IL RISCATTO DI ISMAEL KOUROUMA: DAL DRAMMA ALLA CONQUISTA DELL’ALTA MODA

Un solo abito quando ero piccolo, lavato la sera e indossato nuovamente la mattina. Poi l’inferno del viaggioi attraverso l’Africa, sei anni difficilissimi in Libia, lo sbarco a Lampedusa e infine il riscatto totale attraverso la moda, i colori e la solidarietà.

La storia del modello e stilista Ismael Kourouma tocca le corde più profonde del cuore ed è il ritratto di un uomo che ha scelto Catania come città per una straordinaria rinascita artistica e personale.

Il designer ha recentemente ufficializzato il suo ingresso nella couture con il debutto ufficiale della sua griffe, Maison Lazé, celebrato lo scorso 21 giugno nella suggestiva cornice dell’Istituto Ardizzone Gioeni. Un evento multisensoriale intimo e d’impatto, impreziosito dall’esibizione speciale di alcuni artisti del Coro Lirico Siciliano, dove la moda ha incontrato il canto operistico.

Dal deserto alla moda di Milano: la storia di Ismael

Originario della Guinea, Kourouma cresce affrontando enormi difficoltà: non conosce il padre e, dopo la morte della nonna, si ritrova senza nulla. A soli 12 anni scappa dal suo Paese. Attraversa il deserto e finisce nella morsa delle carceri  libiche, dove resta intrappolato per sei anni prima di riuscire a imbarcarsi per Lampedusa.

Arrivato a Catania, viene accolto nella casa di accoglienza “La Casa del Samaritano”. Qui inizia a lavorare come cameriere, guadagna i primi soldi e prende una stanza tutta sua. Durante il periodo del Covid  l’incontro casuale con l’alta moda: si trova a Milano con amici quando viene fermato per strada e ingaggiato per sfilare nientemeno che per Versace. Da lì capisce che il mondo delle passerelle è la sua strada e, tornato a Catania, decide di fare sul serio e iniziare a sfilare e  creare abiti per se stesso.

Oggi Ismael ha trasformato totalmente la sua vita. Oltre alla moda, lavora stabilmente in una comunità sociale che si occupa di adolescenti e fa volontariato con le suore per aiutare i bambini rimasti soli o senza possibilità, offrendo supporto anche alle persone senza dimora.

Abbiamo intervistato  Ismael Kourouma per farci raccontare  la nascita della sua Maison ma soprattutto la sua storia che può essere un esempio per chi cerca il riscatto personale.

“Il 21 giugno è nata la mia rinascita”

 Ismael, come ti sei avvicinato alla creazione di abiti?

«Non ho mai studiato moda. Ho imparato guardando i tutorial su YouTube su come cucire. Sei anni fa ho comprato una macchina da cucire che costava appena 50 euro e ho cominciato facendo piccole modifiche sui capi vintage e realizzando decorazioni. Poi, passo dopo passo, ho iniziato a fare modifiche più complesse fino a creare i miei veri e propri vestiti. Lavorando nel settore come modello ho capito che mi piaceva moltissimo e volevo dare vita a qualcosa di mio».

 Da dove nasce il nome della tua griffe, Lazé?

«Laze’ è la mia sorellina, vive in Costa d’Avorio con la famiglia. Non ho mai avuto niente dalla mia vita, ma lei è la persona che mi ispira e mi dà l’energia per fare qualcosa. È una ragazzina ambiziosa fin da piccola: ora va a scuola, gioca a calcio e a basket ed è la prima della classe. Non si fa mai abbattere, è sempre positiva. La mia griffe è nata grazie a lei».

Nei tuoi abiti c’è un forte richiamo alle tue radici. Che materiali usi?

«Creo i miei abiti con il tessuto tradizionale africano proprio per fare conoscere le nostre tradizioni. È un tessuto splendido che si può indossare tutti i giorni. Viene fatto interamente a mano dai nostri nonni, usando il legno e cotone puro al 100%. È molto resistente, non si strappa e non si stira: basta solo un po’ di vapore. Ha tantissimi colori meravigliosi: senape con i punti neri, con i punti blu, bianca.Con i miei abiti colorati voglio mostrare la mia cultura e permettere alle persone di provare culture diverse, avvicinandole al nostro mondo».

Che tipo di abiti realizzi e quali sono i tuoi progetti futuri?

«Voglio fare una moda elegante. Creo abiti corti, lunghi da cerimonia, abiti da sposa e per il cinema. Ci sto lavorando intensamente proprio in vista del prossimo lancio, in cui mixerò sempre tessuti europei e tessuti africani. Questo materiale per me ha un valore immenso. Nel mio Paese non ho mai avuto occasioni di metterlo, l’ho indossato solo una volta per una festa. Oggi quel tessuto che avrei sempre voluto indossare voglio presentarlo al mondo come qualcosa di prezioso e speciale».

Cosa ti hanno detto le persone che hanno assistito al tuo debutto in passerella?

«Sono stati tutti molto colpiti. Alla mia prima sfilata ho invitato tantissime persone; non tutti sono potuti venire, ma sono stato ugualmente felice e molto emozionato perché c’erano le persone a cui tenevo di più ed erano lì ad assistere a quell’inaugurazione. Erano tutti orgogliosi di questo risultato. Dopo l’evento ho ricevuto tantissimi messaggi e ho sentito un grande affetto. Sentire queste sensazioni mi ha trasmesso ancora più forza per continuare e per fare ancora meglio. Il 21 giugno è stato il giorno in cui, anni fa, è cominciata la mia sofferenza, ma ora è diventato il giorno della mia rinascita. La sfilata mi ha dato una carica incredibile per fare ancora di più. Niente mi fermerà».