LA PENISOLA DI SAN RAINERI E IL SUO LEGAME CON IL SANTO PATRONO DI PISA

 

La Zona Falcata è una fondamentale porzione del territorio della Città di Messina, sintesi della sua grande storia grazie ai suoi giacimenti archeologici, al suo vasto bagaglio di miti e leggende, senza dimenticare gli importanti aspetti legati alla navigazione, in particolare alla presenza di arsenali e cantieri navali.

Non è assolutamente da trascurare l’ambito difensivo e militare con le formidabili fortezze della Cittadella e del SS. Salvatore, che testimoniano ancora oggi la singolare importanza strategica di questa penisola posta tra lo Stretto e la Città.

Altro ambito significativo, legato a questi luoghi, è quello religioso e spirituale. Nella notte dei tempi si perde la tradizione che vede questo strategico territorio di proprietà del patrizio romano Tertullo degli Anici che lo lasciò in dote al proprio figlio, il monaco e martire benedettino San Placido, inviato a Messina da San Benedetto nel 535 per fondare il primo monastero benedettino di Sicilia.

Per diversi secoli infatti questo territorio verrà denominato proprio come lingua di San Placido per essere poi storpiato in lingua o penisola di San Giacinto. Uno spazio prossimo alla Città ma allo stesso tempo solitario che accolse ai suoi primi albori anche la vita eremitica e monastica.

Proprio questa presenza ascetica porterà al cambio della sua denominazione in penisola di San Raineri. Raineri infatti era un eremita di chiara santità che per un certo periodo scelse queste dune sabbiose come suo deserto spirituale.

 

Il nome della penisola si lega al patrono di Pisa

La sera era dedito ad accendere fuochi per indicare ai naviganti la giusta rotta ed il pericolo del prossimo gorgo di Cariddi. Questo santo eremita dovrebbe identificarsi con Ranieri Scaccieri patrono di Pisa che durante il suo viaggio in Terrasanta sostò nei nostri lidi, per un non breve periodo, per fare poi ritorno nella sua città natale, ove morirà nel 1161.

La vita monastica nella Zona Falcata sarà ampiamente sancita dalla fondazione sulla sua estrema porzione del celebre monastero del SS. Salvatore che diverrà un importante avamposto di fede e cultura. Già nel 1131 per volontà di Ruggero II era sorto questo cenobio il cui abate verrà posto a capo di tutto il monachesimo orientale di Sicilia e Calabria con il particolare titolo di Archimandrita.

Per dare avvio a questo importante centro religioso arrivarono dalla vicina Calabria figure del calibro di San Bartolomeo da Simeri, come primo abate, e poi San Luca, come primo Archimandrita. Nei secoli il monastero dell’Archimandritato del SS. Salvatore diventerà importante centro spirituale ma anche cenacolo culturale e custode della cultura greca in Italia.

Questa storia ebbe la sua conclusione nel 1546 per la realizzazione di una nuova fortezza al posto del monastero che verrà ricostruito alla foce del torrente Annunziata. Ancora oggi questo castello porta il nome del SS. Salvatore e dal 1934 ospita nella sua estremità la colossale stele della Madonna della Lettera, eretta per volontà dell’Arcivescovo Mons. Angelo Paino.

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A ricordo con l’antico legame con San Placido in epoca medievale era sorto nella penisola un piccolo monastero benedettino dedicato al Martire messinese e dipendente dal monastero della Maddalena. In questa antica struttura si trasferì nel 1674 un reclusorio femminile che era stato fondato già nel 1632 dal sacerdote Sebastiano De Cellis nei pressi della Torre Vittoria.

Qualche anno dopo, per la costruzione della Real Cittadella, questa struttura di beneficienza fu demolita e le indigenti fecero ritorno nel sito originario, chiamato poi popolarmente il Serraglio. Da sempre il braccio di San Raineri fu utilizzato anche come luogo di isolamento e sepoltura.

Nel 1576 in occasione di una terribile epidemia fu eretta tra le dune una struttura in legno per ospitare gli appestati con accanto un cimitero ove seppellire le tante vittime. Per il sostegno spirituale fu creato un oratorio sempre in legno dedicato alla Madonna delle Grazie.

Finita l’epidemia l’intera struttura fu data alle fiamme ad eccezione della piccola chiesa. Su interessamento del nobile Giovanni Mantiglia, che in quella epidemia aveva perso il suo unico figlio, fu edificata nel 1579 una chiesa in muratura e posto sull’altare maggiore un bel dipinto raffigurante la Madonna delle Grazie con ai lati San Rocco e San Sebastiano, da sempre considerati protettori contro la peste.

L’edificio sorse accanto ai luoghi di sepoltura e così tanti messinesi visitavano questa chiesa in suffragio dei defunti ivi sepolti. La chiesa fu lasciata in eredità dalla famiglia Mantiglia all’Arciconfraternita del Rosario del convento di San Gerolamo.

Nel corso dei secoli diversi ordini religiosi si stabilirono nella zona falcata

Nel 1620 vi si stabilirono i Carmeliani Scalzi ma nel 1681, sempre per edificare la Real Cittadella, il convento e l’annessa chiesa della Madonna delle Grazie fu demolita ed al suo posto eretta la monumentale porta di mare della fortezza che verrà denominata Porta Grazia, oggi a piazza Casa Pia.

All’inizio della Zona Falcata, in prossimità del piano di Terranova, già prima del 1537 era stata edificata una chiesa in onore di Santa Restituta come sede di una confraternita che dava degna sepoltura ai condannati a morte. La chiesa successivamente verrà concessa agli Agostiniani Scalzi, giunti a Messina nel 1611 a seguito di padre Vincenzo Lo Miglio.

Gli Agostiniani riedificarono integralmente il tempio e la prima pietra fu posta nell’ottobre del 1614 alla presenza dell’arcivescovo mons. Pietro Ruiz e del vicerè Pietro De Giron duca d’Ossuna. Padre Lo Miglio qualche anno dopo fece erigere accanto una chiesa dedicata a San Giovanni Decollato concedendola alla confraternita che aveva già sede a Santa Restituta.

Il complesso agostiniano fu uno dei pochi risparmiati dalle demolizioni per la costruzione della Cittadella e dai fatti d’armi della guerra di Successione Spagnola, ma dovette soccombere al terremoto del 1783. Nel 1687 era sorta, sempre nella Zona Falcata, una chiesa ed un monastero femminile di stretta clausura carmelitana dedicato a Santa Teresa.

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Il complesso religioso era stato fatto edificare dalla marchesa Girolama Zappata de Tassis. Il complesso religioso sorse accanto al preesistente convento di Santa Maria delle Grazie, retto dai Carmelitani Scalzi. L’assedio della Real Cittadella tra il 1718 e il 1719 apportò gravi danni all’edificio tanto da far decidere alle monache la sua totale demolizione e il trasferimento nel centro cittadino presso il quartiere dei Gentilmeni, nella vallata del Portalegni.

Nei lavori di costruzione della Cittadella venne distrutta anche la chiesa e convento dei padri Trinitari Scalzi Riformati che nel 1684 si trasferirono nell’antica chiesa della Madonna del Piliere, che sorgeva fin dal XV secolo vicino al palazzo Reale.

Anche la Cittadella aveva un proprio luogo di culto

Nel 1761 all’interno della Real Cittadella fu ufficialmente aperta la chiesa di Santa Barbara, parrocchia vicaria di San Nicolò all’Arcivescovado. L’edificio di culto, posto all’interno del Bastione Norimberga, insieme a quello interno al castello del San Salvatore, fu istituito per la cura delle anime di coloro che per ragioni di servizio militare abitavano nella penisola di San Ranieri.

In realtà fu resa ufficiale una situazione di fatto già presente almeno dal 1757. Questa nuova sede parrocchiale fu necessaria per la numerosa presenza di truppe nella penisola di San Ranieri e per tali motivi il parroco di San Nicolò, avente già un vasto e popoloso territorio da amministrare, concesse una certa autonomia per la zona falcata alla chiesa vicaria appositamente istituita.

La chiesa era intitolata a Santa Barbara sotto il titolo della Madonna della Lettera con il particolare appellativo di in magna arce. La chiesa era in realtà una cappella all’interno della fortezza, prevista già dal progetto del Grunenbergh, anche se nelle intenzioni originali questo edificio religioso avrebbe dovuto essere una struttura con una propria autonomia architettonica, anche se inserita nel perimetro della Cittadella.

In realtà la chiesa fu collocata all’interno del bastione Norimberga e fu in seguito trasformata in magazzino. Diretta continuatrice della tradizione religiosa di questi luoghi ed in particolare delle Parrocchie Vicarie di Santa Barbara e del SS. Salvatore è l’attuale Cappella di Santa Barbara all’interno della base navale della Marina Militare di diretta pertinenza dell’Ordinariato Militare per l’Italia.

A pochi metri da questa cappella atterrò il 12 Giugno 1988 San Giovanni Paolo II in occasione della storica visita a Messina per la canonizzazione di Eustochia Smeralda Calafato. Un non casuale passaggio di un grande Santo, a conferma della plurisecolare santità di questi luoghi.

Marco Grassi

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