
Tra Sicilia e Calabria, il viaggio di uno chef che ha trasformato esperienze, territori e contaminazioni nella sua identità gastronomica.
La cucina nell’area metropolitana dello Stretto
Siamo andati alla ricerca dell’essenza della cucina nell’area metropolitana dello Stretto, un’area
vastissima ed importante sia per varietà di territorio sia per la ricchezza delle materie prime, così
pregiate e diverse tra loro.
Un viaggio di esperienze sensoriali che attraversa i Nebrodi e l’Aspromonte, passando per lo
Stretto di Messina fino alle Isole Eolie, dove ogni territorio racconta una propria identità
gastronomica.
Abbiamo cercato qualcuno che potesse raccontarci dall’interno questa ricchezza. Chiedendo
equamente tra Sicilia e Calabria, la risposta è stata univoca: Domenico Cuzzocrea.
Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua storia e la sua idea di cucina dello Stretto.


Perché oggi vieni riconosciuto come uno degli interpreti della cucina dell’area metropolitana dello Stretto?
Innanzitutto grazie per l’attenzione dimostratami, cosa che mi rende particolarmente orgoglioso e
che mi riporta a tanti anni di lavoro e sacrifici, ma anche alla conoscenza di territori straordinari,
soprattutto in Sicilia. Tutte queste esperienze hanno contribuito a costruire la mia identità culinaria
e la mia visione della cucina.
Il tuo arrivo in Sicilia nasce quasi per caso. Come è iniziato questo percorso?
È iniziato quasi per scherzo. La mia compagna studiava Architettura a Reggio Calabria e circa
13n14 anni fa, insieme ad un gruppo di amici, ci siamo ritrovati a Portorosa. Lì nasce il progetto
MaSushi: un’idea innovativa per il territorio, un sushi di livello che si intrecciava con il mondo del
fashion, del lifestyle e dell’alta profumeria. Era qualcosa di nuovo per quella zona e ci ha fatto
conoscere rapidamente ad un pubblico dinamico e attento alle tendenze.

Da Portorosa arrivate poi a Capo d’Orlando.
Quasi subito veniamo contattati dalla proprietà del Marina di Capo d’Orlando che ci propone di
aprire nel nascente porto turistico, mettendoci a disposizione una delle location più rappresentative.
Accettiamo e da lì inizia una fase di grande crescita. Il locale diventa un punto di riferimento e i
numeri, insieme al tipo di clientela, ci portano al centro dell’attenzione dell’intera regione.
Il vostro è stato anche un progetto innovativo nel modo di vivere il locale.
Sì, abbiamo sperimentato molto anche dal punto di vista del format. Ad esempio il morning clubbing
domenicale, che abbiamo lanciato circa dieci anni fa a Capo d’Orlando. Era un’idea fuori dagli
schemi per il territorio e oggi è diventata una tendenza diffusa anche in altre realtà europee. Sono
state esperienze che ci hanno dato grande visibilità e che hanno contribuito a costruire la nostra identità.

Parallelamente cresce anche il tuo legame con la cucina del territorio siciliano.
Assolutamente sì. Vivere la Sicilia per circa dieci anni mi ha permesso di conoscere una cultura
gastronomica incredibile. Penso alla ricotta infornata, al prosciutto dei Nebrodi, al pescato delle
Eolie e della zona di Milazzo. Prodotti che ti restano dentro e che ti fanno nascere la voglia di
avvicinarti sempre di più alla cucina italiana e mediterranea.

Quindi il passaggio dal sushi alla cucina mediterranea nasce proprio da queste esperienze.
Esattamente. Più conoscevo il territorio e più cresceva in me il desiderio di ampliare la mia cucina.
L’apertura anche a Milazzo mi ha permesso di confrontarmi ancora di più con il pescato locale e
con una tradizione gastronomica ricchissima. È stato un percorso naturale che mi ha portato ad
avvicinarmi sempre di più alla mia identità mediterranea.
Poi il ritorno a Reggio Calabria segna una nuova fase.
Circa cinque anni fa, anche per motivi personali, torno a Reggio Calabria. Apro nuovamente un
locale legato al sushi, ma dentro di me era già chiaro che volevo portare nella mia cucina il mix di
conoscenze maturate tra Calabria e Sicilia. Non è stato semplice, perché Reggio, pur essendo una
città di mare, ha una forte tradizione legata alla cucina di terra.
Come siete riusciti a far comprendere la vostra visione?
Con tanta determinazione, mia e della mia compagna. Abbiamo iniziato lentamente a proporre la
nostra idea di cucina di mare: un equilibrio tra il vissuto calabrese e la spontaneità siciliana. È stato
un percorso graduale, ma il pubblico ha iniziato a capire la nostra filosofia.

Il vero cambio di passo arriva però con l’esperienza in Toscana.
Sì, quello è stato un momento fondamentale. Ho deciso di frequentare un corso di alta formazione
in cucina in Toscana e lì ho acquisito strumenti tecnici e maggiore consapevolezza. Mi ha
permesso di trasformare le esperienze accumulate negli anni in una cucina strutturata e
riconoscibile.
Possiamo dire che lì nasce davvero la tua attuale identità gastronomica?
Sì, perché quella formazione mi ha dato la possibilità di tirare fuori, con le giuste competenze,
quella che oggi è la mia identità: una cucina che unisce tecnica, esperienza e territorio. Quella che
io definisco l’anima dello Stretto.

Nasce così il tuo attuale progetto Malia – Calici & Cucina.
Malia rappresenta la sintesi del mio percorso. È il luogo dove ho racchiuso tutte le esperienze fatte
negli anni: la tecnica, il rispetto del prodotto, il legame con il Mediterraneo e la volontà di raccontare
questi territori attraverso una cucina contemporanea. È anche un ritorno alle mie radici, ma con una
consapevolezza diversa.
Che esperienza vuoi far vivere oggi a chi sceglie il tuo ristorante?
Vorrei che le persone vivessero un’esperienza autentica. Non solo mangiare bene, ma comprendere il percorso e la ricerca che ci sono dietro ogni piatto. Voglio che resti un ricordo, un’emozione.

Se dovessi definire la tua cucina con una sola espressione?
La definirei proprio così: l’anima dello Stretto. L’incontro tra Calabria e Sicilia, tra mare e terra, tra
tradizione e innovazione. È il risultato del mio percorso umano e professionale.
Una cucina che racconta un territorio
Il percorso di Domenico Cuzzocrea racconta la storia di uno chef che ha costruito la propria identità
attraverso esperienze reali, studio e conoscenza dei territori.
Oggi Malia – Calici & Cucina rappresenta la sintesi di questo viaggio: un luogo dove tecnica,
memoria e identità mediterranea si incontrano per raccontare l’autentica anima gastronomica dello
Stretto.
Intervista editoriale.











