PRIMA IL DOVERE E POI IL PIACERE… O NO?

La pandemia prima, la guerra ora… Il nostro cervello è stato e continua ad essere sottoposto ad un continuo stress. Di certo in questi anni c’è stato poco spazio per pensare al piacere. La pandemia ha limitato molto le possibilità di svago.

Solo ultimamente hanno riaperto tutte le attività ricreative, per ultime le discoteche. Viaggiare ci espone ad un maggior rischio di contagio e ci sono ancora tanti controlli e limitazioni. Insomma è stato e continua ad essere un periodo faticoso per tutti. Ma dobbiamo pensare che non bisogna mai arrendersi e lasciarci sconfiggere dalle difficoltà personali o collettive che siano e andare avanti con forza e determinazione.

Il principio del piacere e il principio di realtà

Il nostro apparato psichico, come ci ha insegnato Freud, è regolato dal cosiddetto principio del piacere. Secondo questo principio l’insieme dell’attività psichica ha per scopo evitare il dolore e procurarsi, se e quando è possibile, il piacere. Al principio del piacere si contrappone il principio di realtà. Da bambini prevale il bisogno di soddisfare i propri desideri a tutti i costi, ma man mano che il soggetto matura, sperimenta l’impatto della realtà e gli ostacoli che essa frappone al raggiungimento del piacere, inizia, cioè, a fare i conti col fatto che a volte il soddisfacimento di un piacere dev’essere rimandato, trasformato e, in alcuni casi, ahimè, non soddisfatto. Esistono dei doveri che vanno assolti.

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Da sempre la comunità ha necessità di darsi delle regole perché queste consentono il vivere insieme. La creazione di doveri è necessaria. Ed il rispetto degli stessi assolutamente funzionale per il vivere civile. Ma dovere e piacere non sono termini inconciliabili. Il piacere non è un valore assoluto, ma relativo.

In genere dà un piacere più duraturo il riuscire a raggiungere un obiettivo che ci ha comportato fatica, piuttosto che semplicemente evitare un dispiacere o il possedere un qualcosa che desideriamo o che ci sembra di desiderare. Ci sentiamo bene quando svolgiamo un’attività nella quale le nostre capacità si possono esprimere nel fare qualcosa anche complicata ma che non diventa uno sforzo eccessivo in base alle nostre capacità. Fa stare più bene qualcosa che si vuole davvero piuttosto che qualcosa che viene genericamente considerato piacevole.

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Anche se non è sempre possibile, anche andare a lavorare, che rappresenta di certo un dovere, può darci soddisfazione e quindi piacere, se svolgiamo un’attività che abbiamo scelto e se riusciamo a creare un’ambiente di collaborazione e sostegno reciproco. È pur vero che troppo spesso i doveri e le incombenze quotidiane ci distolgono dal pensare a ciò che ci fa piacere. A volte il senso del dovere può essere ipertrofizzato e non lasciare alcuno spazio ai desideri e ai bisogni. Dovremmo soffermarci più spesso a pensare a cosa ci fa piacere e a quali sono i doveri che possiamo tralasciare per dare più spazio a noi stessi.

Dobbiamo sempre ricordare che anche per raggiungere la felicità bisogna impegnarsi, bisogna perseverare e non lasciarsi sconfiggere. In fondo scopo della vita è vivere nel modo migliore possibile in base alle nostre capacità, alle nostre risorse e soprattutto al nostro impegno.

Vivere (vivere)

E devi essere sempre contento

Vivere (vivere)

È come un comandamento

Vivere o sopravvivere

Senza perdersi d’animo mai

E combattere e lottare contro tutto contro

“Vivere” Vasco Rossi

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