GIAMPILIERI, UN TESORO DI VILLAGGIO

L’antico abitato di Giampileri si sviluppa in una riparata conca del torrente, protetto dalle prossime alture che la nascondono dal mare. Un luogo ideale scelto diversi secoli fa che consentiva una certa vicinanza alla costa con il celebre approdo di Cala San Paolo, pur mantenendosi non individuabile da eventuali pericoli provenienti dal Mar Jonio.

L’ansa in cui si è sviluppato l’importante centro è circondata ancora oggi da verdeggianti giardini che hanno prodotto nel passato una ricca economia agricola che ha varcato li stessi confini comunali.

Le origini di Giampilieri si perdono nella notte dei tempi come testimoniano alcune grotte di contrada Cuturi, frequentate già in epoca preistorica, o a quel leggendario cavaliere giovannita Giovanni Pilieri che nel tardo periodo medievale avrebbe posseduto la profonda valle con la presenza di un proprio molino, senza dimenticare le varie teorie in merito allo scomparso casale di Mallimachi. Comunque, è certa l’importanza in passato di questo territorio delimitato a sud dallo strategico feudo di Scaletta ed a nord dai possedimenti del prestigioso monastero di San Placido Calonerò.

Incerta l’origine di questo antico centro abitato messinese

In origine, forse già prima dell’arrivo dei Normanni, l’unico abitato della vallata era Altolia da cui poi derivarono gli abitati di Molino e Giampilieri.

Infatti, ancora nel 1264 in occasione della fondazione normanna della Grancia Cistercense e poi Certosina di Santo Stefano e San Bruno, alle porte dell’attuale Giampilieri, questo territorio viene indicato ancora come Altolia.

Si dovrà aspettare al 1409 per avere un primo riferimento ad un primordiale toponimo di Giampilieri. Osservando gli elementi architettonici più antichi della chiesa madre e del santuario della Santa Croce, oggi Madonna delle Grazie, possiamo con certezza far rimontare il casale di Giampilieri proprio al XIV secolo.

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Ancora oggi queste mute pietre ci parlano di un grande passato. Varcando la monumentale chiesa madre dedicata a San Nicola cogliamo una ricchezza ed una monumentalità non comune.

Acquasantiere rinascimentali, tarsie marmoree seicentesche, tavole antonelliane e dipinti dei migliori pittori messinesi del Seicento, per passare a sculture di uno dei maggiori artisti dell’Ottocento operanti a Messina.

Suggestivo l’antico santuario della Madonna delle Grazie con la ripida scalinata che si inerpica sul fianco della collina per raggiungere il luogo di culto dotato di alto campanile. Un luogo non casuale, voluto dalla stessa Vergine secondo una antica tradizione ma sicuramente scelto dai Cavalieri di Malta per farvi un proprio luogo di culto legato alla Santa Croce, ma soprattutto un punto di osservazione e controllo.

A Giampilieri era anche presente il prestigioso Ordine Giovannita

Il santuario ancora oggi è l’unico elemento del paese visibile dal mare, posto appositamente per scrutare nel lontano passato i pericoli provenienti dal mare. Una terra ricca di arte e di storia, rigogliosa di verdi giardini e fresche acque, dove per secoli echeggiavano le salmodie di vari ordini religiosi che qui ebbero una propria sede.

Dai monaci Benedettini e Certosini per passare ai frati Cappuccini, ma comunque una forte presenza del rito latino a differenza dalle tante altre valli peloritane ove presidiavano monaci o anacoreti di rito greco o bizantino.

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Comunque, una componente orientale è riscontrabile nel culto a San Nicola e nella denominazione dell’antica chiesa di Santa Lucia già dedicata a San Filippo d’Agira e alla Madonna dell’Idria.

Suggestivi i vicoli di Giampilieri, dall’impianto medievale, che offrono all’attento visitatore vari aspetti architettonici databili dal XVI al XX secolo. Un tessuto urbano significativo e pressoché intatto con i caratteristici archi o dammusi, massicci portali in pietra o più delicati portaletti in arenaria e teorie di ricchi mensoloni o cagnoli. Numerose le fontane distribuite sull’intero spazio urbano, luoghi un tempo vissuti pienamente ed ora un po’ dimessi.

Non passa inosservato lo squarcio creato dalla terribile alluvione del 1 ottobre 2009, quel canalone che, come una grande cicatrice, taglia l’abitato in due. Un evento che ha segnato la storia di Giampilieri, portandosi dietro tante vittime, ma che deve essere motivo di sprono e di impegno, di forza e coraggio.

Come da secoli i portatori affrontano la ripida scalinata per riportare a casa la bellissima statua della Madonna delle Grazie. Un popolo fiero della propria storia e delle proprie radici che mantiene le più autentiche tradizioni e che si immedesima ancor di più con la Passione di Cristo ed il dolore della Madre nella struggente processione dei misteri o delle barette che si inerpica per la Via Dolorosa che raggiunge la Cappella del Calvario, a monte dell’abitato e prossimo al cimitero. Giampileri uno dei più prestigiosi casali di Messina che merita sempre più una attenzione maggiore partendo da un ricco patrimonio di Fede, Storia, Arte e Tradizioni  che custodisce da secoli.

Marco Grassi

 

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