Ricordarla non è solo una celebrazione formale, ma serve a non dare per scontati diritti che oggi consideriamo basilari e acquisiti, frutto di battaglie e di conquiste. Significa un atto di consapevolezza e responsabilità per diverse ragioni fondamentali, specialmente in un contesto complesso come quello attuale.
Come recita l’Articolo 1 della nostra Costituzione, l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, il che significa che il lavoro non è solo un mezzo di sostentamento economico, ma lo strumento principale attraverso cui ciascuno realizza la propria identità e partecipa alla crescita della società.
Il settore più critico resta sempre l’occupazione femminile.
L’Italia è 85^ nel Global Gender Gap Report 2025 (87^ nel 2024), confermandosi indietro rispetto alla media europea, proprio a causa del tasso di occupazione femminile e del divario salariale. Anche se la rappresentanza femminile in posizioni apicali e politiche è migliorata, rimane sotto la media europea. Ottimi dati nell’istruzione e nella salute, dove il divario è quasi colmato.
Un divario che rimane è quello tra Nord e Sud Italia che rappresenta una delle principali cause del ritardo complessivo.
Il World Economic Forum evidenzia che, con il ritmo attuale, la parità completa in Italia richiede ancora molto tempo, principalmente a causa del carico di lavoro domestico sbilanciato e della bassa presenza di donne nelle discipline scientifiche e nelle posizioni dirigenziali.
Ancora oggi persiste l’incertezza del futuro per i giovani che si traduce in precarietà, un forte gender gap soprattutto geografico (tra nord e sud) per le disparità salariali e occupazionali delle donne e condizioni di sicurezza spesso carenti che colpiscono le lavoratrici e i lavoratori più fragili.
Come si presenta l’occupazione femminile in provincia di Messina?
I dati più recenti delineano un quadro di “luci e ombre”, caratterizzato da una crescita numerica delle posizioni lavorative, ma con un persistente squilibrio strutturale rispetto alla componente maschile.
Infatti, il tasso di occupazione femminile si attesta circa al 35,4% (nella fascia 15-64 anni), un valore significativamente inferiore rispetto al 58,3% della componente maschile.
Solo 35 donne su 100 hanno un impiego stabile, una condizione che relega molte donne ai margini del mercato o in condizioni di inattività forzata con un tasso pari al 51,3%, evidenziando come oltre la metà delle donne in età da lavoro non sia occupata né cerchi attivamente impiego, spesso a causa di carichi di cura familiare e la mancanza di servizi di supporto.
Tutto ciò si traduce in precarietà e differenziale retributivo che diventano un ostacolo all’indipendenza economica delle donne messinesi.
Ad esempio l’84% delle nuove assunzioni femminili avviene tramite contratti a termine. Il ricorso al part-time involontario è estremamente diffuso, riducendo sia il reddito immediato che le prospettive pensionistiche.
Nel settore privato, le donne guadagnano in media il 27% in meno rispetto agli uomini; nel settore pubblico il divario scende al 19%.
Tutto ciò ha un impatto significativo nel lungo periodo con assegni pensionistici inferiori anche del 40% rispetto a quelli maschili nel settore privato.
Cosa significa concretamente?
Che se un uomo percepisce 1.200€, una donna ne riceve circa 700€.
Questo accade perché le donne le donne sono maggiormente impiegate in occupazioni discontinue, precarie, part-time volontari e involontari, lavoro povero e confinate in settori lavorativi dal basso valore aggiunto.
Inoltre, interrompono il lavoro per la cura dei figli o dei genitori anziani e subiscono il differenziale salariale (guadagnano meno a parità di mansione).
I dati del Rendiconto di genere 2025 dell’INPS, Direzione provinciale di Messina rilevano una situazione emergenziale in termini di occupazione che si traduce anche in un divario economico ai fini pensionistici.
Qualche esempio.
L’importo medio delle pensioni della gestione privata nell’anno 2024 è il seguente:
In Italia è pari a € 1.982,90 euro per gli uomini contro € 1.047,70 per le donne.
In Sicilia è pari a € 1.478,30 per gli uomini contro € 834,40 per le donne.
In provincia di Messina è pari € 1.384,70 per gli uomini contro € 808,80 per le donne.
Percepire un assegno pensionistico di importo così basso, significa non potersi garantire il soddisfacimento dei bisogni fondamentali o far scivolare il/la pensionato/a al di sotto della soglia di povertà relativa o assoluta.
Significa che chi vive in province come Messina, dove il costo dei servizi o delle spese mediche può incidere pesantemente, una pensione bassa costringe a rinunciare a cure sanitarie o beni di prima necessità.
Ci sono segnali di crescita?
Per fortuna ci sono anche segnali positivi legati al dinamismo delle imprese e all’occupazione femminile in specifici comparti, quali servizi alla persona e cura, turismo e ristorazione (caratterizzato comunque da una elevata quota di precarietà e stagionalità) e il commercio.
Un dato interessante riguarda il dinamismo delle giovani donne; una nuova imprenditrice su tre a Messina ha meno di 35 anni, segnale di una spinta verso l’autoimpiego in settori innovativi o digitali
Quali proposte per il futuro?
Sicuramente potenziamento dei servizi di cura (asili nido, assistenza anziani) per favorire la conciliazione vita-lavoro, unitamente a politiche attive per i giovani, i più colpiti dalla disoccupazione e spesso spinti a emigrare dal territorio messinese.
Essere donna e vivere in Sicilia e in provincia di Messina è una grande sfida ed una enome fatica, molta di più rispetto a chi vive nelle altre Regioni italiane. Sul lavoro e a casa. A dirlo oltre i numeri, sono le storie di chi questa differenza potrebbe raccontarla partendo dalla propria quotidianità.
La parità di genere deve essere non solo un principio, ma una responsabilità concreta delle istituzioni, che si traduce in politiche capaci di sostenere le donne e prevenire ogni forma di discriminazione. Intervenire sui territori e sulle nuove generazioni significa costruire una cultura del rispetto e della consapevolezza, rafforzando il ruolo delle pari opportunità come leva di crescita sociale e culturale.
Ufficio della Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Messina, Via Dogali 1/D,
4°piano del Centro per l’impiego.
Si riceve per appuntamento contattando la Consigliera di Parità: Dott.ssa Mariella Crisafulli,
mail: m.crisafulli@regione.sicilia.it








