MORACI: COME NASCE UN’IDEA DI SUCCESSO, MA NON TOGLIETEMI LA BICI

Messina è una fucina di talenti in ogni campo. Nella pubblicità il nome più noto è quello di Gianfranco Moraci, ideatore di campagne pubblicitarie di grande successo che si divide tra Roma, Milano e Castanea delle Furie (dove coltiva il suo orto, l’amore per la musica e si ricarica con pedalate nel verde dei colli messinesi).

Ha ideato campagne per la presidenza del Consiglio dei Ministri, per la Presidenza della Repubblica, per il Ministero della Salute e anche la campagna per l’introduzione dell’euro con Nino Manfredi come testimonial, ma su tutte, la più importante, è stata la campagna Toyota che tra il 1997 e il 2002 ha segnato il transito del brand dal mercato di nicchia dei fuoristrada al mass market. Gianfranco Moraci, messinese, è riuscito ad entrare nella mente di tutti con slogan e frasi diventate popolari. Chi non ricorda il claim “You can, Canon”.

Insomma, Gianfranco è un super consulente che opera in simbiosi con i più grandi brand nazionali, oggi sono numerosissime le consulenze e le campagne pubblicitarie di cui è stato copywriter o creative director.

58 anni sposato, un figlio che studia economica aziendale e che si è avvicinato a questo mondo, la moglie Mariacarla lavora con lui e si occupa della supervisione del lavoro. “La migliore redattrice di testi che conosca” dice Moraci. A Me- Style il creativo messinese racconta la sua lunga avventura nel mondo della pubblicità.


Come nasce moraci.it?

Sono da 35 anni nel mondo delle multinazionali della pubblicità. Negli anni ’80 mi piaceva il connubio fra arti visive e linguaggio applicato alla pubblicità, era un’arte ma anche un mestiere vero che trovava riscontro nel mercato e nel mondo reale. Le aziende vendono prodotti e servizi e tu con la tua creatività riesci a contribuire a un successo da cui dipendono aziende, lavoratori e l’indotto. E ’un’arte applicata al briefing che ti da il cliente quando ti chiede di fare una campagna pubblicitaria.

A quali dei suoi lavori è più legato?

A quello svolto in Toyota, che ha visto il passaggio dal mercato di nicchia al mass market. Fino al 1996 Toyota in Italia vendeva esclusivamente fuoristrada, io ho avuto la fortuna di seguire il brand sin dal primo lancio di Toyota Corolla (prima auto su cui hanno investito tanto per darsi al grande pubblico) e poi al lancio di Toyota Yaris, Aygo, RAV4 ecc ecc. Toyota per me è un caso di successo.

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Quanto c’è di creatività e di comunicazione dietro il lancio di un prodotto?

“Tantissimo, per lanciare il prodotto serve un’idea dirompente. Devi trovare il giusto linguaggio per comunicare il brand ed il prodotto al mercato…al suo target…e spesso devi inventare tu un nuovo gruppo di consumatori e indurre un bisogno latente. Mi sono sempre appassionato a queste dinamiche.”

Come ha cominciato?

Negli anni 80 scrivevo le fanzine e curavo testi e grafiche. Ho scelto poi il mondo della pubblicità, quello di Armando Testa…Emanuele Pirella…Jaques Seguela e di altri, ero affascinato dalla creatività che si affermava nel mondo. Il Made in Italy c’era già e si stava rafforzando. Il mondo della pubblicità era rutilante, era ricco di idee e di voglia di sperimentare. Era il “dorato mondo”!

Come lavora oggi ?

Io lavoro da freelance o advisor con una mia struttura con la quale collaborano grandissimi professionisti del graphic design, dell’advertising e del digitale. Quando incontro un cliente nasce un rapporto di simbiosi, una relazione stretta. Un vero affiancamento che non è limitato alla creazione della comunicazione pubblicitaria, ma un rapporto di vera consulenza comunicazionale.

E dove lavora?

A Milano…a Roma…a Castanea…alle Eolie…ovunque, sono un nomade digitale. Siamo tutti e sempre interconnessi. Naturalmente bisogna anche incontrare il cliente, viaggiare per lui o con lui, partecipare ad eventi e manifestazioni. Un brand, un prodotto, un servizio… più lo conosci e meglio lo comunichi.

La comunicazione è oggi una professione sempre più diffusa.

Sì, ma il digitale ne ha appiattito la qualità, ci sono poche idee e confuse. Poca innovazione visiva e verbale e questo non crea posizionamento. I brand storici, paradossalmente anche i grandissimi brand del digitale (Amazon, Netflix, Apple ecc ecc) sono quelli che alla comunicazione danno il valore aggiunto della creatività, oggi manca la voglia di distinguersi, secondo me il digitale non dà riscontri alla pari dei media tradizionali in termini di Brand Awarness. Gran parte degli investimenti di e-bay, Glovo e altre piattaforme e brand digital continuano ad investire sui grandi media tradizionali e questi brand sono alcuni fra quelli che osano di più e che investono di più nelle idee. I media tradizionali creano più posizionamento. Solo nei social vale la regola dell’1 vale 1, perché è un investimento che tutti possono permettersi, insomma, non creano autorevolezza.”

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Però nelle difficoltà la prima spesa che si taglia è la pubblicità

E’ un errore comune, nel momento difficile devi stare a contatto con i tuoi consumatori, risparmiare su quella spesa è come interrompere il dialogo con il tuo cliente. Un grande pubblicitario sosteneva che è come trovarsi in panne su una barca e gettare in mare la radio.

Quali sono oggi le qualità che deve avere un bravo pubblicitario?

Deve avere cultura alta e anche popolare, deve essere curioso, avere molti interessi. Tutti gli stimoli sono applicabili alla comunicazione, dalla musica alle persone che parlano tra loro per strada. La curiosità diventa idea.

Chi è oggi Gianfranco Moraci?

Ho comprato una casetta a Castanea circondata da un grande spazio verde, spesso lavoro da qui. E ’necessario per ricaricarmi. Ascolto musica in vinile, cose vecchie e nuove, jazz, rock e black music, ma mi sono formato negli anni ‘80, quelli del punk e della new wave. Dalle 6 alle 8 del mattino vado in bicicletta. Diventa idea anche la chiacchierata con il compagno di pedale.

Che visione hanno della Sicilia le persone che non vivono qui con le quali si rapporti per il suo lavoro?

La vedono un come posto idilliaco, nel loro immaginario ci vedono con un cannolo in mano nella piazzetta del commissario Montalbano e secondo loro lavoriamo quasi per hobby. Qui invece è un altro mondo e noi siciliani sappiamo bene quanta fatica ci sia in ogni cosa che facciamo. Dobbiamo sempre dimostrare quanto valiamo perché viviamo ai margini della provincia… tuttavia molti sanno riconoscere i nostri meriti, riconoscono che siamo attivi, che abbiamo capacità e che mettiamo tanta energia in ciò che facciamo perché quando le cose nascono in Sicilia per affermarsi richiedono il doppio della fatica.

 

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