KEITH HARING: INAUGURATA A ROMA LA GRANDE MOSTRA A PALAZZO BRASCHI

Il chiostro di Palazzo Braschi, edificio storico della Roma rinascimentale che si affaccia su Piazza Navona, ha ospitato l’affollata inaugurazione di Keith Haring, la grande mostra dedicata a una delle figure più riconoscibili del secondo Novecento.

Tra luci rosa e azzurre e la musica del DjSet, anche la visita del sindaco Roberto Gualtieri che ha ricordato come l’artista newyorkese abbia fatto della street art “una forma di arte raffinata veicolando messaggi a noi molto cari – ha sottolineato – contro il razzismo, per la pace e il disarmo, contro la discriminazione delle persone omosessuali e lo stigma dell’AIDS”. La malattia, peraltro, che nel 1990 si è portata via un genio di soli 32 anni.

Un’arte, la sua, nata nella New York turbolenta e degradata degli anni Ottanta, quando non c’era Internet e le idee circolavano quasi fisicamente tra le persone, sostenute dalla musica e dai club. Come dal Paradise Garage, il più amato da Keith Haring. Il suoi bambini radianti, i suoi cani stilizzati che abbaiano e osservano il mondo, figure che danzano, creature alate e piramidi, esempi concreti e colorati del suo motto e concetto centrale della mostra: il pubblico ha diritto all’arte. L’arte è per tutti. Ed è una cosa che emoziona.

LEGGI ANCHE  WHITE SI RAFFORZA A MILANO: OLTRE 300 BRAND ED EVENTI TRA MODA, ARTE E MUSICA

140 le opere esposte, per lo più in prestito dalla Nakamura Keith Haring Collection, la raccolta più vasta al mondo dedicata all’artista, a ripercorrerne il suo cammino artistico, dai primi lavori nella Grande Mela e dai suoi graffiti bianchi sui muri neri delle stazioni della metropolitana – ricostruita in una sala ad hoc – detti Subway Drawings.

Molti di questi realizzati proprio a Roma tra le stazioni Flaminio e Lepanto della metro A, ma anche sulla scalinata del Palazzo delle Esposizioni, sulle bbalaustre del Ponte Pietro Nenni, opere efficaci ma fragili, cancellate dal tempo, ma immortalate dagli scatti di Stefano Fontebasso De Martino.

Sempre a Roma Keith Haring ha dipinto nel 1984 la Motorcycle che troviamo nella sala d’ingresso della Mostra. E poi opere e documenti ancora legati all’Italia, a Napoli, Milano, a Pisa,  come i poster per la galleria di Lucio Amelio e per la Galleria Salvatore Ala al Poster for Pisa, il grande murale Tuttomondo.

LEGGI ANCHE  DA EMILY IN PARIS A EMILY IN ROME: IL CAST FA TAPPA NELLA CAPITALE

Non mancano le sue iconiche sculture in plastica colorata: bambini di colori diversi che giocano al girotondo, cani che tentano di mordersi la coda, sagome iconiche il legno, il cofano di un’auto graffitato.

Pensato appositamente per le sale di Palazzo Braschi, il percorso si articola dunque in spazi tematici: la strada e la metropolitana, l’impegno politico e sociale, il corpo e l’energia vitale, l’arte come linguaggio per tutti, la dimensione simbolica e spirituale. La mostra si chiude infatti con la sua ultima opera: Altarpiece: The Life of Christ (1990), realizzata poco prima della sua morte dell’artista.

Keith Haring, immancabile, resta aperta fino all’11 aprile 2027, ed è curata da Kaoru Yanase, Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, coprodotta e organizzata da Sovrintendenza Capitolina e MondoMostre, con il supporto di Zètema Progetto Cultura.

Patrizia Simonetti

Foto di Patrizia Simonetti