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GLI “ARTISTI DELLO STRETTO” IN MOSTRA AL TEATRO VITTORIO EMANUELE

Domani alle 18.00 nel nuovo spazio espositivo del Teatro Vittorio Emanuele di Messina, nell’ambito del progetto “L’Opera al Centro” curato da Giuseppe La Motta, verrà inaugurata la mostra “ARTISTI dello STRETTO”, collettiva degli artisti calabresi Nuccio Bolignano, Gennaro Carresi, Enrico Meo, Demetrio Scopelliti e dei messinesi Nino Bruneo, Nino Cannistraci, Dora Casuscelli e Katia Lupò, con i testi di Anna Maimone.

All’inaugurazione sarà presente il presidente Orazio Miloro, il sovrintendente Gianfranco Scoglio ed il fagottista di fama internazionale Antonino Cicero che accoglierà i visitatori nelle sale espositive con una performance musicale.

In una poesia degli anni ’70, nella raccolta “L’aria secca di fuoco” Bartolo Cattafi si chiedeva quant’è largo lo Stretto e con ironia si interrogava su come misurarlo. Dipende dai momenti e dalle stagioni dell’anno e della storia.

In estate, quando ci si immerge nelle sue acque gelide e ci sono giovani che si cimentano nella traversata a nuoto, le due sponde sembrano vicine. Per non dire di quando nelle mattine caldo umide d’estate per un effetto di rifrazione molto simile al miraggio si può vedere la costa di fronte ravvicinata, spesso riconoscibile nei minimi dettagli: l’incanto di Morgana.

Molto meno vicine le due coste ci appaiono quando il mare si alza agitato dal vento di scirocco o ancora se i mezzi che abitualmente ci trasportano da una parte all’altra vengono meno alla loro funzione di pancia portatrice confortevole e rassicurante.

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La pendolarità tra le città dello Stretto è assai diffusa e in genere i viaggiatori amano i minuti del traghettamento: l’odore del mare, gli spruzzi d’acqua salata, il raro, ma possibile avvistamento di delfini e (perché no?) di un capodoglio; emozione da non raccontare a nessuno, a meno di poterlo testimoniare con una foto.

Omero e Virgilio, nel loro racconto, attingevano a precise conoscenze sulla navigazione che, tramandate oralmente, costituivano una guida per i naviganti, al pari dei moderni portolani.
A creare o annullare le distanze intervengono anche le ragioni della storia. Le due città dello Stretto, hanno alle spalle storia e realtà molto diverse, anche se spesso si sono trovate a vivere vicende e interessi comuni.

Basti pensare alla tragica esperienza del terremoto e alla complessità delle problematiche della ricostruzione, ma anche alla straordinaria fusione dovuta al giornaliero passaggio di lavoratori, studenti, professori, artisti, per frequentare l’Accademia di Belle Arti a Reggio e l’Università a Messina, e in tempi più recenti, le nuove facoltà reggine.
La distanza non dipende allora da quanto è largo lo Stretto, ma da quanto sappiamo mantenere vivi i nostri orizzonti culturali. Per una generazione che ha educato i propri figli all’Europa e al mondo si tratta di costruire un ponte ideale, che se non è sufficiente a colmare un vuoto valga almeno a farne percepire il senso.

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Se degli artisti più che maturi si riuniscono in un progetto che pone al centro lo Stretto e la vita e la memoria delle due sponde è per confermare che la cultura e lo spirito critico non possono che condannare il particolarismo in tutte le sue forme.
L’arte è da sempre, scrive Argan, un lavoro manuale trasposto in comunicazione concettuale. Compito degli artisti è, indipendentemente dagli strumenti, dare vita a delle esperienze capaci di cogliere la complessità e le istanze del nostro momento. Cambieranno le tecniche, gli strumenti, il modo di esprimersi e dominare gli strumenti. La sfida rimane quella di sempre: dare corpo e visibilità alla propria capacità a perseguire il Bello.
La mostra potrà essere visitata tutti i giorni, escluso il lunedì, fino al 26 gennaio  nelle fasce orarie 10/12:30 – 16/18:40.

L’inaugurazione e lo svolgimento della mostra avverrà nel pieno rispetto delle normative Covid 19 con ingresso consentito solo ai soggetti muniti di Green Pass rafforzato e mascherina FFP2.

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