IL PRESEPE NAPOLETANO DEL DUOMO DI MESSINA

Ormai già da qualche anno la Basilica Cattedrale di Messina offre al visitatore la possibilità di ammirare un bellissimo presepe napoletano. La grande struttura è posta nel transetto in prossimità della cappella di San Placido e nelle vicinanze della tomba dell’arcivescovo Guidotto de Tabiatis.

Proprio il sepolcro dell’illustre prelato, opera del 1333 del senese Goro de Gregorio, presenta le più antiche raffigurazioni della Natività e dell’Adorazione dei Magi del Duomo di Messina. Il grande presepe napoletano è frutto di un dono di un benemerito privato all’Arcidiocesi di Messina e la bravura di Mons. Giuseppe La Speme e dei suoi collaboratori che lo hanno reso visibile in questa attuale disposizione.

Bisogna capire che questa tipologia di rappresentazione della nascita del Signore è frutto addirittura della passione di un re di Napoli e Sicilia: Carlo di Borbone. La sua nascita rimonta ad una moda quindi del Settecento quando il sovrano napoletano cominciò a far realizzare delle statue da presepe finemente abbigliate alla moda del tempo. Il re si dedicava personalmente alla realizzazione di questi presepi. Diventò così una moda di corte e diffondendosi in tutto il vasto regno meridionale.

Tutto nasce da una passione di Carlo di Borbone re di Napoli e di Sicilia.

L’illuminato sovrano borbonico volle che questa sua passione si diffondesse anche, su consiglio del domenicano Fra Rocco, come nuovo strumento di evangelizzazione e devozione. Si racconta che Carlo, con l’aiuto anche della moglie Maria Amalia, provvedeva alla scelta delle vesti dei pastori e alla loro cucitura nel corso di quasi l’intero anno. Desiderava, però, che nessun estraneo prendesse parte alla dilettevole opera, dovendo essa restare una sorpresa per tutti.

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Quando il sovrano poi dovette partire a Madrid, per prendere possesso del regno di Spagna, continuò questa tradizione anche nella corte ispanica con un presepe i cui pastori erano stati modellati a Napoli. Questa tradizione familiare della corte di Napoli fu continuata in particolare anche da Ferdinando I e Ferdinando II, diffondendola nelle varie regge. Ancora oggi si ritrovano questi presepi di corte nella reggia di Caserta, San Leucio, Carditello, Portici ed anche a Palermo. Questa moda si diffuse nelle più nobili famiglie napoletane ma anche nei ceti meno abbienti. Ognuno realizzava il proprio presepe al meglio delle proprie condizioni economiche e sociali.

La particolarità di questa tipologia di arte presepiale si caratterizza da una miriade di figure che rappresentano vivi brani di vita quotidiana come se la nuova Betlemme si fosse tramutata nei vivaci e popolari quartieri di Napoli.

In questi presepi non manca nulla, vi sono tutti i colori di Napoli

In questi presepi prende vita la città partenopea con i suoi abitanti, artigiani di ogni genere intenti al lavoro, ma anche venditori con i loro banche di frutta e verdura, formaggi, pesce, pollame, vitelli, prosciutti, cipolle, castagne, senza far tralasciare nulla.

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Non può mancare la taverna con l’oste con i clienti seduti ai tavoli. Per non parlare di balletti improvvisati in piazza o il mendicante che chiede la carità. Ma tutta questa vita quotidiana è segnata dalla nascita del Salvatore. Molti di questi personaggi sono in cammino verso il luogo della nascita portando doni di ogni genere. Altra caratteristica è anche la “grotta” che nel presepe napoletano utilizza solitamente delle rovine classiche. Si tratta del simbolo del crollo del paganesimo per l’avvento della Cristianità.

Non possono mancare i Magi che sono i personaggi più riccamente abbigliati. I seguito è composto da: dignitari, cammellieri, palafrenieri, guidatori di elefanti, schiavi portatori di bagagli, suonatori di vari strumenti. Tutti questi personaggi sono realizzati con testa, mani e piedi in terracotta dipinta innestati su una struttura in metallo e paglia. Vengono, infine, adornati da preziosi e realistici vestiti.

L’arte del presepe napoletano continua ancora oggi grazie a tanti artigiani che a Napoli concentrano i loro laboratori nella celebre via di San Gregorio Armeno. Un’arte che però ha varcato i confini di Napoli diffondendosi in tutta Italia e nel Mondo nel segno di questa antica passione dei sovrani borbonici.

Marco Grassi. 

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