CARLO VERDONE TORNA AL CINEMA CON UN SACCO BELLO: MI MANCA LA POESIA DI ROMA

Sono passati ben 46 anni dall’esordio di Carlo Verdone al cinema con Un sacco bello, di cui è stato sceneggiatore, regista e super protagonista con ben sei personaggi: i tre protagonisti Enzo, Leo e Ruggero, e anche il cugino Anselmo, Don Alfio e il professore. Un impegno immenso per un esordiente di trent’anni che arrivava dalla TV, che gli fu riconosciuto con un David di Donatello Speciale, un Nastro d’argento come miglior attore esordiente e pure con un Globo d’oro come attore rivelazione. Eppure lui, Verdone, non aveva mai visto il suo film al cinema prima di ieri sera, quando lo abbiamo incontrato sulla terrazza del Cinema Barberini in occasione del ritorno in sala della pellicola, restaurata dalla Cineteca di Bologna con la collaborazione di RTI e Mediaset Infinity.

“Oggi è un giorno particolare perché, non ci crederete, ma io sto per vedere  per la prima volta il mio film in sala – ci rivela subito Carlo VerdoneAll’epoca ero ansioso, ero timido, ero una persona che aveva paura della folla e del giudizio e delle cose. E non sapevo che cosa avevo fatto. Io ho visto soltanto il film finito con Sergio Leone durante i mix e poi la copia finale. Ma quando andai un pomeriggio al Cinema Cola di Rienzo, a Roma, con mia moglie, ci siamo nessi in fondo alla sala perché non volevo essere riconosciuto. A un certo punto però, dopo un quarto d’ora, uno spettatore ha detto “Oh, ma che c’è Verdone là?” A quel punto io, dopo aver visto solo 20 minuti di film, sono scappato via e non ho mai avuto il coraggio di tornare a vederlo”.

Verdone ama fortemente la sua città, ma preferiva quella là, quella degli anni Ottanta e del suo primo: “Di quegli anni rimpiango sicuramente la poesia – ci confida – Quando dico poesia, mi riferisco all’estate piena di solitudine dove sentivo ancora il rumore delle cicale. Era una Roma che io ho avuto il privilegio di fotografare per l’ultima volta, perché secondo me, dopo quegli anni là, è completamente cambiata. Non senti più le cicale, non senti più le campane, non senti più quel silenzio, perché a quell’epoca i romani alla fine, pure per pochi giorni, ma in vacanza ad agosto ci andavano. Oggi siamo invasi dai turisti e sentiamo solo il rumore dei trolley. Anziché le cicale, sentiamo i trolley. I trolley e il rumore del monopattino che lo devi pure evità, perché sennò ti butta per terra. Mi manca quindi quella poetica solitudine che, in qualche modo, ha poi ha dato senso ai tre personaggi principali di Un sacco bello, perché poi alla fine sono sperduti nella solitudine”.

La solitudine era quindi quella di un’estate romana tipica di quegli anni, quando ad agosto tutti lasciavano la città, ma anche una solitudine interna e profonda dei tre protagonisti del film. Enzo la nasconde, assieme alla sua insicurezza, facendo il coatto e raccontando storie impossibili: vuole convincere l’amico Sergio a partire con lui per la Polonia e quando l’amico si ammala, si mette a cercarne un altro, ma non lo trova. Leo è buono e ingenuo, sua madre lo aspetta al mare, a Ladispoli, per passare insieme il Ferragosto, ma lui incontra la giovane turista spagnola Marisol, che però ha un fidanzato… Ad interpretarla in Un sacco bello era Veronica Miriel: “oggi vive a Marbella – ci informa Verdone – è una bella signora, ha una bella figlia, vive in maniera agiata, dipinge,  si è imborhesita, forse, quindi è meno hippy, più borghese, però sempre sorridente e sempre calorosa, soprattutto quando ci sentiamo”.

E poi cè Ruggero, che in realtà si è trasferito in Umbria in una comunità, è un hippy in piena conversione mistica, ma in visita a Roma con la fidanzata Fiorenza (Isabella De Bernardi, prematuramente scomparsa nel 2021) incontra suo padre (il compianto Mario Brega) che se lo vuole riportare a casa. Ma sono personaggi ancora attuali? “Non lo so – ci risponde Carlo Verdone – Oggi i ragazzi sono un po’ più scafati… anche Enzo che fa il bullo alla fine è una tigre di carta, è un cantastorie, un megalomane e un mitomane, oggi probabilmente avrebbe i tatuaggi, andrebbe a Ibiza e non in Polonia, magari spaccerebbe pure…” Poi alla nostra domanda su che esordio sia stato Un sacco bello, quasi si commuove: “Questo film è stato tutto, è stata è stata la mia vita, e questa sera lo voglio dedicare alla persona che più se lo merita, Sergio Leone, che ha creduto in me e al quale devo dire grazie per tutto quello che ha fatto accadere nella mia vita”.

Patrizia Simonetti

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Foto di Patrizia Simonetti