MICHELE DE RADA, IL MESSINESE CHE RIDISEGNÒ LA GUARDIA DI FINANZA

 

Messina ha dato i natali a così tante illustre personalità che molte di queste sono dimenticate ed ignorate tanto da non avere intitolata neppure una strada. Oggi ricorre il 185° anniversario di un prestigioso militare che è stato protagonista di importanti fatti militari ma soprattutto fu: tra i fautori della riorganizzazione e militarizzazione della Guardia di Finanza, uno dei primi presidenti nazionali dell’Associazione Nazionale tra gli Ufficiali in Congedo nonché l’organizzatore del primo pellegrinaggio alla tomba di Umberto I.

Stiamo parlando del generale Michele De Rada, uno dei più affermati militari che caratterizzarono la vita del Regio Esercito e della Guardia di Finanza a fine Ottocento. Un valoroso patriota, un grande soldato, ma anche un dotto scrittore. La sua figura è stata recentemente riscoperta dal maggiore Gerardo Severino direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza di Roma. Michele De Rada era nato il 22 gennaio 1838 a Messina da antica e nobile famiglia di origine napoletana. Il padre Nicola De Rada era capitano di fanteria del VII Reggimento Nazionale di Linea Napoli del Regno delle Due Sicilie e avente sede nella grandiosa Real Cittadella di Messina.

La formazione scolastica di Michele sostenne i suoi interessi verso le scienze e delle arti applicate. Già nel 1846, a soli otto anni, dovrà lasciare Messina per seguire le tradizioni militari della sua famiglia. Infatti già in tenera età fu ammesso presso alla scuola militare di San Giovanni a Carbonara per poi passare alla più prestigiosa scuola ufficiali della Nunziatella.

Già nel 1860 lo ritroviamo come capitano addetto alla batteria d’artiglieria nella guarnigione di Capua. Proprio tra settembre e ottobre di quell’anno a Capua si fronteggiarono i garibaldini e l’esercito regolare del Regno Due Sicilie. In questi scontri si distinse per valore e coraggio che per questi fatti militari e fedeltà alla bandiera duosiciliana si guadagnò la Croce dell’Ordine di San Giorgio della Riunione.

Michele De Rada si distinse nel 1860 nella difesa di Capua

Fatta l’Unità d’Italia il capitano De Rada transitò nel novello esercito italiano. In un primo momento fu destinato al I Reggimento Operai e Pontieri d’Artiglieria, con sede a Torino, del quale fu comandante di una delle otto Compagnie, per poi passare al II Reggimento Artiglieria da Piazza della stessa città.

Nel 1866 partecipò alla III Guerra d’Indipendenza al comando di una Compagnia del II Reggimento Artiglieria nell’ambito della nota Armata del Mincio agli ordini del generale Alfonso Ferrero della Marmora. Nel 1869 verrà trasferito al Ministero della Guerra ove vi rimase fino al 1871, quando promosso al grado di maggiore, fece ritorno al proprio reggimento, ove avrebbe operato sino alla promozione a colonnello.

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Promosso Tenente Colonnello nel 1877, Michele De Rada fu posto al comando del XII Reggimento Artiglieria da Campagna, denominato poi XVI Reggimento Artiglieria da Fortezza, con sede a Capua. Poi passerà a Foligno al comando del I Reggimento Artiglieria da Campagna per raggiungere poi la Capitale come comandante dell’Artiglieria da Campagna con il grado di generale di brigata.

Con questo grado nel 1891 Rada fu chiamato alla prestigiosa presidenza del Consiglio di Disciplina per gli Ufficiali della Guardia di Finanza per gli eccellenti trascorsi di servizio ma soprattutto per le doti di studioso di questioni strategiche, con particolare riferimento all’organizzazione dei reparti addestrativi.

Il consiglio aveva il compito di giudicare riguardo alle trasgressioni disciplinari commesse dagli ufficiali delle Fiamme Gialle. Ma oltre a giudicare questo organismo gettò le basi alla ristrutturazione della Guardia di Guardia a partire dal riconoscimento delle stellette e quindi alla militarizzazione. Si pensò alla parificazione dei gradi dei finanzieri con quelli dell’esercito.

La futura organizzazione della Guardia di Finanza passa dalle idee del De Rada

Un ruolo fondamentale lo ebbe il nostro concittadino De Rada che affrontò la propria carica con convinta autorevolezza, facendosi subito intermediario fra i Ministeri della Guerra e delle Finanze affinché si addivenisse in tempi brevi all’ammodernamento del Corpo Militare agendo come un vero primo comandante generale della Guardia di Finanza.

Celebri furono le sue ispezioni in giro per la Penisola. Una delle sue prime visite ispettive la volle fare alla sua Messina il 7 aprile del 1892 e riguardò il Comando e anche il Deposito Allievi Guardie che forniva l’addestramento del personale adibito al contingente di Mare.

All’infaticabile generale si devono anche il tentativo di estendere al Corpo l’uso delle stellette militari, l’importante studio sulla divisa dei finanzieri ma anche del distintivo. Il De Rada in persona nel 1892 preparò la bozza di un Regio Decreto con il quale si doveva estendere al Corpo l’uso delle stellette a cinque punte.

Per quanto riguarda, invece, la nuova divisa, l’attuazione pratica di un suo studio trovò accoglimento, alcuni anni dopo, con l’approvazione delle Istruzioni sulla divisa della Guardia di Finanza in cui egli studiò e propose utili ed artistiche modifiche all’uniforme che incontrarono grande gradimento in particolare per il cappello.

In nuovo distintivo del Corpo sarà composto da cornetta da cacciatore, granata con fiamma e fucili incrociati, in sostituzione del semplice stemma sabaudo. La preziosa opera del generale De Rada fu interrotta dal suo collocamento in congedo. Terminava così un biennio denso di soddisfazioni per la Guardia di Finanza, ma soprattutto per i finanzieri, che dedicheranno al generale non poche lettere di ringraziamento e toccanti articoli. Il generale De Rada da pensionato non si dedicherà alla vita politica, come tanti suoi colleghi, ma si impegnerà all’associazionismo militare diventanto uno dei primi presidenti nazionali dell’Associazione tra gli Ufficiali in Congedo.

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Per anni fu protagonista dell’associazionismo militare nazionale

Sempre in prima fila per l’inaugurazione di monumenti risorgimentali nella Capitale, fu tra i promotori del Comitato permanente per i festeggiamenti a Porta Pia e del primo raduno nazionale delle Società Militari del Regno.

Quest’ultimo avvenne il 20 settembre 1895 con grande partecipazione popolare che permise a migliaia di ex combattenti del Risorgimento Italiano di raggiungere per la prima volta Roma. De Rada lavorò moltissimo affinché i militari in congedo fossero parte attiva di quella ventata di patriottismo di cui l’Italia aveva bisogno, soprattutto in quello scorcio di secolo nel quale le tensioni sociali erano all’ordine del giorno, con i conseguenti pericoli che da ciò derivavano.

Non va dimenticato altresì che il messinese Michele De Rada fu anche autore di vari articoli e saggi pubblicati in gran parte dalla Rivista Militare Italiana. De Rada diede anche alle stampe un raro studio dal titolo Quadri tecnici e quadri combattenti dell’Artiglieria: Lettera al Tenente Generale Achille Afan de Rivera, Ispettore d’Artiglieria con il quale si fece promotore di innovativi suggerimenti onde migliorare le condizioni operative e d’impiego della sua amata Arma d’Artiglieria.

Memorabile fu l’organizzazione del pellegrinaggio nazionale alla tomba di Umberto I. Al culmine delle sue attività il 17 Maggio 1901 cessava di vivere all’età di sessantatre anni. Riposa presso una monumentale tomba al cimitero del Verano di Roma. Il monumento è opera dell’amico scultore Vito Pardo e fu inaugurato il 1 Giugno 1905 alla presenza dei Sovrani d’Italia, dei Presidenti di Camera e Senato, ma soprattutto di una numerosa schiera di ufficiali d’Artiglieria. Un grande Messinese che andrebbe ricordato anche nella sua Città.

 

Marco Grassi

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