Non convincono alcune dichiarazioni di uno dei quattro custodi del Museo Accascina di Messina in servizio durante il clamoroso furto delle opere di Antonello la sera di ferragosto.
La sua posizione è al vaglio della Procura di Messina e per il momento non trapela nulla.
Gli inquirenti stanno comparando le sue dichiarazioni con quelle degli altri operatori in servizio e con quanto rilevato dai sistemi di sorveglianza.
In particolare stanno vagliando alcune contraddizioni che sarebbero emerse durante l’interrogatorio in questura.
I magistrati e gli investigatori della Polizia di Stato, affiancati dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale stanno concentrando la loro attenzione sulle prime e durante le ore del furto per capire se la banda di malviventi abbia potuto agire contando su informazioni privilegiate fornite da un basista interno alla struttura.
Per quanto è stato possibile apprendere, i ladri sarebbero entrati da una porta che non sarebbe stata dotata di sistemi di allarme forzata si ipotizza con un semplice piede di porco. Da qui la “facilità” per i ladri a penetrare all’interno del museo
Ieri a di Messina è giunto il dirigente generale dei Beni Culturali della Regione Siciliana, Mario La Rocca che ha effettuato un sopralluogo nei locali del MuMe.
Il funzionario ha ascoltato i quattro custodi che si trovavano in servizio per farsi un’idea dei fatti e verificare la tenuta dei protocolli di vigilanza, soprattutto dopo i dettagli emersi sul mancato allarme tempestivo alle forze dell’ordine subito dopo il suono delle sirene ed il ritrovamento di due opere sul marciapiedi antistante ad opera di alcuni passanti.








