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ILARIA VENTURINI FENDI PREMIATA ALL’HORCYNUS FESTIVAL 22

Nell’ambito di Orizzonti – Transizione ecologica e giovani generazioni”, ha avuto luogo la XX edizione dell’Horcynus Festival nella sua versione autunnale. Ieri 14 ottobre si è dato il via ad un dialogo costruttivo sul riconoscimento e il mutamento climatico ed il conseguente comportamento etico da assumere. Special guest della serata la designer green Ilaria Venturini Fendi, con la quale si è parlato di design sostenibile, economia circolare, transizione ecologica e della sua esperienza diretta nel settore.

Alle 17:30 con un grande applauso si è dato il benvenuto alla designer, impegnata per la salvaguardia dell’ambiente da quasi vent’anni. Subito dopo l’inizio dell’intervista realizzata da Giorgia Turchetto, Responsabile dell’Agenzia di Promozione dei Parchi della Bellezza e della Scienza promossi dalla Fondazione di Comunità di Messina.

“Un’imprenditrice agricola biologica con l’hobby del riuso”

Ad oggi è così che Ilaria Venturini Fendi ama definirsi. Figlia di Anna Fendi, è da sempre legata al design grazie appunto alla sua appartenenza alla maison di lusso romana. Dopo la morte del padre, amante della natura, decise di seguire le orme della mamma nella moda. Quindi l’inizio degli studi e lo stage presso Chanel. Poi primi anni della sua carriera li ha dedicati al brand in qualità di Shoe designer Fendi e Direttore Creativo Accessori Fendissime lavorando a fianco di grandi creativi come Karl Lagerfeld.

“Lavorare accanto a creativi di questo calibro mi ha insegnato l’amore per il bello e del fatto bene. Il lavoro creativo quindi per me è stato spontaneo”

Nel 2000 con l’avvento del mondo della finanza nel settore tutto si è accelerato. Fendi è stata venduta al gruppo LVMH. Ma i ritmi che a quel punto la moda le imponeva di anno in anno sempre più incalzanti, con le nuove collezioni in continua uscita e le precedenti messe da parte dopo pochi mesi, non le appartenevano. Ne era completamente in disaccordo “non riuscivo a dare più senso vero a quello che facevo e nono riuscivo più ad apprezzarlo”.

Nel 2003 decide di mettersi in pausa dal fashion e di dedicarsi al suo animo green. Dopo una lunga ricerca di un posto per il suo cavallo, trova “I Casali del Pino”. Il suo, come lo definisce, è stato un amore a prima vista. Un’azienda agricola alle porte di Roma che nell’arco di tre anni ha convertito al biologico. Anni che le sono serviti per imparare, studiare per diventare imprenditrice agricola e mettere in atto un nuovo progetto. Nel 2006, nasce il suo brand Carmina Campus, in cui unisce le sue due passioni, creando una moda ecosostenibile.

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Non rifiuto il consumo, ma consumo il rifiuto

Una sera dovevo partecipare ad un evento organizzato dall’associazione Aidos, insieme alla mia famiglia. Trovai dal mio armadio una conference bag e per quell’occasione decisi di customizzarla con tutti gli scarti che avevo in casa dandole così una nuova vita. Quando la videro mi dissero che probabilmente in magazzino avevano altre 90 borse come quelle, quindi le realizzai e le vendemmo.”.

Cosi nacquero proprio le prime borse a marchio Carmina Campus. Un nome derivante dal latino sbagliato con il significato “le odi del campo” lì proprio dove tutto si è generato e la sua vita è cambiata. Con un pay off molto particolare appunto “non rifiuto il consumo ma consumo il rifiuto”. L’obiettivo di cercare di trovare un’altra forma per fare le cose belle ma in modo meno impattante. Non si rifiuta il consumo di cose che non sono di prima necessità ma si cerca di dare loro un altro senso. Quindi lavorando con materiali di riciclo.

Il suo è un progetto di economia circolare in cui gli accessori sono basati su una produzione che utilizza materiali già esistenti e di scarto, poi lavorati da artigiani italiani per creare borse, accessori e oggetti d’arredo. Creando dei pezzi unici numerati.

“Mentre lavoravo mi resi conto che i principali materiali di scarto potevo reperirli proprio dagli stock dei magazzini, nelle industrie e non solo nei mercatini classici. Questo mi ha portato a dei co-branding. La prima cosa che faccio quando entro in un’azienda è guardare i loro secchi della spazzatura e capire da lì come i loro scarti possano diventare una grande risorsa. Io trovo tanta soddisfazione nel loro riutilizzo per la creazione di nuovi pezzi”.

In questa discussione sulla sostenibilità intervengono Gaetano Giunta, Segretario Generale della Fondazione di Comunità di Messina. Ed in collegamento streaming Simone Cipriani, il Fondatore e Direttore dell’Ethical Fashion Initiative e Presidente del Comitato Direttivo dell’Agenzia delle Nazioni Unite per la Moda Sostenibile.

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La Fendi e Cipriani si soffermano raccontando i loro progetti nei paesi più poveri come l’Africa, il Camerun, l’Uganda, la Costa d’Avorio nei quali sono riusciti a dare lavoro e quindi dignità alle donne che vivono in zone di marginalità. Dei programmi, in collaborazione con l’agenzia ONU International Trade Centre che puntano al lavoro proprio come fattore di sviluppo e all’empowerment femminile. La filosofia dell’agenzia, che Carmina Campus condivide pienamente, è quella riassunta del motto NOT CHARITY, JUST WORK, non beneficenza ma lavoro. In più, nell’ambito di un analogo progetto di lavoro e di recupero, ha operato per diversi anni con una rete di cooperative per produrre nei laboratori interni di alcune carceri italiane svariate collezioni di borse.

Dopo questo interessante racconto arriva per lei il momento di ricevere il Premio Horcynus 22. Un premio prestigioso per personalità o organizzazioni che si sono distinte per la promozione di una cultura di pace e per il proprio impegno civile. E lei rientra a pieno in questa descrizione per tutti i suoi progetti in atto dove la sostenibilità incontra la socialità punto fondamentale del suo pensiero:

“Spero che oggi sia stato interessante ascoltare la mia esperienza. Parlare di nuove possibili metamorfosi penso che in questo momento sia molto importante e sono molto felice di averlo fatto qui”.

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L’incontro con i giovani designer

Ilaria Venturini Fendi si è poi prestata al “Question Time”, un dialogo con gli studenti degli IIS C. A. Dalla Chiesa di Caltagirone ed E. Basile di Messina. Una chiacchierata in cui sono emersi degli importanti spunti per il lavoro delle future generazioni. La designer ha sottolineato loro l’importanza dello studio per la realizzazione i propri sogni. I ragazzi hanno presentato le loro collezioni ecosostenibili come la borsa creata con le bottiglie di plastica, gioielli con scarti di laboratorio meccanici e delle idee per l’ethical fashion.

A chiusura della serata infine la coinvolgente performance teatrale-musicale Methuselah, dei quattro musicisti Gabin Dabirè e Paul Dabirè, Luigi Polimeni, Giacomo Farina e del drammaturgo Massimo Barilla. Una co-produzione originale di Fondazione Horcynus Orca e Mana Chuma Teatro.

Mariacristina La Rosa

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