portate direttamente da Vienna. Un manufatto molto particolare doveva altresì essere la battaglia d’avolio in sano con suoi soldati a cavallo ed Iddio Padre di sopra con suo ramo dorato guarnito di corallo straforato del valore di ben 60 onze. Non mancava alla collezione anche una ricca raccolta di orologi da tavola descritti ed inventariati dal francese Carlo Antonio Bullott. Presenti anche 30 stampe di fumo di Germania…incollati sopra tela valutati 4 onze. Erede universale della collezione fu la primogenita Vittoria cui andarono quadri per un valore di 1805 onze e 2 tarì, mentre alle altre tre figlie Elisabetta, Laura e Geronima andarono dipinti per un valore di 343 onze e 7 tarì ciascuno. Una ricca galleria di dipinti divisa, come tutti gli altri beni di Vincenzo Di Giovanni, tra le quattro figlie come dettagliatamente riportato nella Divisione del 15 ottobre 1731 dell’Archivio di Stato di Messina.

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Marco Grassi

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