L’ANTICO CARNEVALE MESSINESE E LE CICALATE DI DON PIPPO ROMEO

La Messina nobile e colta tra Settecento ed Ottocento trascorreva le serate di carnevale presso le Accademie della Città ove si organizzavano eventi culturali. Simbolo di questo Carnevale ricco ed opulente vi fu un personaggio che passò alla storia per i suoi componenti.

Si tratta di Don Pippo Romeo che ad ogni carnevale componeva una nuova Cicalata, tipico componimento burlesco di grande eleganza. Don Pippo Romeo nacque in Messina da nobile famiglia nel 1733 e ben presto si segnalò per l’ingegno ed la sua naturale allegria.

Sopravvisse al contagio del 1743, perdendo entrambi i genitori, e rimase affidato alle cure di uno zio che gli diede l’educazione che si conveniva al suo stato, istradandolo agli studi legali in cui si distinse. Ben presto però Pippo Romeo si annoiò e li abbandonò per dedicarsi interamente agli studi classici e latini, alla lettura dei poeti, sviluppando la sua genialità per quella satira comica che tanto piace, diverte e che strappa un sorriso gioviale anche a chi è preso di mira.

Si trasferì a Napoli dove ebbe modo di osservare i costumi degli uomini studiandone i difetti annotandoli e facendone tesoro per i suoi scritti. Studiò Letteratura, approfondendo i classici italiani e latini. Ritornato a Messina divenne ben presto famoso per sue celebri cicalate, poesie giocose e satiriche, che venivano recitate presso l’Accademia Peloritana dal 1770, proprio in occasione del carnevale.

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Fin dal 1777 ad ogni Carnevale Don Pippo Romeo recitava le sue Cicalate

Questi celebri componimenti del Romeo furono raccolte e più volte pubblicate sia a Napoli che a Messina. Don Pippo Romeo fu più volte Senatore della Città e Console nobile di mare e di terra. Morirà a Messina il 31 dicembre 1805. La figura di Don Pippo Romeo va sicuramente recuperata.

Poeta satirico messinese, giurista e letterato. Apprezzato ampiamente a Napoli ove la Corona borbonica lo insignì di diverse onorificenze ed incarichi per i suoi meriti letterari e per la sua attività di promozione dell’arte teatrale.

A Messina ogni anno non poteva finire il Carnevale senza che al teatro La Munizione Don Pippo Romeo non recitasse una sua nuova cicalata. La Cicalata era un componimento poetico a sfondo satirico che prendeva di mira notabili ed esponenti del potere cittadino, ricevendo consensi ed apprezzamenti.

La lingua usata da Pippo Romeo risulta ancora oggi abbastanza moderna e piacevole all’ascolto ed alla lettura. Ecco alcuni brani di due Cicalate composte da Don Pippo Romeo.

 

Per conservar l’umano fragil vivere,

ne’ suoi consigli la natura accorta

il sonno e il cibo volle a noi prescrivere.

Di nostra vita questi son la scorta,

vanno uniti d’accordo oltre l’usato,

e l’amicizia a mundi initio este orta.

Molti famosi cigni han cicalato

ed hanno solo in magistrevol dire

ogni cibo usque ad sidera esaltato.

Stimaron altri i loro carmi offrire

al porco, al cacio, alla salsiccia, all’ovo,

ma nessuno lodar stimò il dormire.

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Vieni a me stranier, che vuoi?

La tua Patria? Fu Messina.

Il tuo nome e gli anni tuoi?

Pippo e gli anni una trentina,

Fosti vate? Mai lo fue

Quali furon le opre tue?

Qualche volta un sonettino

Fu sublime? Triviale

Componesti mai in latino?

Rare volte: Bene Male

E perchè creduto un vate?

Perchè feci cicalate.

La tua vita? Un arsenale

fu di vizi ed un complesso.

Ma qual vizio principale

dominotti? Tel confesso:

giorno, notte, e in ogni loco

indefesso sempre al gioco:

ombres, caschera, tresette,

stopo, gof, banco fallito,

biribissi, e di bassette

pantalone assai perito,

e giuocavo con li fiocchi

la pallara e li tarocchi;

qulalche volta di bordello…

Taci, bestia, assai presumi

e profani il mio cervello,

l’aria, il cielo, il mare, i Numi.

Son delitti i vizi tuoi

nè sei degno a star fra noi.

Marco Grassi

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