VI RACCONTO COME SFIDO IL CANCRO CON L’IRONIA

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Non datemi appellativi come “guerriera”, non parlatemi della “tua battaglia” o cose simili… Sono sempre stata una Riccia carina, vegana e pacifista e l’idea negativa della guerra proprio non mi appartiene.

Quando parlo di quello che sto affrontando in questo momento, mi piace prendere spunto dall’ambito semantico dello sport. Sto affrontando una GARA, una SFIDA, un percorso ad OSTACOLI, e il mio sfidante è tosto e agguerrito, il mio sfidante è un CAMURRIOMA.

Cos’è un Camurrioma vi starete chiedendo? La parola “Camurrioma” nasce dalla necessità di rendere meno terrificante l’ignoto, il dolore e la malattia. Il CAMURRIOMA è un piccolo essere che vive dentro di me, è una malattia “scocciante”. È il nome “simpatico” che ho dato al mio CANCRO al seno per renderlo meno terribile è più accettabile. Sì.. perchè quando il 31 ottobre 2020 le mie orecchie hanno ascoltato per la prima volta il termine “CANCRO” il mondo mi è caduto addosso!

Mi ricordo tutto con estrema lucidità e terrore! Sei lì che fai una visita di routine e il senologo ti da il REFERTO, e non sa come dirtelo, che parole usare, tergiversa, e poi lo dice “CARCINOMA” …. e tu SBEEEEEEM… svieni ma non svieni… ti senti un coltello nel cuore ma non stai sanguinando, ti hanno dato una mazzata in testa ma sei ancora cosciente. Terrore e paura… si e ho pianto un sacco. DAVVERO! Perchè ti senti catapultata in un mondo che non ti appartiene… pieno di termini strani, macchine, visite, protocolli che non conosci e ti fanno paura, e hai paura di non farcela! Mentre la sera prima bevevi negroni, la mattina dopo ti ritrovi con un cancro al seno, e non sai che fare, cosa dire, cosa pensare… tutto nebuloso e triste.

Il termine cancro fa veramente ancora tantissima paura; ma quello che fa più paura, e l’ho capito sulla mia pelle, è l’ignoto. Non sappiamo nulla in ambito oncologico, o meglio non siamo preparati, forse non vogliamo sapere nulla. Io questa paura l’ho scoperta a 37 anni mentre ero impegnata a lavorare, a fare progetti, ad avere sogni e godermi la vita.

 

Il primo periodo è stato veramente difficile, non lo nego, non riuscivo nè a dormire nè a mangiare. Esami, test, visite, notti a leggere su Google e informarmi, dubbi, ansie incertezze, etc etc. Ma dopo le classiche e consuete domande “Perché a me? Che cosa ho fatto di male?” con il sostegno del mio compagno Davide e grazie alle parole illuminanti di Roberto (il mio carissimo amico medico che mi supporta e sopporta) che il pomeriggio della diagnosi mi suggerì “Ricci…Prima lo accetti meglio é!” Mi è venuta l’illuminazione!

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Nella mia mente creativa si è configurata una vignettina tutta colorata. La protagonista ero io e prendevo a colpi di “accetta” un esserino verde e viscido. Sì,sì, lo stavo accettando per bene il mio camurrioma. Ho acceso subito il pc e ho cominciato a realizzare quello che avevo in testa. Ho cominciato a ridere davvero tanto. Avevo da poco scoperto da poco un cancro e ridevo come una scema! Ma che follia è! Ma la mia illustrazione faceva troppo ridere. “Ma che carinaaa.. anche il mio camurrioma sembrava quasi carino.”

Sembra una stupidata, ma questo momento per me è stato davvero molto importante: ho capito che con la mia ironia sarei riuscita ad affrontare meglio il mio percorso, che la mia creatività mi avrebbe sostenuto nei momenti peggiori, che sarebbe stato il modo migliore per esorcizzare tutte le mie paure e i miei momenti di sconforto. Nessun Camurrioma avrebbe mai intaccato il mio modo di affrontare la vita e se per un po’ di tempo io e il Camurrioma dovevamo convivere, allora si viveva a modo mio!

La prima sfida l’avevo superata: Il Camurrioma adesso mi faceva meno paura, mi sentivo pronta ad affrontarlo. Ma quella che si è presentata subito dopo è stata altrettanto tosta: comunicarlo ad amici e parenti.

Elenco di reazioni che ho registrato in quei giorni: pianti disperati, abbracci (in pieno periodo Covid) pena, pietà, terrore, telefonate di ore e ore in cui si parlava solo di cancro, visite interminabili di parenti di quindicesimo grado con consegna di pasticcini e fiori, racconti surreali. Lo capisco… è davvero difficile reagire alla parola cancro, soprattutto quando hai davanti una donna giovane e in salute. Ma la cosa assurda è che IO STAVO BENE e mi ero tranquillizzata. Ero serena ma la gente attorno a me destabilizzava la mia trovata positività.

Niente… era arrivato il momento di prendere una decisione: per evitare di cadere nuovamente nell’ansia e nello sconforto, tutti avrebbero dovuto sapere del mio Camurrioma, ma a modo mio, in maniera “RICCIAMBOLESCA”. Quindi ho realizzato una vignetta che esordiva con “sto bene ma..” Illustrava il mio percorso e dettava delle regole di comportamento da attuare nei miei confronti. Questa vignettina è stata apprezzata immediatamente sia dai miei amici che da altri pazienti oncologiche (conosciute durante il mio percorso) che l’hanno utilizzata immediatamente anche con i loro contatti.

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Da qui e su suggerimento di persone molto importanti per me (amici e colleghi) ho capito che forse, il mio lavoro sui social, la mia ironia e la mia creatività potevano servire a creare qualcosa di bello. In poco tempo ho creato una pagina Facebook, un account Instagram e un profilo Tik Tok e ho cominciato a parlare in maniera ironica, creativa e colorata della mia sfida contro il Camurrioma!

Ho continuato a disegnare fumetti che affrontano in maniera grottesca i problemi quotidiani che ogni malato oncologico deve superare. Parlo di Tette, visite, risonanze, Tac, delle mie sensazioni ed emozioni. Parlo e rido della mia pelata, canto, ballo. Metto a nudo anche il mio dolore e di quando gli effetti della chemioterapia si fanno sentire.

Il risultato della mia presenza sui social è stato immediato. Tantissimi like, commenti e condivisioni. In maniera spontanea e quasi naturale ho creato un contest nel momento in cui ho indossato il mio primo turbante. I miei account sono stati invasi da valanghe di foto di amici e conoscenti con il “ruppo” in testa che che utilizzavano l’ashtag creato per l’occasione #amicifuoriditetta. Un’opera di sensibilizzazione nata così dal nulla, che mai e poi mai avrei immaginato. Un sacco di donne, conosciute e sconosciute mi scrivono e mi inviano messagi e mi di dicono “Sai oggi ho fatto i controlli.” Grazie per aver dato una voce positiva al mio dolore..” , etc etc

Tra una chemioterapia e l’altra sono stata, inoltre, modella per un giorno e mi sono lasciata coinvolgere dall’ Associazione Salus, che assiste le malate oncologiche all’Ospedale San Vincenzo di Taormina. Insieme abbiamo creato un bellissimo Calendario fotografato da Ursula Costa che ritrae donne con e senza parrucca.

 

Non so tutto questo a cosa mi porterà! Con l’appoggio di tanta gente, della comunità dei social e della creatività, con quello che ho sempre fatto, sto forse dando una risposta al mio quesito iniziale: “Perchè proprio a me?

Tanti progetti sono in divenire e tante idee mi frullano in testa.. e sono sicura che nel mio percorso riuscirò a dargli forma e colore.

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