80 anni fa il primo voto delle donne: lo ha ricordato il Presidente Mattarella in occasione del messaggio di fine anno con una potente immagine storica di una giovane donne, Anna Iberti, scattata nel 1946 alla nascita della Repubblica. Una immagine che simboleggia l’impegno delle donne nella costruzione dell’Italia, il riconoscimento del loro ruolo sociale fuori dalla sfera domestica, superando la “naturale” ghettizzazione, quella che vuole la donna ad occuparsi della casa e dei figli e l’uomo a lavorare.
Un atto di liberazione ed emancipazione, anche se molti uomini non accettavano questo cambiamento vedendolo quasi con sospetto.
Ce lo ha mostrato il film “C’è ancora domani”. Andare al seggio elettorale per molte donne fu un atto da compiere quasi in segreto, per superare il dissenso di mariti, padri e fratelli. Votare assumeva il senso di appartenere – al pari degli uomini – con pieni diritti alla società, poter contribuire attivamente, segnando così l’avvio di un percorso per il superamento di disuguaglianze legate al genere verso la realizzazione della parità.
Come sappiamo il diritto di voto alle donne fu esteso con il decreto luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio 1945. Le donne andarono alle urne per la prima volta alle amministrative della primavera del 1946 e poi al Referendum Monarchia/Repubblica del 2-3 giugno 1946, che elesse anche le prime 21 deputate all’Assemblea Costituente che definirono i principi fondamentali della Repubblica. Tra queste le siciliane Maria Nicotra Verzotto, a Catania e Ottavia Penna Buscemi, a Caltagirone.
Ventuno sicuramente era un numero consistente per l’epoca e rilevante fu l’apporto delle donne alla realizzazione della nostra Costituzione. Possiamo senza dubbio affermare che sebbene fossero una “minoranza” hanno lasciato il segno, contribuendo alla scrittura degli articoli sulla parità.
La nuova Carta costituzionale avrebbe esplicitato, infatti, i principi di uguaglianza formale e sostanziale (art. 3, I e II comma), oltre a dedicare due specifici articoli al lavoro femminile (art. 37 e art. 51).
Le Consultrici.
Un ruolo poco noto, ma interessante per comprendere il lavoro svolto, fu anche quello delle “13 Consultrici” (su 440 componenti), nominate nella Consulta Nazionale del 1945. Fu il primo organismo politico dopo la caduta del fascismo e rappresentò il primo passo fondamentale per la partecipazione femminile alla vita politica italiana, anticipando la futura Assemblea Costituente. Solo alcune riuscirono poi ad essere elette alla Costituente, come Teresa Mattei e Nilde Iotti, con Angela Guidi Cingolani a tenere il primo discorso.
Perché è importante ricordare il diritto di voto?
Rileggere questa fase della nostra storia è oggi fondamentale anche per costruire il futuro. Le battaglie delle donne per l’emancipazione non possiamo considerarle vinte una volta per sempre perché vanno curate e sostenute giorno dopo giorno.
Sicuramente il voto delle donne è stata una conquista faticosa, ma ricordiamoci che ci sono state conquiste altrettanto faticose e che non dobbiamo assolutamente dare per scontate.
Penso ai cambiamenti nel diritto di famiglia, a reati come lo stupro o la violenza sessuale, da reati contro la morale a reati contro la persona.
Molti segnali ancora oggi, ci mostrano una realtà che nega la parità di genere e rischia di far fare passi indietro rispetto alle conquiste del passato, come mostrano i numerosi femminicidi e i fenomeni di violenza contro le donne, anche per una radicata cultura del “possesso” diffusa in tutte le classi sociali. Inoltre, le disuguaglianze nella sfera domestica, nel lavoro e nella politica sono ancora molto accentuate.
D’altra parte, molte donne spesso sono costrette a rinunciare a giocare un ruolo attivo nella società a causa di fattori che incidono nella piena partecipazione alla vita democratica (rinunciare al lavoro o ridimensionare la propria carriera a causa della maternità e delle carenze nei servizi di cura, assistenza ai genitori anziani ecc.) e condividono quella sfiducia nella partecipazione politica – a partire dal voto – che oggi vede larga parte degli aventi diritto astenersi dall’andare a votare.
Raccontare e ricordare la marcia delle donne verso il riscatto politico e civile è un atto necessario, non solo per ricostruire il passato, ma anche per riflettere sul valore della partecipazione democratica e della rappresentanza. In un tempo in cui diritti civili e politici sembrano acquisiti, guardare indietro ci ricorda che il suffragio femminile è stato conquistato con la lotta e l’impegno di donne che, in alcuni casi, hanno pagato con la vita le loro scelte. Esercitare il diritto per il quale le donne hanno lottato è un diritto e un dovere civico (Art. 48 della Costituzione), nonché una responsabilità civile e morale e pilastro della democrazia.
Per informazioni, rivolgersi all’Ufficio della Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Messina, Via Dogali 1/D, 3°piano del Centro per l’impiego.
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