LA VIOLENZA SULLE DONNE È ANCHE ECONOMICA: COME DIFENDERSI

Manca poco al 25 novembre, giornata in cui si celebra la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza la violenza contro le donne, al di là del rito è un modo per ricordare tutte le donne che non ci sono più per mano di chi diceva di amarle, affinché le loro storie non affondino nel silenzio, ma risveglino coscienza e civiltà in ciascuno di noi.

Un pensiero anche a tutte quelle donne che si trovano “prigioniere” nelle loro case che devono sapere che le Istituzioni sono presenti ed attive, che ci sono le case rifugio e i centri antiviolenza sempre pronti a sostenere chi è in difficoltà.

Qual è l’impegno delle Consigliere su questi temi?

 Come Consigliere di Parità siamo impegnate a prevenire, contrastare ogni forma di discriminazione e di violenza, ma anche aiutare concretamente le donne che vivono questa condizione di fragilità.

Infatti, a seguito di un Protocollo interistituzionale sottoscritto in Prefettura a Messina nel 2018, grazie alla sinergia tra il Centro per l’Impiego di Messina e l’Ufficio della Consigliera di Parità che opera nella stessa sede di Via Dogali, è stato avviato un progetto pilota, uno Sportello Donna per aiutare concretamente le donne vittime di violenza,  nella ricerca di un lavoro o di un percorso professionale.

Inoltre, sempre in seguito al Protocollo, sul sito della Prefettura di Messina è presente la Carta dei Servizi, un opuscolo informativo per conoscere tutele, servizi sanitari, comunali e del privato sociale esistenti sul territorio, nonché degli aspetti normativi e delle tutele in ambito lavorativo.

Un aiuto concreto anche attraverso un ciclo di 7 webinar gratuiti (da ottobre a dicembre 2022), fortemente voluti dalla Camera di Commercio di Messina insieme al Comitato per l’Imprenditoria Femminile, in collaborazione con l’Ufficio della Consigliera di Parità, con lo scopo di informare le donne sull’importanza dell’indipendenza economica anche come strumento sia per prevenire quanto per combattere la violenza.

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Pertanto, uno di questi webinar si terrà il prossimo 23 novembre sul tema “Empowerment e prevenzione della violenza di genere per lo sviluppo del benessere finanziario delle donne”, sarà proprio sull’indipendenza economica delle donne vittime di violenza.

 

Che aspetto ha questo tipo di violenza?

Una forma di violenza, spesso sottovalutata ma di fatto ostacolante, che racchiude una serie di atteggiamenti di controllo nei confronti di una persona, limitandone la libertà sotto la costante minaccia di vedersi negate le risorse finanziarie, la possibilità di avere un lavoro, un’entrata finanziaria personale e di poterne usufruire secondo le proprie volontà.

Per quanto il riconoscimento di questa forma di violenza sia più recente rispetto alle altre, è stata riconosciuta come una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne – all’articolo 3 della Convenzione di Istanbul.

Dipendere dal proprio marito o compagno è spesso sottovalutato dalle donne stesse, mentre saper gestire il proprio denaro, dovrebbe essere l’obiettivo da raggiungere sin da subito per un rapporto di parità.

È fondamentale, infatti, avere la consapevolezza dei propri diritti, delle proprie capacità e di quanto sia indispensabile avere una propria autonomia: ecco perché occorre agire non solo a livello economico, ma anche formativo per aumentare le competenze.

 

Dipende anche dal grado di istruzione?

In Italia il 48% delle donne che hanno studiato ma non hanno preso la maturità non ha un reddito personale: sono dipendenti economicamente da qualcuno quasi il 40% delle donne tra i 25 e i 44 anni e delle donne nella fascia di età 55 – 64 anni. Sono invece più protette dai rischi della violenza economica le donne laureate tra i 25 e i 44 anni, dal momento che per l’80% hanno un reddito personale grazie al loro elevato livello di istruzione. Alle nostre latitudini, il problema è ancora più serio, perché come sappiamo il tasso di occupazione femminile è il più basso d’Europa, quindi trovarsi in condizione di precarietà e di povertà è molto più probabile.

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In quali ambiti la possiamo riconoscere?

Ci possono essere tre diversi ambiti in cui riconoscere la violenza economica: individuale, relazionale e sociale.

Nel primo caso la scarsità di risorse economiche che pone la donna in condizione di povertà, di svantaggio, quindi di vulnerabilità può diventare fattore di esasperazione anche verso comportamenti violenti.

Dal punto di vista relazionale, la violenza economica rappresenta nella dinamica di coppia una leva da parte degli uomini violenti per esercitare anche una forte pressione psicologica sulla partner che viene condizionata e controllata nella scelta ad esempio di lavorare e quindi di acquisire, usare e mantenere le risorse finanziarie.

Dal punto di vista sociale, la violenza si inserisce all’interno di dinamiche pubbliche che riguardano il quartiere in cui si vive, il posto di lavoro, i servizi sul territorio. Rivestono, quindi, grande importanza gli investimenti pubblici nella prevenzione, cura e contrasto del fenomeno, ma anche sostegno attraverso misure ad hoc come ad es. borse lavoro, bonus per l’assunzione delle donne vittime di violenza come ha fatto la Regione Toscana.

Quali conseguenze quindi?

Non vi è dubbio che la violenza economica possa avere delle conseguenze anche gravi, in quanto può impedire alla vittima di abbandonare un partner violento, condizionando pesantemente la vita anche a medio-lungo termine, nonché quella dei loro figli.

Chi volesse seguire il webinar del 23 novembre?

Potrà fare richiesta inviando una mail entro il 22 novembre p.v. all’indirizzo: urp@me.camcom.it e riceverà il link per collegarsi. I lavori inizieranno alle ore 14,30 per concludersi alle ore 16,30.

 

 

  

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