NEL SEGNO DI SAN MICHELE ARCANGELO

Il  29 settembre era la memoria liturgica degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. In particolare, il primo, capo delle milizie celesti, fin da epoca medievale ha avuto una grande venerazione in tutta Europa.

Famosi i tre celebri santuari posti su una stessa linea ideale: Monte Sant’Angelo in Puglia, la Sacra di San Michele in Piemonte e Mont-Saint-Michel in Francia.

A Messina molto antica è la sua devozione grazie, soprattutto in passato, alla presenza di confraternite, chiese e monasteri. Oggi i luoghi di culto più importanti sono la chiesa di San Giuseppe, grazie alla presenza di un altare con statua lignea opera di Edmondo Tore Calabro, e la chiesa parrocchiale dell’omonimo villaggio collinare. Uno dei luoghi di culto più antichi era posto sul colle della Caperrina, poco più sotto dell’attuale Santuario di Montalto. L’edificio nasce con un ospedale annesso fin dal 1330 grazie al nobile messinese Bernardo Mallardo.

Il San Michele del villaggio omonimo

Il fondatore fu autorizzato dall’arcivescovo di Messina mons. Guidotto de Abbiatis che acconsentì anche alla sua gestione tramite una confraternita composta da dodici membri. La struttura era stata creata sui resti di un antico eremo ove aveva vissuto fra Nicola. Quel frate che ricevette in sogno l’annuncio della Vergine Maria del volo della colomba per l’erezione del santuario di Montalto.

L’ospedale rimarrà attivo fino al 1542 quando confluirà nel nuovo Grand’Ospedale di Santa Maria della Pietà e la struttura verrà inglobata nel successivo monastero di San Gregorio. Di questo antico luogo di culto rimane un pregevole mosaico raffigurante San Michele, riferibile alla fondazione del Mallardo, ed oggi conservato nell’attuale Museo Regionale.

Particolare mosaico San Michele Museo Regionale

Fino al 1908 vi era anche un monastero dedicato a San Michele

Al Boccetta fino al terremoto del 1908 esisteva un monastero di benedettine che era intitolato all’Arcangelo. Le origini del complesso monastico si fanno risalire alla fondazione di una chiesa a San Michele ad opera di una confraternita di cordari intorno al XV secolo. Nel 1556 il sodalizio laicale cedette la propria chiesa alle monache benedettine degli antichi monasteri dell’Ascensione e della Misericordia chefondarono un loro nuovo monastero dedicato sempre all’Arcangelo.

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La confraternita di San Michele al Dromo dei Cordari si trasferirà nella chiesa della SS. Annunziata a porta Real Basso. Il nuovo complesso monastico benedettino sorgeva sulla via San Paolo, di fronte agli ex Asili d’Infanzia, e fu progettato dall’architetto Simone Gullì. Diverse tele erano opera di Domenico Marolì, tra cui una raffigurante Dio Padre ed Angeli, e non mancavano anche dei suoi affreschi, tra le prime opere dell’artista. La chiesa era uno splendore di arte tardo barocca, con pianta a croce greca con una svettante cupola.

L’interno, in stile corinzio, era decorata da una tela raffigurante l’Ascensione ed una della Vergine di Monte Oliveto, opere di Antonio Barbalonga Alberti, da una tela di San Michele di ignoto, da due particolari tele centinate di San Placido e San Benedetto oggi al Museo e da splendidi affreschi del Tuccari. Con l’Unità d’Italia, fatte allontanare forzatamente le monache, la struttura venne adibita a scuole elementari. Il terremoto danneggiò gravemente il complesso religioso che fu integralmente demolito e l’area adibita alla scuola materna Castiglioni già Opera Pia Lombarda. Sulla strada Austria, oggi I Settembre, di fronte alla chiesa di Santa Maria del Graffeo detta la Cattolica, sorgeva un piccolo luogo di culto dedicato a San Michele Arcangelo. La chiesetta fu fondata nel 1413 dal canonico Giacomo Porcio su permesso dell’arcivescovo mons. Tommaso Crisafi. Il fondatore diventerà nel 1449 anch’esso Arcivescovo di Messina. Ai tempi di Caio Domenico Gallo la chiesa era già in abbandono e verrà travolta dal terremoto del 1783. Nel febbraio del 1912, nei lavori di sbancamento per la costruzione del palazzo Galletti di Santa Rosalia, fu rintracciata l’antica cripta ipogeica della chiesa.

Ben due confraternite dedicate in suo onore, quella dei cordai e quella dei setaioli

Oltre a quella dei cordari a Messina anche i tessitori di drappi di seta avevano una loro confraternita dedicata a San Michele. Il sodalizio fu fondato intorno al 1484 presso la chiesa di San Michele dei Gentilmeni che sorgeva nelle vicinanze dell’omonimo bastione di via Peculio Frumentario. Successivamente, essendo il tempio passato alle monache del monastero di Sant’Anna, trasferirono le loro attività nella chiesa di Santa Maria di Monte Oliveto al Tirone. Questa chiesa ben presto venne dedicata all’Arcangelo ma mantenne sull’altare maggiore un dipinto della Vergine Maria. L’edificio di culto sorgeva appena sotto l’attuale circonvallazione, limitrofa alla scalinata Santa Barbara. Al suo interno si conservava un dipinto di San Michele realizzato nel 1618 da Biagio Giannotto. Danneggiata dal terremoto calabro – siculo del 1783, crollò definitivamente in quello del 28 dicembre 1908. I confrati furono accolti prima nella chiesa della SS. Annunziata dei Catalani, poi in quella di Sant’Antonio Abate per poi spostarsi definitivamente nella rinata chiesa di San Giuseppe al Palazzo dove svolgono ancora oggi le proprie attività e custodiscono un altare con un simulacro ligneo di San Michele, opera di Edmondo Tore Calabrò del 1940. Ancora fino agni anni Cinquanta il 29 settembre organizzavano una processione con la citata statua lignea. Concludiamo ricordando come anche la fortezza Gonzaga aveva la sua cappella dedicata a San Michele Arcangelo. Il grandioso castello, posto sulla cima di Montepiselli, presenta ancora oggi questa cappella che fu eretta ad uso dei militari e delle famiglie che abitavano al suo interno. In origine era dedicata all’Arcangelo ma dopo che il castellano Francesco Beltrandes de Timigano introdusse il culto alla Madonna di Monserrato la chiesa verrà denominata con questo titolo mariano. Il villaggio collinare di San Michele nasce proprio grazie al culto all’Arcangelo. Forse già in tarda epoca medievale la presenza di una Commenda dell’Ordine di Malta, con una primigenia chiesa dedicata a San Michele, fece nascere in primo nucleo abitativo che si sviluppò ben presto in epoca moderna. Il casale di San Michele fungeva da testa di ponte tra Messina ed i casali di Salice e Castanea, quest’ultimo anch’esso di pertinenza dei Cavalieri Melitensi.

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Marco Grassi

 

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