IL NETTUNO DEL GRANDE MONTORSOLI TRA SCILLA E CARIDDI

La Fontana del Nettuno fu realizzata per volontà del Senato di Messina nel 1557 dallo scultore fiorentino Giovanni Angelo Montorsoli, allievo del grande Michelangelo. La grande fonte fu collocata sull’orlo portuale fuori dalle mura urbiche che erano state di recente restaurate per volontà dell’imperatore Carlo V d’Asburgo. Un secolo dopo questa cornice cambiò aspetto. La grande palazzata di Simone Gullì infatti, sostituì, nel 1622, le vecchie mura che guardavano verso il porto. Fino al 1848 la fontana era affiancata ai lati dalle statue di Carlo III e di Francesco I di Borbone.

Il gruppo statuario non subì nessun danno dal terremoto del 1908. Nel 1934 si decise di spostarlo nell’attuale sede di piazza Unità d’Italia, dinanzi alla Prefettura, ruotandone l’orientamento.

Alla creazione della fontana del Nettuno, come in quella di Orione, contribuì l’umanista messinese Francesco Maurolico, dotandola anche di numerosi distici. Il grande complesso rappresenta una allegoria. Nettuno re dei mari rende omaggio a Messina incatenando ai suoi piedi i mitici due mostri dello Stretto: Scilla e Cariddi. Neutralizzando le due mostruose creature, Poseidone rende tranquille le turbolenti acque dello Stretto da sempre rese famose da queste presenze misteriose.

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La Fontana del Nettuno con la Palazzata

L’attuale assetto della fontana risale al 1934.

L’attuale grande vasca circolare di piazza Unità d’Italia contiene l’antica base quadrangolare a tre scalini con angoli arrotondati. Questa fa da appoggio a una vasca ottagonale decorata agli angoli da pannelli che raffigurano tridenti, conchiglie e delfini. Piccole vasche ovali angolari ricevono e versano acqua attraverso teste di leoni.

Sul bordo della grande vasca sono presenti varie iscrizioni, tra cui il nome dello stesso autore, il viceré del tempo Giovanni Cerda, dei sei senatori e dei provvisori delle acque del Camaro. Al centro si erge il basamento quadrangolare con quattro cavalli marini e nei quattro lati gli stemmi di Messina, di Carlo V e di Filippo II. A destra e a sinistra si trovano rispettivamente i due mostri marini incatenati e urlanti. Nel centro si eleva possente la colossale statua di Nettuno con il braccio destro teso in segno di saluto e di pace. Con la mano sinistra invece tiene il tipico tridente.

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 Le statue originali di Scilla e del Nettuno sono al Museo Regionale.

La statua originale di Scilla, danneggiata nei moti del 1848, si conserva al Museo Regionale mentre all’attuale è una copia del 1857 di Letterio Subba. Il Nettuno originale è conservato anch’esso al Museo di viale della Libertà sostituito da una bella copia ottocentesca di Gregorio Zappalà. La fontana fu ulteriormente danneggiata dai bombardamenti anglo – americani del 1943. In particolare, le bombe della Seconda guerra mondiale hanno distrutto parte della vasca ed il braccio destro del Nettuno che fu rifatto da Antonio Bonfiglio. Una fontana che a distanza di secoli ricorda il forte legame che Messina ebbe con i traffici marittimi e lei vicine acque dello Stretto.

Marco Grassi

*la foto della  cartolina è tratta dall’archivio di Marco Grassi

 

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