di Serena Marotta
Chi è autorizzato a riposare, a dormire in pace? Chi cura, di chi si prende cura e chi non cura? Esiste qualcuno che ha il diritto di disturbare il riposo? Parte dalla risposta a queste domande il progetto “Notturno per la terra”, la Silent Room dell’artista libanese Nathalie Harb installata nel giardino del Museo archeologico Pietro Griffo, e che fa parte di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025, del dossier di candidatura. Nathalie Harb è un’artista e scenografa libanese che indaga le relazioni tra spazio urbano, suono e diritto al silenzio. Il suo progetto The Silent Room, è un’installazione immersiva che offre rifugi sensoriali nel cuore delle città, affermando il silenzio come bene pubblico.
Questo progetto nasce dunque dall’idea del diritto al riposo e sulla possibilità di dormire in un posto sicuro, protetti da minacce fisiche e psicologiche. Nathalie Harb ha incontrato realtà diverse di Agrigento. Realtà “frammentate e divise, che spesso vivono realtà così distanti da non poter essere connesse neanche dai trasporti pubblici. Ad Agrigento, la frattura è sia sociale che geologica, creata dalla grande frana del 1966 e dalle migrazioni urbane forzate che ne sono seguite. Queste rotture rispecchiano modelli più ampi di spostamento in tutto il mondo – in particolare in Medio Oriente – con la conseguente lotta costante per trovare riposo. Con cura, tenerezza e vulnerabilità, la Silent Room reintroduce il riposo come atto pubblico, offrendo uno spazio di pausa accessibile a tutti”.
Il progetto vede la sua realizzazione in un rifugio sensoriale. Rifugio fatto di legno e tessuto imbottito, riparato dall’ombra di una copertura: è qui, al suo interno, che si fa il tentativo di ricucire insieme le parti frammentate della Valle con workshop creativi collettivi che si sono tenuti nel difficile quartiere di Villaseta. Residenti ed etnomusicologi insieme hanno co-composto una ninna nanna che trova una radice nelle lamentazioni tradizionali e nelle cantilene regionali: ninna nanna che si ascolterà entrando nella Silent Room attraverso un componimento sonoro dell’artista libanese Youmna Saba.
In più alcuni membri della comunità di Agrigento insieme a quelli della vicina Aragona si sono riuniti in un workshop di tessitura per creare una coperta collettiva. Insomma “la Silent Room è un luogo per fermarsi nella Valle, per localizzare se stessi in relazione agli altri, per riflettere sulle origini ed immaginare dove potremmo andare dopo”.

foto: Ufficio stampa Nathalie Harb





