GUIDA ALL’IDENTITÀ DI GENERE: COS’È E QUALI SONO I TIPI DI GENDER

Si parla sempre più spesso  di identità di genere e tanti sono i termini attualmente usati per definire chi non si identifica nel sesso assegnato alla nascita. Iniziamo definendo cosa si intende per identità di genere. L’identità di genere è, secondo la definizione che ne dà Wikipedia: “il senso di appartenenza di una persona ad un sesso e ad un genere (maschile, femminile o non binario) con cui essa si identifica”.

Quando un bambino nasce gli viene assegnato un sesso, maschio, o femmina, in base ai suoi organi genitali esterni. Con la parola “sesso” ci riferiamo esclusivamente all’anatomia di una persona, mentre con “genere” intendiamo sia la percezione che ciascuno ha di sé in quanto maschio o femmina (cioè l’identità di genere), ma anche il sistema socialmente costruito intorno a quelle stesse identità (cioè il ruolo di genere).

Alcune persone pur essendo  donne dal punto di vista anatomico, si sentono uomini, oppure né donne né uomini, oppure donne in alcuni periodi e uomini in altri o viceversa. Ciò non ne definisce necessariamente l’orientamento sessuale, cioè il tipo di persone da cui si è sessualmente attratti e che può anch’esso variare nel corso della vita.

Di identità di genere si iniziò a parlare già dagli anni ’50 quando si cominciò ad usare il termine gender e, grazie ai dibattiti aperti da alcune femministe di origine statunitense alla fine degli anni ’60, della definizione del genere si cominciò ad occupare anche la politica oltre che la sociologia.

Nel tempo i termini, inizialmente usati per definire in modo dispregiativo chi aveva un orientamento sessuale diverso da quello eterosessuale, si sono evoluti sempre più e dagli anni ’90 è stato introdotto l’acronimo LGBT cui ultimamente si sono aggiunte sempre più lettere (LGBTQIA+, LGBTQIAPK+, LGBTQQIA+) per indicare la sempre maggiore difficoltà ad identificarsi in uno di questi generi. Vediamo qual è il significato delle lettere di questo acronimo:

  • Lesbica , Gay, Bisessuale, Transgender (chi non si riconosce nel sesso assegnato alla nascita)/ Transessuale (chi intraprende il processo di transizione)
  • Queer (usato per chi non vuole identificarsi in un’etichetta)
  • Intersessuale (chi possiede caratteri sessuali che non definibili come esclusivamente maschili o femminili, per esempio la contemporanea presenza di testicoli e vagina)
  • Asessuale (chi prova poca o nessuna attrazione sessuale)
  • Pansessuale (chi è attratto da tutti indipendentemente dal loro genere sessuale)
  • Sessualità Kink (chi usa pratiche sessuali consensuali come il bondage o altri)
  • Questioning (chi sta cercando di capire come descrivere ed etichettare la propria identità di genere)
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mentre il segno + sta ad indicare altri orientamenti sessuali o identità di genere.

Di certo anche dal punto di vista biologico ci sono molte sfumature diverse dell’essere maschi o femmine. Entrano, infatti, in gioco tanti fattori come i cromosomi sessuali che non sono sempre e solo XX o XY, gli ormoni, la presenza e la forma dei genitali esterni e interni. Ci sono sfumature anche quando si parla di orientamento sessuale. Per quanto riguarda l’identità di genere le cose sono ancora più complicate, se possibile, visto che il genere non c’entra con l’anatomia.

Nel DSM-5 si parla di gender dysphoria (disforia di genere), una condizione clinica in cui l’avvertire discrepanza tra il proprio sesso biologico e la propria identità di genere causa un disagio clinicamente significativo e compromette il funzionamento sociale e lavorativo.

Certamente sono sempre di più gli adolescenti che non si sentono a proprio agio nel genere che è stato loro assegnato alla nascita. Ultimamente c’è stato un sempre maggiore aumento di casi di incongruità di genere o atipia, come è stato concordato di definirli dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per cui possiamo dire che stiamo assistendo ad una sorta di “transgender emergence” che sta causando un imponente dibattito culturale e politico.

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Attualmente l’identità di genere non conforme viene da molti considerata come una «normale variante dell’espressione umana».

Alcune organizzazioni LGBT hanno chiesto, e talora ottenuto in alcune nazioni, che queste persone non siano sottoposte ad alcun tipo di valutazione psicologica dando come un dato di fatto che sia sufficiente la richiesta di cambiare nome o genere per ottenerlo e sia permesso l’uso di bloccanti ormonali prima della pubertà, anzi per bloccarne l’avvento.

Di certo si tratta di un argomento molto delicato e oggetto di discussione sia in ambito politico, sociale ma anche psicologico. Noi psicoterapeuti veniamo consultati da un adolescente o dai suoi genitori nel momento in cui il non riconoscersi nel proprio sesso o nel proprio corpo o il capire di avere un orientamento omosessuale comporta sofferenza.

Per il clinico è una sfida importante districarsi tra i vari e differenti fenomeni legati all’ identità di genere, e inoltre distinguere la persona che esprime con la sua scelta una variante normale dell’espressione di genere e coloro per i quali queste manifestazioni potrebbero essere espressione di un problema psicologico che va affrontato.

Di certo non è sempre semplice capire evitando di patologizzare quella che potrebbe essere solo una scelta ma al contempo non riuscire a vedere se dietro a tale scelta c’è invece un problema diverso.

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