Premi, applausi, emozioni e qualche scoop all’Arena Estiva della Casa del Cinema di Villa Borghese, a Roma, nella serata conclusiva de La Chioma di Berenice, il Premio Internazionale Cinearti, giunto alla 26esima edizione, istituito nel 1998 dalla CNA, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della piccola e media impresa, per portare alla ribalta i mestieri autenticamente artigiani il cui ruolo fondamentale nella realizzazione di un film o di una serie televisiva raramente viene riconosciuto e valorizzato.
Lo scoop ce lo regala subito Valeria Fabrizi, ancor prima di salire sul palco e ricevere il Premio alla Carriera: “arrivo direttamente dal set, perché sto lavorando tanto – ci dice – sono entrata in una cosa più bella di Che Dio ci aiuti per me, sono in Don Matteo, sempre come Suor Costanza, ed è una cosa che ho chiesto io per cambiare, e sono molto felice”. Un vero e proprio crossover, ma più duraturo di una sola puntata attende quindi i fan di due delle serie Rai più longeve e amate, ma Valeria Fabrizi non si ferma qui: “a breve uscirà La ricetta della felicità, un lavoro molto bello di Giacomo Campiotti in cui interpreto una signora benestante di Milano che soffre un po’ di Alzheimer, indosso una parrucca bianca che mi dona molto”. Ma per i Premio alla Carriera è felice? “Devo dire che è un periodo che non so più dove metterli i premi, ma sono come un bambino che scarta la scatola dei regali, e sono molto felice”.
Restando in tema di nuovi film, è appena uscito al cinema Unicorni, il nuovo lavoro di Michela Andreozzi che ne La Chioma di Berenice ha il ruolo di giurata: “si parla di famiglia, di figli non convenzionali, non omologati ai genitori, e di quanto è difficile per gli adulti accogliere l’inaspettato. Ci dobbiamo prendere un sacco di responsabilità come adulti della nostra generzione, perché viviamo in un mondo che non è facile, bisogna mantenere un equilibrio, saper proteggere le nuove generazioni lasciandole libere di esistere, e volevo ascoltare questi bambini che non vengono ascoltati in gran parte del mondo”.
E a proposito di bambini: La Chioma di Berenice consegna anche il Premio alla Carriera a Leo Gullotta, siciliano, sessant’anni di teatro, cinema, TV, radio e doppiaggio: ‘Leo ha saputo dare voce e anima a personaggi indimenticabili, portando autenticità e profondità a ogni interpretazione’ si legge nella motivazione, e ci commuove quando gli chediamo a chi lo dedica e lui ci risponde: “ai bambini del mondo che non devono soffrire mai di fame, di sete e di bombe”.
Anche un’altra giurata ci regala un scoop: parliamo di Lidia Vitale che con tutto l’entusiasmo di cui è sempre capace ci rivela: “abbiamo vinto il bando Nuovo Imaie e finalmente farò il mio cortometraggio da regista che vedrà protagonista mia figlia Blu Yoshini, parliamo di parkouriani che saltano da un palazzo all’altro nella splendida isoletta siciliana di Marettimo”.
Nel corso della serata, presentata da Carolina Rey e Tommaso Giuntella, tre riconoscimenti a L’arte della gioia diretta da Valeria Golino: Miglior Acconciatura a Rodolfo Sifari, Miglior Trucco a Maurizio Fazzini, Migliori Costumi a Maria Rita Barbera. Tre i premi Chioma di Berenice a Parthenope di Paolo Sorrentino: Miglior film, Migliore Scenografia a Carmine Guarino e Miglior Arredatore a Iole Autero. Premio al Miglior Compositore a Margherita Vicario per Gloria! e al Miglior Autore della Fotografia a Rosario Cammarota per Ciao Bambino. Miglior Produttori: Eagle Pictures e Weekend Films per Il ragazzo dai pantaloni rosa; Miglior Montaggio: Giuseppe Trepiccione per Le Deluge Gli ultimi giorni di Maria Antonietta.
A Barbara Ronchi il Premio come miglior attrice per Familia di Francesco Costabile, a Toni Servillo, assente alla serata, quello come miglior attore per Iddu. Il Premio Chioma di Berenice per la Migliore Serie è andato a Dostoevskij di Damiano e Fabio D’innocenzo, quello per il Miglior Cortometraggio a Due Sorelle di Antonio De Palo, per il Miglior Documentario a Prima della fine, gli ultimi giorni di Enrico Berlinguer di Samuele Rossi, per la miglior regia a Gabriele Salvatores per Napoli New York.
Premio Speciale a Tirelli Costumi, storica sartoria che ha fatto la storia del cinema collezionando 17 Premi Oscar e “trasformando ogni costume in un elemento vivo, capace di raccontare storie e caratterizzare personaggi con un’attenzione maniacale al dettaglio e alla fedeltà storica. Il suo lavoro ha arricchito produzioni di altissimo livello, donando profondità e autenticità a decine di personaggi e opere, diventando un punto di riferimento imprescindibile per registi, attori e creativi” recita la motivazione.
Patrizia Simonetti
Foto Patrizia Simonetti e Ufficio Stampa












