J-Ax, il cowboy che non sapevamo di volere, Pausini scintillante come una sposa a Bari, Yaman, 100% Yaman. A sorpresa, il più giovane degli artisti è anche il più chic! Le pagelle di stile della prima serata del Festival di Sanremo
La prima serata del Festival di Sanremo è come il primo giorno di scuola, tutti emozionati, tutti pettinati e tutti convinti di aver fatto la scelta giusta davanti allo specchio. Poi arriva la prova del nove, le luci dell’Ariston si accendono e lì, non si scappa.
Ecco le nostre pagelle (ironiche ma con amore) della serata inaugurale.
Laura Pausini. Voto 7 versione matrimonio al Sud, 9 1/2 versione icona di Re Giorgio
Quando appare sul palco del Festival di Sanremo Laura Pausini riesce nell’impresa più difficile, essere contemporaneamente la zia più amata del matrimonio a Bari e una popstar internazionale che potrebbe tranquillamente calcare il palco dei Grammy.
La reference è chiara, abbraccio collettivo carico di lustrini e copri spalle velour da bomboniera deluxe. Nella prima uscita emerge poi l’icona globale che ricorda a tutti perché il pop italiano (quando vuole) sa essere gigantesco.
L’omaggio a Re Giorgio con l’abito in velluto blu scuro e spalle scoperte è una bellezza. Funziona perché funziona. Piace perché è iconico. Resta perché ricorda uno dei look più celebri di Lady Diana. Molto, molto bene!
Can Yaman. Voto 8
Can Yaman arriva come se avesse appena parcheggiato una moto davanti al teatro, shabby e un filo dismesso ma perfettamente coerente con il suo personaggio. È l’estetica del non mi sono impegnato troppo studiata però in ogni dettaglio. Funziona perché non tradisce la sua identità e a Sanremo, dove l’eccesso è spesso sport olimpico, la coerenza diventa quasi un atto rivoluzionario.
Carlo Conti. Voto 6
Carlo Conti è elegantissimo, impeccabile, sartorialmente inattaccabile, ma anche prevedibile. Non sorprende, non osa e non scivola, resta il classico completo che sta bene oggi, domani e tra dieci anni. Forse è proprio questo il punto, in mezzo al caos creativo lui è il metronomo e tiene il ritmo con disciplina, anche se un piccolo guizzo in più non avrebbe guastato.
Enrico Nigiotti, il mini me di Can Yaman. Voto 8
J Ax. Voto 9 pieno (ci piace assai! Yahhh)
J-Ax entra in scena e l’eco di quel suo yahhh sembra precederlo. È il cowboy che non sapevamo di aspettare, ma di cui improvvisamente avevamo bisogno. Ironico, sopra le righe, auto consapevole, gioca con il costume e con la dichiarazione d’intenti senza diventare caricatura. È tutto insieme e funziona benissimo.
L’invasione dei doppiopetto (bello, ma anche meno).
I doppiopetto sono stati tanti, forse troppi, eppure giustissimi. Sono tornati come certi ex che dopo un percorso di consapevolezza si ripresentano più strutturati e più interessanti.
La silhouette si fa importante, maschile, quasi autoritaria e l’Ariston ringrazia perché la postura sul palco conta quanto una nota tenuta bene.
Marco Masini e Fedez. Voto 8 1/2
Marco Masini e Fedez scelgono l’armonia come cifra stilistica. La musica arriva prima dei look e si vede, sono coerenti tra loro, accordati come due strumenti nella stessa tonalità. Non rubano la scena con effetti speciali, ma costruiscono un equilibrio solido che in un festival spesso dominato dal costume suona quasi come una presa di posizione.
Ermal Meta. Voto 9
Ermal Meta è delicato e fresco, modaiolo ma mai eccessivo, perfetto equilibrio tra tendenza e personalità. C’è studio ma non si vede la fatica, c’è moda ma non c’è travestimento. È uno di quei casi in cui tutto sembra semplice anche se sappiamo benissimo che semplice non è.
Serena Brancale Who?. Voto 7-
Serena Brancale cambia pelle (quasi non si riconosce) con un nuovo look e nuovi suoni che raccontano una direzione diversa. L’immagine è più sofisticata e meno grandi magazzini, scelta che funziona anche se manca ancora quel twist capace di rappresentarla fino in fondo. E poi diciamolo, i grandi magazzini non sono poi così male, il problema non è da dove vieni ma quanto riesci a raccontarlo.
Arisa. Voto 8 (e che glow up!)
Arisa sceglie il bianco e si presenta luminosa e sicura, con un glow up che non stupisce più e proprio per questo convince. Non stupisce nemmeno la sua voce immensa che resta una certezza. È entrata nella fase in cui non deve dimostrare niente a nessuno e si vede in ogni passo sul palco. Incantevole.
Samurai. Voto 7
Estetica precisa, identità chiara e messaggio coerente costruiscono una presenza solida che forse non sarà memorabile ma è centrata. A volte basta questo per lasciare un segno ordinato e consapevole.
Sal Da Vinci. Voto 7
Sal Da Vinci punta tutto sulla sostanza e alleggerisce effetti e distrazioni per mettere al centro la verità della performance. È una scelta che paga perché quando la voce regge il resto diventa contorno e l’essenzialità si trasforma in forza.
Patty Pravo. Voto 8
Patty Pravo ha 76 anni e non li sente, con un outfit adatto e un portamento intatto che raccontano una presenza scenica impossibile da insegnare. Non forza e non rincorre, è semplicemente giusta. Alcune icone non hanno bisogno di stupire, basta che entrino in scena e il palco si sistema da solo.
Aka7Even e LDA. Voto 6 1/2
Look scolastici, ma giusti per le rispettive generazioni. Bomber e dettagli in pelle parlano la lingua della GenZ a cui appartengono i due giovani figli di Maria De Filippi. Nessuno sballo. Ma quanto sono carini?
Leo Gassman. Voto 9
Attitude da gentleman contemporaneo, un po’ dandy un po’ minimal chic. La blusa color dancer cloud (nuance Pantone dell’anno che ricorda il bianco delle nuvole) illumina e crea il giusto contrasto di freschezza ed eleganza. Pantaloni scivolati, puliti e quella mano sul petto che ci ricorda l’albero genealogico dell’artista. Tale nonno, tale padre, tale figlio. Benissimo.


























