Davvero la scrittura può raccontare qualcosa di noi?
Ti è mai capitato di osservare una firma su un contratto, una dedica scritta a mano o una vecchia lettera e chiederti se dietro quei segni ci fosse qualcosa di più?
Quando diciamo che ci occupiamo di grafologia, le reazioni sono quasi sempre le stesse.
“Quindi riuscite a capire se una persona mente?”, “Vi basta guardare una firma per sapere chi l’ha fatta?” e soprattutto: “Allora, dalla mia scrittura sapete dirmi che carattere ho?”. Confessiamo che questa è probabilmente una delle domande che ci viene rivolta molto spesso, altre volte la variante è ancora più diretta: “Mi dica la verità: sono una persona testarda?”…oppure…”Da questa firma si vede che sono romantico?”
Dopo tanti anni ci siamo sentite attribuire capacità quasi soprannaturali!
C’è chi ci ha chiesto se dalla firma si possa capire se una persona è fedele, chi ci ha domandato se nella propria grafia si nascondesse qualche lato oscuro. Purtroppo per gli appassionati del mistero, dobbiamo deludervi, non interpretiamo i segni zodiacali della penna e non possiamo stabilire se vostro marito dimentica l’anniversario perché è distratto o perché semplicemente se ne dimentica davvero. La realtà è molto meno magica ma, a nostro avviso, molto più interessante.
Nel nostro lavoro non analizziamo la scrittura per descrivere la personalità di chi scrive. Non è questo il nostro obiettivo!
Noi ci occupiamo di grafologia forense, osserviamo il segno grafico dal punto di vista tecnico e scientifico, studiamo proporzioni, forme, pressione, continuità del tratto, velocità del gesto, rapporti dimensionali e caratteristiche che possono essere confrontate e verificate.
In altre parole, non ci chiediamo se una persona sia timida, estroversa o particolarmente simpatica, ci chiediamo se quella firma appartenga davvero a quella persona o meno. Può sembrare una differenza sottile, ma è una differenza enorme.
Perché tra il tentativo di interpretare una personalità e la necessità di verificare un’autenticità cambia completamente il punto di osservazione.
Quando arriva una scrittura sul nostro tavolo non stiamo cercando di capire chi siete.
Stiamo cercando di capire chi ha scritto e vi assicuriamo che è già abbastanza complicato così!
Un altro mito che riguarda la nostra professione è l’idea che basti mettere due firme una accanto all’altra per risolvere il mistero. A volte una firma può effettivamente apparire sospetta fin dal primo sguardo. Succede. L’esperienza insegna a cogliere particolari che spesso passano inosservati.
Ma tra un’impressione e una conclusione c’è una bella differenza.
C’è poi una convinzione che ci fa sempre sorridere: quella secondo cui ci occupiamo esclusivamente di firme.
Le firme sono soltanto una parte della storia. Nel corso degli anni ci siamo trovate ad analizzare lettere anonime, testamenti, assegni, scritture private, documenti storici e persino firme apposte su opere d’arte, perché il dubbio può nascondersi ovunque.
A volte nasce da una firma in fondo a un contratto.
Altre da poche parole scritte su un foglio.
Altre ancora da un dettaglio che nessuno aveva considerato importante.
Ed è forse questo l’aspetto più affascinante del nostro lavoro.
Per lo Studio Favaloro
Federica Favaloro
www.studiocalligraficofavaloro.com








