L’ARISTOCRATICA MODA DEL CAPPELLO A MESSINA NEL RICORDO DELLE SORELLE CARUSO

Messina è stata una città che nel passato ha “dettato” la moda del tempo. Lo ha fatto con madame Ferraro, ovvero  Mimma Ferraro la stilista originaria di Vittoria (SR) ma messinese d’adozione che aveva contatti con le grandi firme quali Dior e Coco Chanel ma lo ha fatto anche con altri nomi che nella seconda metà degli anni 50 erano amatissimi.

Fra questi un posto speciale spetta alle sorelle Caruso, artigiane di alta modisteria specializzate nella creazione di cappelli.

Poco prima degli anni 60 non c’era personaggio della Messina bene che non possedesse un cappello delle mitiche sorelle Caruso.

Il loro negozio si trovava in centro poi negli ultimi anni di attività si trasferirono in un appartamento di  via Santa Cecilia bassa dove si trovava “la Galleria Gigliola”,  Il loro atelier  era frequentatissimo, non era grande, ma sufficiente abbastanza per creare cappelli di ogni genere scelti dai benestanti, realizzati con macchinari d’avanguardia e tessuti pregiatissimi, ma, soprattutto creati dalle abili mani  delle sorelle Caruso. Chi le ha conosciute le ricorda attente, meticolose, mai una parola fuori posto, mai un cenno alla loro vita privata se non alla loro amata arte dei cappelli.

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 Il cappello era l’accessorio aristocratico per eccellenza.

Il cappello ”distingueva” il ricco dal povero,  per il suo elevato costo, si sfoggiava negli eventi che contavano: matrimoni, feste, ricorrenze. Non si indossava d’estate e neppure durante le proiezioni all’ex Irrera a Mare.

Gli uomini  lo sceglievano da Barbisio, dove il proferito era il Borsalino. Con orgoglio tenevano al braccio la loro moglie e con il cappello si atteggiavano ad Humphrey Bogart togliendolo davanti alle signore in segno di saluto.

Le sorelle Caruso, delle quali non si ricorda il nome, erano famosissime per i loro cappelli, un vero must della prima dolce vita in bianco e nero a Messina, richiestissimi anche nella vicina Reggio Calabria e dintorni.

I cappelli si indossavano anche nei matrimoni.

Mia mamma aveva un cappello delle sorelle Caruso.

Il prestigio delle Caruso vive nei ricordi dei messinesi dell’epoca. Corrada Castelletti Cuzari ricorda  con quanto orgoglio sua madre sfoggiasse un loro cappello e ci mostra  delle foto, che pubblichiamo in questo articolo.

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“I cappelli costavano tanto ed erano poche le persone che se li potevano permettere – racconta Corrada Castelletti Cuzari- Erano tutti fatti a mano, mia mamma ne possedeva un con le falde ampie che le stava benissimo, era di colore marrone ed il tessuto era un sofficissimo velluto. Era davvero bello e mia mamma Caterina Polino lo indossava con molto orgoglio. Lo metteva quando si usciva il sabato, scendevamo sul viale, andavano all’Irrera, ci accomodavano nei tavolini  per un gelato e poi andavano al cinema.

Le piaceva essere bella, ma di una bellezza raffinata, elegante, alle Profumerie Grasso comprava una crema che l’aiutava a mantenere la pelle del viso fresca e luminosa e sulle labbra metteva un filo di rossetto, ma senza accentuarle perché allora le labbra signorili dovevano essere sottili. Messina in quegli anni era una città  che stava dimenticando la guerra e guardava al futuro ed era meravigliosa!”

 

Le foto sono state gentilmente concesse da Corrada Castelletti Cuzari.

MESSINA DEVE CONOSCERE L’ALTA MODA, ED IO NON ME NE VOGLIO ANDARE

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