OTTAVIANO PRECONIO, UN PRELATO MESSINESE A CAPO DELLA DIOCESI DI PALERMO

Visitando la suggestiva cripta della Cattedrale di Palermo si notano numerosi sarcofagi in marmo contenenti i resti degli arcivescovi del capoluogo siciliano. Tra questi vi è la tomba del francescano messinese Ottaviano Preconio che morì da Arcivescovo di Palermo il 18 luglio 1568.

Preconio apparteneva all’Ordine dei Frati Minori Conventuali ed era nato nel 1502 a Castroreale, in provincia di Messina. Il prelato si formò nella città di Messina dove vestì l’abito francescano nella chiesa di San Francesco al Boccetta. Già si distinse in età giovanile divenendo ben presto magister in teologia e poi più volte Ministro Provinciale di Sicilia del suo Ordine.

Con l’esperienza divenne abile negoziatore tanto da essere inviato in Spagna come visitatore e poi, su nomina del Senato di Messina nel 1545, come ambasciatore alla corte dell’imperatore Carlo V. In questo incarico del massimo consesso peloritano riuscì a portare a termine tutte le iniziative promosse dalla città dello Stretto.

L’imperatore Carlo V di Spagna riconobbe le sue ampie capacità

Ben apprezzato alla corte di Madrid, fu nominato dallo stesso Carlo V come suo confessore e predicatore e poi abate commendatario del monastero dei Santi Pietro e Paolo di Itala. Infine nel 1546 fu elevato al rango episcopale per la diocesi di Monopoli.

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Ottaviano Preconio favorì ampiamente anche la sua famiglia tanto che un suo nipote omonimo divenne vescovo di Cefalù e le nipoti Aurelia e Porzia sposarono importanti esponenti del patriziato di Monopoli. Il prelato francescano partecipò anche ad alcune sessioni del Concilio di Trento, come quella del 1551. Qui prese le difese del suo Ordine, dibatté sul sacramento dell’eucarestia e intervenne sull’efficacia dell’estrema unzione. Nelle sezioni del 1562 e del 1563 ribadì la superiorità canonica del vescovo.

Pubblicò numerose opere in cui mostra la sua ampia difesa all’ortodossia utilizzando come strumenti della sua azione la riforma pedagogica e disciplinare dei vescovi e la difesa dei sacramenti. Esercitò ampiamente anche il ruolo di mecenate rinascimentale come documenta una lettera del 1551 in cui spiegava al suo amico Pietro Aretino l’importanza dello scrittore Paolo Caggio. Ma poi a Monopoli protesse Jacquet Berchem, prestigioso maestro di musica presso la cappella del Duomo.

Preconio fece preziosi regali al Tempio di San Francesco all’Immacolata di Messina

La sua munificenza è confermata anche dagli splendidi doni con cui adornò le chiese di Castroreale ma anche di Messina e di Palermo. In particolare, a Messina si interessò di far rientrare da Treviri e Bruxelles alcune reliquie di Santa Gerasina che giunsero nel tempio di San Francesco all’Immacolata. Per la stessa chiesa del suo ordine religioso donò nel 1525 un celebre leggio bronzeo a forma di pellicano proveniente da Anversa ed una preziosa reliquia della Santa Croce entro una stauroteca in cristallo di rocca che aveva ricevuto in dono dall’imperatore Carlo V.

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Oggi entrambe i preziosi manufatti sono custoditi al Museo Regionale di Messina. Nel 1561 fu nominato vescovo di Ariano Irpino ed infine nel 1562 giunge l’importante incarico di Arcivescovo di Palermo. Nella grande città siciliana convocò un concilio diocesano e avviò la riforma del clero, con non poca polemica. Sostituì il breviario gallicano, ancora in uso nella diocesi di Palermo, con il breviario romano.

Nel 1564 guidò una seduta del Palamento di Sicilia nella sua Messina su delega del Vicerè. Morì a Palermo, il 18 luglio 1568 e fu sepolto nella cripta della cattedrale in un antico sarcofago. Altro importante esempio di messinese da valorizzare ed attenzionare.

Marco Grassi

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