IL MESSINESE CON IL TITOLO DI PRINCIPE DEL SACRO ROMANO IMPERO

Il 6 novembre 1730 a soli trentotto anni morirà prematuramente a Saponara un prestigioso personaggio che segnò fortemente la vita politica e culturale di Messina.

Stiamo parlando del messinese Vincenzo Di Giovanni Principe del Sacro Romano Impero e Duca di Saponara.

Già in tenera età acquisì il titolo di Principe di Montereale e ben presto il titolo di Duca di Saponara per la prematura morte del padre Domenico. Tra i suoi prestigiosi incarichi fu eletto nel 1714 Governatore dell’Arciconfraternita di Nostra Signora della Pietà sotto il titolo di San Basilio degli Azzurri e, come da tradizione familiare, Confrate del Grande Ospedale.

Altresì per la morte di sua zia Vittoria Zappata ottenne anche il titolo di Marchese di Villa Zappata.  Ma da questa zia paterna ebbe in eredità anche il prestigioso e remunerativo Ufficio di Corriere Maggiore del Regno di Sicilia, cioè la gestione della posta per l’intera Isola.

Tra gli eventi in cui partecipò è documentata la sua presenza alla cavalcata dei nobili messinesi per l’acclamazione a Re di Spagna di Filippo V di Borbone nel 1701 ed altresì anche a quella del 1713 in onore del Duca Vittorio Amedeo di Savoia, acclamato e riconosciuto Re di Sicilia dai tre bracci del Parlamento di Sicilia. Lo stesso Vincenzo rappresentò ufficialmente la Città Messina all’incoronazione del predetto sovrano, il 24 dicembre dello stesso anno, nella Cattedrale di Palermo. Il nobile messinese portò i saluti della Città dello Stretto, ma anche le richieste di poter godere degli antichi privilegi. Il monarca rispose alla Città con una lettera in cui comunicava che aveva a cuore Messina e che non avrebbe mancato di aiutarla. Ma, firmato poco dopo il Trattato della Quadruplice Alleanza, Vittorio Amedeo rinunziò alla Sicilia a favore della Sardegna. Dopo sanguinosi combattimenti tra tedeschi e spagnoli, Nicolò Pignatelli Duca di Monteleone, a nome di Carlo VI d’Asburgo Austria, prese possesso dell’Isola ed l’1 novembre 1719 nominò Vincenzo Di Giovanni Protonotaro del Regno.

Vincenzo Di Giovanni acclamò a Messina il Duca di Monteleone Vicerè di Sicilia

Lo stesso Vincenzo lesse nella Cattedrale di Messina la patente imperiale con cui si dava il titolo di Viceré di Sicilia allo stesso Duca di Monteleone. Il Duca di Saponara intervenne così all’ennesima cavalcata in onore dell’acclamazione dell’Imperatore d’Austria a Re di Sicilia, avvenuta a Messina il 20 ottobre 1720. Ma la massima onorificenza per se e i suoi discendenti Vincenzo Di Giovanni l’ebbe proprio da Carlo VI in persona. Il 27 settembre 1723 l’Imperatore lo volle nominare Consigliere Aulico di Stato, Principe del Sacro Romano Impero con il trattamento di Altezza e Conte Palatino perchè di discendenza da sangue imperiale e per i servizi prestati al monarca nell’assedio di Messina. Altresì a Vienna il 4 luglio 1727 concesse in feudo nobile, chiamandolo consanguineo nostro e Principe del Sacro Romano Imperio, il già citato ufficio di Corriere Maggiore della Posta di Sicilia per se e i suoi figli. Al di là dell’effettivo potere che questi titoli conferivano, è importante sottolineare il favore riservato dagli Asburgo d’Austria, sovrani di Sicilia dal 1720 al 1734, ad una famiglia che evidentemente veniva riconosciuta tra quelle a loro fedeli durante la Guerra di Successione Spagnola, una conferma della linea politica di lealtà alla Corona, mantenuta già durante la Rivolta di Messina. Effettivamente Vincenzo Di Giovanni godeva del merito di essere stato tra i primi nell’isola a sostenere gli austriaci fornendo aiuti agli eserciti imperiali stanziati a Messina.

 Era sposo di Flavia Pagano Principessa di Ucria e Baronessa di Santa Domenica

 Il 26 aprile 1711 aveva già sposato Flavia Eustochio Pagano, Principessa di Ucria, Baronessa di Santa Domenica, Porrito, Iuncarà, Puzzuleo, Villano e Gurafi Occidentale, figlia unica del Principe Antonio Filiberto Pagano – Risicato – Marquett e di Laura Maria Lombardo. Proprio in quel periodo, per festeggiare il suo matrimonio con l’esponente ed unica erede di casa Pagano, Vincenzo Di Giovanni fece affrescare al noto pittore messinese Filippo Tancredi la volta del salone principale del suo palazzo. Vincenzo Di Giovanni, che aveva fatto testamento il 27 maggio 1726 presso il notaio Antonino Faudali di Messina, morirà prematuramente a soli 38 anni a Saponara il 6 novembre 1730 e verrà sepolto presso la tomba eretta dalla figlia Vittoria nella chiesa madre di Saponara. La grande tomba, posta nel transetto, a ridosso della cappella di famiglia dedicata a San Nicola, si compone di un sobrio sarcofago intarsiato, poggiante su una base con iscrizione con grande baldacchino, retto da un putto che incornicia il ritratto ovale del Principe con il suo stemma araldico completo. Nella chiesa di Santa Teresa delle Carmelitane Scalze, costruita dalla figlia Suor Laura, verrà eretto un mausoleo in suo onore solo nel 1757 con medaglione, stemma ed iscrizione, un tempo posti nella sagrestia ed oggi posto all’esterno del Museo Regionale.

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I prestigiosi titoli di Vincenzo passarono agli Alliata tramite la figlia Vittoria

Questa coppia ebbe come figlio primogenito Domenico, morto prematuramente, e le figlie: Vittoria, che subentrerà ai titoli del padre e del fratello e che sposerà Domenico Alliata Principe di Villafranca; Elisabetta che sposerà Pietro Ardoino, Principe d’Alcontres e di Palizzi, figlio di Michele Ardoino e Furnari, Grande di Spagna, e di Caterina La Rocca e Di Giovanni Principessa d’Alcontres; Girolama che sposerà Guglielmo Moncada Principe di Calvaruso; Laura che scelse la vita claustrale prendendo i voti di monaca teresiana con il nome di Suor Laura del Cuore di Gesù e dopo la morte del padre destinò la sua parte dell’eredità per la costruzione della monumentale chiesa di Santa Teresa. Di Vincenzo Di Giovanni si conserva, nell’Archivio di Stato di Messina, un ampio e dettagliato inventario dei suoi beni stilato il 10 febbraio 1731, che ben documenta l’apice del potere della famiglia Di Giovanni con il Principe Vincenzo. Molto interessante anche la precisa Divisione bonorum quod Ill. D. Vincentis de Joanne et Napoli del 15 ottobre 1731 dove la vedova Flavia Pagano, con la consulta di Ascanio Russo, Giudice della Regia Udienza, ed assistenza dell’Abate Domenico Donia divide alle figlie i beni ereditati dal padre. Vengono dettagliatamente spartite alle quattro sorelle …giocali d’oro, giogali d’argento, pitture, orologi, mobili, suppellectili… Da questa suddivisione di beni alla primogenita Vittoria spetteranno un maggior numero di oggetti. Da questi inventari risulta che Vincenzo Di Giovanni possedeva una ricca collezione di dipinti, argenti e porcellane. Non mancava anche una ricchissima biblioteca. Queste ricche collezioni documentavano la ricchezza ma anche la vasta cultura di questo importante aristocratico messinese dimenticato.

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Marco Grassi

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