FRANCESCA E GIOVANNI: L’AMORE TRA MORVILLO E FALCONE DIVENTA UN FILM

Spesso donne di grande valore vengono messe un po’ in ombra dai loro uomini, anch’essi di grande valore. Ed è quanto è accaduto a Francesca Morvillo, per tutti moglie di Giovanni Falcone. A lei, ma anche all’amore che li ha uniti per sempre, è dedicato Francesca e Giovanni, una storia d’amore e di mafia, film diretto da Simona Izzo e Ricky Tognazzi che arriva al cinema il 15 maggio, pochi giorni prima del 33esimo anniversario della strage di Capaci che ha sì interrotto la loro storia, ma li ha resi anche immortali.

Ad interpretare Francesca è Ester Pantano affiancata da Primo Reggiani che ridà vita a Giovanni Falcone. Nel cast anche Anna Ferruzzo che dà vita a Lina Morvillo, madre di Francesca, Claudio Crisafulli che interpreta Giuseppe, il primo marito di Francesca, Simona Taormina che è sua sorella Anna, Alfio Sorbello e Lucia Fossi che sono Paolo e Agnese Borsellino, Leon Muraca, Claudia Cusimano, Alice Venditti e Nunzia Lo Presto.

Senza nulla togliere, ovviamente, alla grandezza, al coraggio e allo spirito innovativo del giudice antimafia, vale dunque la pena di conoscere meglio anche colei che, tra i primi sostituti procuratori donna, con lui condivise sì valori, paure e speranze, e purtroppo anche la morte, ma fu fondamentale, ad esempio, per la svolta nell’approccio con i ragazzi deviati dalle famiglie nella Palermo degli anni Ottanta e Novanta oppressa dalla mafia.

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“Quella di Francesca Morvillo è una parte di storia che va raccontata anche per dare luce all’impegno sociale che esercitava nelle periferie – ci dice Ester Pantano I ragazzi che incontrava avevano la possibilità di avere una seconda strada perché lei illustrava loro la possibilità di scegliere. Ho sentito una grande responsabilità nell’interpretarla e soprattutto un grande onore in quanto siciliana e so quanto sia necessario per la mia generazione. Io avevo tre anni quando sono morti…”

Francesca e Giovanni racconta quindi la parte inedita della coppia, quella privata, ma con grande rispetto e delicatezza. Ciò che non si sa dei dialoghi più intimi, è stato ricostruito, per esempio, con l’aiuto del fratello di Francesca, il giudica Alfredo Morvillo. Come quella frase che lei rivolge a lui che voleva allontanarla per proteggerla, quando era già chiaro che la sua sorte era segnata: “tu hai paura della mia morte – gli dice Francesca – ma io ho paura della tua”.

Il racconto è tuttavia anche leggero e fresco: l’incontro tra i due, dove Falcone viene praticamente stregato dalla bellezza e dall’intelligenza di Francesca con la quale scopre subito di avere un legame. E l’innamoramento di lei, forse più lento ma altrettanto profondo, da portarla a lasciare suo marito per stare con il suo Giovanni e poi sposarlo. Le cene con gli amici, la loro vita in casa e fuori, sempre insieme, o quasi, le vacanze al mare guastate da allarmi di attentati, e loro così simili nel modo di lavorare e di cambiare le cose: lei con il metodo della mano tesa verso i ragazzi di cui si occupava al tribunale dei minori di Palermo, un metodo che doveva salvarli e redimerli, non punirli perché se sono finiti in carcere non era certo per colpa loro, ma per  “l’eredità dei loro padri”; e lui, Falcone, con quell’intuizione di seguire il flusso del denaro nella sua spietata caccia ai capimafia e nell’adesione immediata al lavoro di gruppo. Francesca e Giovanni sono rimasti insieme, nonostante tutto.

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“Sono riusciti anche nelle difficoltà e nelle restrizioni a trovare la loro felicità  – aggiunge Ester Pantanohanno dovuto trovare anche lì un loro metodo, lottando per rimanere insieme e la loro morte si può quasi definire romantica perché sono riusciti ad andare via insieme, mentre la grande paura di entrambi era che uno andasse via prima dell’altro. In questa conclusione drammatica e straziante, sono riusciti a rimanere uniti in un legame indissolubile”.

Patrizia Simonetti

Foto di Patrizia Simonetti