PRIMA IL COVID, ADESSO LA GUERRA: LE CONSEGUENZE SULLA PSICHE

Perché la guerra? Perché la guerra proprio ora che (si spera) stiamo venendo fuori dalla pandemia?

Queste sono le domande che più frequentemente ho sentito porre in questo periodo da più parti. “Non ci è bastata la pandemia?”

Effettivamente veniamo da un periodo in cui abbiamo combattuto una guerra contro un nemico invisibile, il virus, che ha minacciato tutti. Abbiamo ancora tutti impresse nella mente le immagini dei camion militari che trasportavano i morti per covid. Non abbiamo avuto il tempo di dimenticare quelle immagini che i telegiornali hanno iniziato a trasmettere le immagini dei carri armati che avanzano verso le città ucraine.

Ma perché dobbiamo tornare a parlare di guerra? E soprattutto di una guerra così tanto vicina a noi e che quindi ci fa paura oltre che orrore per il fatto stesso di dover pensare che ancora oggi ci siano uomini che non si preoccupano di uccidere uomini, donne e bambini innocenti per la loro brama di potere.

Purtroppo la guerra è sempre esistita e, benché ciascuna guerra abbia una precisa causa, il fatto che l’umanità non abbia mai rinunciato a tale attività, pone l’interrogativo se la guerra non sia comunque un modo di fare tipicamente umano e quindi difficilmente eliminabile.

Freud nel 1932 in uno scambio di lettere con Einstein scrive che la guerra è una manifestazione, di certo una delle peggiori, di una tendenza alla scarica distruttiva della pulsione aggressiva ma sottolinea anche, ciò che dovrebbe essere tenuto sempre presente, che la gestione della violenza è costitutiva della società umana. La guerra dunque può esplodere se prevale l’aggressività, che diventa distruttività, sulla ragione. Il nemico viene connotato solo dalla sua negatività, viene deumanizzato e pertanto può, anzi deve essere eliminato. Ci si convince di ciò a tal punto da far prevalere l’angoscia paranoide che l’altro sia diventato pericoloso per la propria sopravvivenza e pertanto il senso di colpa si affievolisce fino a scomparire. Prevalgono meccanismi di difesa come la scissione e la dissociazione che incrementano sempre più la violenza.

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L’azione violenta è il frutto di una mancata elaborazione a livello individuale, sociale e culturale della spinta distruttiva interna e gruppale. La guerra è il più drammatico trauma collettivo che devasta la nostra umanità. I fenomeni della violenza, la guerra, il terrorismo, sono fenomeni gruppali. Essi sono innescati da gruppi e fanno ammalare i gruppi oltre che gli individui: sono frutto di fenomeni ideologici che necessitano di fare adepti, di indurre una certa passività psichica nei singoli individui, di oscurare la loro fiducia nelle azioni personali, nello stesso percorso di soggettivazione.

Quali sono le conseguenze di tutto ciò sulla nostra psiche?

Noi abbiamo bisogno di certezze e la pandemia prima e la guerra ora ci espongono ad una continua incertezza. L’imprevedibilità ci spaventa e può portare a sviluppare o ad accentuare i disturbi d’ansia e l’insonnia. L’eccesso di informazioni e di immagini può in alcuni casi portare ad un’assuefazione con una sorta di scollamento emotivo come meccanismo di difesa.

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Vedere le immagini dei tanti profughi costretti a lasciare le loro case e la loro vita riecheggia ciò che abbiamo sentito dai racconti dei più anziani che la guerra l’hanno vissuta. Durante la pandemia si parlava di coprifuoco. Abbiamo sentito limitata la nostra libertà, ma la battaglia contro il virus l’abbiamo combattuta al sicuro nelle nostre case.

La guerra è di certo ben altra cosa.

Come al solito sono i più fragili a pagare maggiormente il prezzo di tali accadimenti. È difficile spiegare la guerra ai bambini e la scuola non è sempre pronta a farlo. Ma di certo è importante non negare ciò che sta accadendo. Ovviamente per chi la guerra la vive le conseguenze psicologiche sono molto più gravi e la possibilità di sviluppare un disturbo post traumatico da stress o disturbi ancora più gravi è altissima. Le conseguenze possono essere ancora più importanti nei bambini. Spiegare la guerra ai bambini ucraini che chiedono perché sono costretti a rifugiarsi nella metropolitana o a fuggire è molto complicato. Purtroppo continueremo a vedere gli effetti psicologici di tutto ciò anche nei prossimi anni.

Imagine all the people

Livin’ for today

Ah

Imagine there’s no countries

It isn’t hard to do

Nothing to kill or die for

And no religion, too

Imagine all the people

Livin’ life in peace

Imagine

John Lennon

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