PEPPE NAPPA, “LA MASCHERA SENZA MASCHERA” E’ REALMENTE MESSINESE?

Di norma una maschera di carnevale che si rispetti copre anche il suo volto. Famosi personaggi come Pulcinella o Arlecchino hanno il viso coperto ma nel nostro caso vi è un maschera che non cela la sua identità, stiamo parlando di Peppe Nappa.

La maschera senza maschera è siciliana di nascita ed appartiene ai personaggi carnascialeschi nati tra seicento e settecento nella Commedia dell’Arte assegnandoli ad ogni singola regione italiana. Personaggi caratterizzati dai vizi e da virtù.

Su Peppe Nappa è certa la sicilianità ma è incerta l’effettiva città di nascita.

Taluni parlano di Palermo, altri di Trapani e perfino Sciacca lo ha adottato come simbolo del suo celebre Carnevale. Tra le città che vantano le sue origini vi è pure Messina. Non è questione di campanilismo ma forse la Città dello Stretto ha le carte più in regola. Non va dimenticato che nel campo letterario e della commedia Messina ha giocato sempre un ruolo vincente. Basti pensare a William Shakespare che a Messina ambienta commedie come Molto rumore per nulla (1599) e Moliere Lo stordito ovvero I contrattempi (1655), o per non parlare di Carlo Goldoni che cita più volte la Città dello Stretto ne L’avventuriero onorato (1750), ambientato a Palermo.

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La maschera tipica della Sicilia rappresenta un servo goloso ma agile

Peppe Nappa è un servo pigro, fannullone e goloso. Spesso appare in scena sbadigliando ma quando vuole diventa molto agile eseguendo anche passi di danza.

Viene spesso picchiato per i guai che combina. Le sue origini sono povere derivanti anche dal termine Nappa che in siciliano vuol dire toppa per rammendare i buchi sui vestiti.

Il suo vestito però non si presenta di norma rammendato. Solitamente è celeste chiaro con grandi bottoni, corgiera al collo e con delle caratteristiche maniche e pantaloni molto ampi e lunghi.

Il volto è scoperto con in testa un cappello in feltro e scarpe bianche con la fibbia. Il suo regno è la cucina ove emerge la sua smisurata golosità.

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La nostra maschera compare per la prima volta in due testi teatrali: a Napoli nel 1610 ne Il lazzo del lavaggio dei vestiti e a Parigi nel 1688 ne Il lazzo dello svenimento per sonno.

Peppe Nappa fu adottato dalla città di Sciacca, negli anni 50 del novecento, come maschera del suo antichissimo carnevale.

Viene rappresentato su un carro allegorico fuori concorso e apre annualmente la sfilata carnascialesca, diventando simbolicamente sindaco della città durante i giorni di festa. Questo carro viene bruciato al centro della piazza con intorno il popolo che balla.

Marco Grassi

 

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