LO SPASIMO DEI CATALANI: LA STORIA DI UN CAPOLAVORO MESSINESE TRA ARTE E FEDE

Siamo all’inizio della Quaresima ed un tempo a Messina la devozione verso la passione di Cristo e il dolore di sua Madre era molto forte. In città fino a qualche secolo addietro vi era una grande venerazione ad un particolare dipinto raffigurante la salita di Cristo verso il monte Golgota. Questa grande tavola denominata l’Andata al Calvario si trovava all’interno della chiesa dell’Annunziata dei Catalani.

L’opera fu commissionata da Pietro Anzalone, Console dell’Arciconfraternita dei Catalani, intorno al 1534 al noto pittore lombardo Polidoro Caldara da Caravaggio. Caldara aveva dovuto lasciare Roma a causa del sacco dei Lanzichenecchi del 1527 e, dopo un breve periodo a Napoli, decise di stabilirsi in riva allo Stretto. Il capolavoro di Caldara era collocato in un altare della parete destra dell’antica chiesa dell’Annunziata fino al 1783 quando, a causa del terremoto del 5 febbraio, Ferdinando di Borbone decise di portarlo a Napoli presso il museo di Capodimonte, dove ancora oggi si conserva.

Il dipinto raffigura la Passione di Cristo con lo svenimento della Madre.

Il grande dipinto raffigura in maniera molto struggente e concitata, con una pennellata sintetica quasi da bozzetto, la dolente salita al calvario di Cristo. Il figlio di Maria, aiutato dal Cireneo, è accompagnato da sua Madre che, a causa del forte dolore, sviene ai suoi piedi. Da questa particolare scena deriva anche il termine di Spasimo di Maria utilizzato per il dipinto.

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Interessante anche il gruppo delle pie donne con la Veronica e la Maddalena, i soldati a cavallo con i due ladroni e lo sfondo con costruzioni classiche al ricordo di Roma. Variopinta la folla che guarda curiosa la scena dalla cima di una piccola rocca, tra cui alcuni personaggi aggrappati ad un grande albero. Al centro del quadro s’intravede uno specchio di mare circondato da una lingua di terra dalla quale si può riconoscere il porto di Messina. È dominato sullo sfondo da una grande montagna che potrebbe alludere alla visione della costa calabra.

L’opera prende spunto dallo Spasimo di Sicilia di Raffaello Sanzio.

Il soggetto iconografico deriva dalla nota tavola dello Spasimo di Sicilia realizzata da Raffaello nel 1517 per l’omonima chiesa di Palermo. Questo è oggi custodito al Museo del Prado di Madrid.

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Grande commozione suscitò il solenne trasporto della grande tavola dallo studio del pittore alla chiesa dei Catalani. Questa mesta e solenne processione fu descritta da un poemetto intitolato lo Spasmo della Vergine stampato il 1 settembre 1544 dal sacerdote Cola Giacomo d’Alibrando. Di quest’opera, considerata il capolavoro del Caldara ne parlò anche Giorgio Vasari nel 1568.

«Vi fece per ultimo una tavola d’un Cristo che porta la croce, lavorata a olio, di bontà e di colorito vaghissimo; nella quale fece un numero di figure che accompagnano Cristo alla morte, soldati, farisei, cavagli, donne, putti et i ladroni innanzi, col tenere ferma l’intenzione, come poteva essere ordinata una giustizia simile: che ben pareva che la natura si fusse sforzata a far l’ultime pruove sue in questa opera veramente eccellentissima».

Da diversi anni, su interessamento della Nobile Arciconfraternita della SS. Annunziata dei Catalani, è stata collocata una riproduzione fotografica di formato ridotto nella stessa parete ove un tempo era posta la grande tavola. Una importante ma poco conosciuta pagina della storia della Città dove si lega fortemente l’arte, la fede e la cultura.

Marco Grassi

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