A “MAISTRA” PUPITTA LAIMO RACCONTA: A TANTE “DISCIPULE” HO INSEGNATO IL RICAMO

“I ragazzi di oggi non capiscono niente! Basta che hanno un telefonino in mano e gli pare che hanno tutto!”

86 anni, Giuseppa Laimo, vispa, vivace, sorella dell’indimenticato maestro Franco Laimo. Per tutti Pupitta è stata una “maistra” che a tante ragazze di ieri ha insegnato l’arte del ricamo.

Non sapevano tenere in mano mancu un ditali!

“Ho dovuto insegnare tutto a queste ragazze, allora negli anni 60 le giovani in estate dopo la scuola andavano dalla maistra per imparare a ricamare. Venivano chiamate discipule, proprio come i discepoli di Gesù, non so da dove derivi questa definizione, ma per tutti le ragazze  erano discipule.”

Andare dalla maistra non costava niente ed allora per le ragazze imparare l’arte del ricamo era una consuetudine. “Anche io sono stata discipula – ricorda Pupitta. Ci andavo sin da quando ero una bambina dalla signorina Vincenzina, eravamo in due io e una mia amica. Poi a 17 anni sono diventata anche io maistra e da me venivano tante ragazzine. Posso dire che diverse me le sono cresciute, sono state con me un bel paio d’anni.”

Dalla maistra si andava di buon mattino, verso le 7,30, le 8 quando ancora non faceva molto caldo, ma si tornava anche nel pomeriggio. “Alle mie discipule dicevo: forza sbrigamuni   così poi ce ne andiamo al mare! Allora le ragazze cercavano di finire al più presto i lavori e si andava ai bagni Principe Amedeo che erano bellissimi, poi con il fresco nel pomeriggio ritornavano e riprendevano a cucire fino a sera.”

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I lavori che si facevano a quel tempo erano bellissimi, anzi “mondiali” come li definisce Pupitta. Lenzuola, servizi da tavola, centrini, asciugamani erano tutti di pregevole fattura e finemente ricamati a punto e croce ed in altri modi.

Pupitta Laimo ha  lavorato alla “Casa del Ricamo” e successivamente al negozio Gucci di Messina che si trovava sul viale San Martino vicino alla via Santa Cecilia. Quando i suoi figli erano piccoli, per finire tutti i lavori che aveva cuciva fino alle 3 di notte. Una vita di sacrifici la sua ma affrontati sempre con gioia.

Quando mi sono sposata io avevo un corredo da 30!

“Ero orgogliosa del mio corredo, era composto da 30 cose per ognuno, 30 lenzuola, 15 di sotto e 15 di sopra (ed io ricamavo anche quelle di sotto)  30 tovaglie, 30 di tutto. Purtroppo alcuni anni fa me ne hanno rubato una parte e mi è dispiaciuto moltissimo.” A casa sua ce lo mostra  orgogliosa mostrandoci federe, tovaglie, tovaglioli tutti finemente ricamati e perfettamente stirati.

L’arte del ricamo oggi è pressochè scomparsa, resiste al Sud resiste in alcune zone per tradizione di madre in figlia, ma tendenzialmente oggi non si apprezzano più le cose di ieri. “E mi dispiace tantissimo -conclude Pupitta Laimo – “Sentire che le ragazze di oggi non vogliono più le belle cose per me è incomprensibile, dicono che sono impegnative e non hanno tempo per stirarle? Ma se stanno sempre con il telefonino in mano o si guardano i reality show alla tv certo che non hanno tempo!. A 86 anni io continuo ancora a stirare, faccio le mie cose, mi pulisco casa come un brillante e prossimamente voglio partire con mio marito in crociera.

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