È la mattina del 2 aprile 1985. Un boato sulla strada provinciale di Pizzolungo, nel trapanese, squarcia il silenzio e l’asfalto. Un’autobomba è esplosa al passaggio della macchina del giudice Carlo Palermo, nel mirino di Cosa Nostra per le sue indagini sul traffico internazionale di droga. Si intitola Un futuro aprile il film diretto da Graziano Diana in prima serata su Rai 1 giovedì 21 maggio e su RaiPlay, che racconta questa tragica storia, fatta di altrettanto tragiche coincidenze.
Proprio in quello stesso momento, infatti, tra la macchina del magistrato e quella parcheggiata e imbottita di esplosivo, ne era passata un’altra che ha fatto da scudo. A bordo, una donna che accompagnava a scuola i due figli: Barbara Rizzo e i piccoli gemelli Giuseppe e Salvatore Asta. Muoiono tutti e tre, lasciando nella disperazione Nunzio Asta, marito di Barbara e padre dei bambini morti e di Margherita, l’altra figlia undicenne, accompagnata a scuola dalla mamma di una compagna di classe e quindi salva. Nunzio dedicherà la sua vita a seguire le indagini per avere giustizia, passando poi il testimone a Margherita che fece altrettanto. E che trent’anni dopo, assieme a Michela Gargiulo, scrisse un libro intitolato Sola con te in un futuro aprile, pubblicato da Fandango, a cui il film è ispirato.
“Scrivere il libro è stato come ritrovarmi con i miei ricordi chiusi in un scrigno – ci racconta Margherita Asta a margine della conferenza stampa del film in Rai – è importante raccontare attraverso uno strumento come il film, quelle storie private che rappresentano segmenti della storia del nostro paese. Come quello della mia mamma, dei miei fratelli, di Carlo Palermo, degli agenti della sua scorta. Emozionarci è fondamentale, ma ci vuole anche la voglia di dire basta e di non scendere a compromessi. Basta con quei ‘ni’ che non sono né ‘no’ e né ‘sì’, invece dobbiamo imparare a dire no e sì chiaramente, quel grigio non va bene. Io non mi sono mai fermata, e non mi fermerò mai, per chiedere che sia scritta la verità sulla strage di Pizzolungo. Però nel farlo, in tutti questi anni, non ho mai negato di avere fiducia nella magistratura, perché altrimenti farei un torto a tutti quei magistrati che ogni giorno si impegnano per rappresentare lo Stato e per mettere in pratica quello che c’è scritto nelle aule dei tribunali”.
La vita di Margherita non è stata facile, ma anche quella del magistrato è stata spezzata: “Carlo Palermo è un uomo che fa i conti con il proprio fantasma – ci rivela Francesco Montanari che lo interpreta – e con questo grande senso di impotenza che scaturisce da un incidente di percorso che, nella sua vita magistraturale, non aveva previsto; nel momento in cui muore una mamma con due bambini, e lascia in eredità del dolore all’altra figlia e al marito, lui non sta più in sé”.
Tra la ragazza, poi donna, e il giudice c’è stato un rapporto intenso per tutto il resto della loro vita, pur senza vedersi: lei prima l’ha odiato, poi ha capito che la colpa non era stata sua, e l’incontro che lei ha voluto e che chiude Un futuro Aprile, li ha in qualche modo riconciliati. “Impossibile provare lo stesso dolore di Margherita – ci dice la giovanissima Aurora Menenti che la interpreta da bambina – durante il film vediamo tutta la sua crescita personale”. “Per me è stato un viaggio emozionantissimo, oltre che un grande onore conoscere una persona gigante come Margherita – ci confida Ludovica Ciaschetti che è Margherita nella seconda parte del film – il bello del nostro lavoro è che impariamo tanto da chi è diverso da noi, da Margherita ho imparato quanto sia importante che il dolore diventi altro”.
“Il dolore di Nunzio è evidente – ci rivela Peppino Mazzotta che dà vita a Nunzio – la cosa che mi ha colpito di più è vederlo piangere copiosamente e questo me lo ha fatto amare da subito. Lui e la figlia hanno trasformato il dolore in desiderio di giustizia e in un amore per la vita che è commovente”. Nel cast anche la messinese Federica De Cola nel ruolo di Barbara Rizzo, i palermitani Emmanuele Aita e Bruno di Chiara, l’agrigentino Gaetano Aronica, Anna Ferruzzo, Alessio Praticò e Fabrizio Coniglio.
Patrizia Simonetti
Foto da Ufficio Stampa Annarita Peritore













