LA SCUOLA IN CARCERE ACCANTO ALLE DONNE CONTRO TUTTE LE VIOLENZE DI GENERE

Si è tenuto ieri nel teatro all’interno della Casa Circondariale di Gazzi l’interessante incontro “Si può amare da morire, ma morire d’amore No!”, un momento di approfondimento e riflessione sulla violenza di genere, organizzato dai docenti del Centro Provinciale per l’istruzione degli Adulti (C.P.I.A.), con la collaborazione della Casa Circondariale.

Nel corso dell’evento in platea, Giulia Cecchettin, l’ennesimo femminicidio in primo piano nelle cronache,  è stata ricordata con una poltroncina vuota: un “Posto Occupato”, dando seguito alla campagna promossa da Maria Andaloro, a simboleggiare chi avrebbe potuto occuparlo e non può più.

Sul palco si sono succeduti gli interventi: il prof. Giovanni Galvagno, dirigente scolastico del C.P.I.A., ha aperto l’incontro, ponendo in una prospettiva storica la discriminazione di genere; il prof. Massimo Caminiti, presidente del Cinit, ha commentato il cortometraggio “Cristallo” di Manuela Tempesta, incentrato sul mancato coraggio di denunciare una storia di violenza domestica; l’avv. Sandra Crisafulli si è soffermata sulla normazione e la prassi che regolamenta tali reati; la dott.ssa Melina Patanè, nella doppia veste di psicoterapeuta e attrice, ha recitato un toccante monologo prima di sottolineare come educare ai sentimenti sia necessario, così come sensibilizzare con interventi mirati i giovani nelle scuole.

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Tra un intervento e l’altro, i detenuti e le detenute della sezione di media sicurezza, hanno contribuito all’evento con letture dedicate, intense e coinvolgenti, offrendo ulteriori opportunità di riflessione a tutti i partecipanti.

Ha chiuso la mattinata la dott.ssa Angela Sciavicco, direttrice della Casa Circondariale, che ha tirato le fila di quanto esposto e ha espresso soddisfazione per l’interesse mostrato dal pubblico, testimoniato dall’assoluto silenzio in platea, per l’intera durata dell’incontro.

Fondamentali per la riuscita dell’incontro, sono state le musiche e le diapositive scelte da Mario Pollino, che hanno fatto da sfondo ad una panchina rossa, realizzata dai detenuti della sezione maschile. Questa sarà collocata all’interno dell’Istituto penitenziario, come monito per non dimenticare le vittime di femminicidio – donne, madri e mogli.

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