DONNE “MENO BRAVE” NELLE DISCIPLINE SCIENTIFICHE: UNO STEREOTIPO DA COMBATTERE

Si è celebrata  – l’11 Febbraio – la giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, nata per combattere pregiudizi e stereotipi, peraltro privi di fondamento, secondo cui le donne “sono meno portate”, “non all’altezza degli uomini” per le discipline scientifiche, meno brave in matematica, e più predisposte verso le materie letterarie, umanistiche, sociali.

Come nasce questa giornata?

La giornata fu istituita il 15 dicembre 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, invitando tutti gli Stati membri, le Università, gli individui e la società in generale a “promuovere la piena ed equa partecipazione di donne e ragazze nelle scienze, in materia di istruzione, formazione, occupazione e processi decisionali”.

Tanti eventi per accendere i riflettori su queste tematiche.

Numerosi gli eventi che si sono celebrati in questa giornata per ricordare le donne che hanno fatto la storia della ricerca scientifica e che hanno sfidato nei secoli un ambiente storicamente maschile: Ipazia, matematica, astronoma e filosa dell’antica Grecia tra le primissime scienziate al mondo di cui si ha traccia; Laura Bassi bolognese, classe 1711, fisica e accademica, tra le prime donne al mondo ad ottenere una cattedra universitaria; Ada Lovelace classe 1815, matematica, prima programmatrice della storia, ha sviluppato il primo software per le macchine computazionali;  Marie Curie classe 1867, chimica e matematica, vinse due volte il premio Nobel in due distinti campi (per la fisica e per la chimica);  più recentemente l’astrofisica Margherita Hack, prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia; Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina nel 1986; Fabiola Gianotti classe 1960, fisica italiana, unica ad avere avuto due mandati consecutivi come direttrice generale del prestigioso istituto di fisica CERN di Ginevra; l’astronauta Samantha Cristoforetti, prima donna italiana negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea.

Sono solo esempi di donne che sono riuscite ad imporsi ed ottenere risultati straordinari, anche se nella storia è sempre stato impedito alle donne di studiare, tantissime volte sono stati rubati i loro risultati, o non sono stati riconosciuti.

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Rita Levi Montalcini raccontava “Ai convegni, le mie relazioni avevano grande successo. Quasi sempre ero l’unica donna. La cosa, anziché intimorirmi, mi divertiva. Una volta ad un convegno internazionale una signora mi avvicino e mi chiese: E’ qui con suo marito? chiese convinta che fossi la moglie di uno dei relatori-scienziati. Sono io mio marito, risposi divertita. Lei scosse la testa convinta che non capissi l’inglese e tanto meno che lo sapessi parlare”.

Come incoraggiare le donne e le ragazze verso le discipline scientifiche?

Cominciando dalla scuola, in quel periodo, in cui le ragazze (in generale gli studenti) si fanno un’idea di se stesse e la proiettano nel futuro, individuando modelli nei quali riconoscersi. Le ragazze hanno pochissimi modelli di riferimento di donne, scienziate di successo e in carriera. Quindi di lavoro da fare ce n’è ancora tanto.

Sono ancora troppo poche le donne che studiano e si occupano di STEM acronimo inglese che indica scienze, tecnologia, ingegneria e matematica. Ed è necessario affrontare il problema poiché rappresenta un tassello importante della disparità di genere sia di istruzione che lavorativo, che ha e avrà conseguenze importanti sul futuro delle donne e della società, perché disparità oggi vuol dire disparità anche nel futuro.

Cosa comporteranno queste scelte in futuro?

A causa di stereotipi e pregiudizi, la popolazione femminile si sta trovando in parte esclusa da questo cambiamento epocale. I numeri parlano chiaro: nel mondo, meno di 4 laureati su 10 nelle materie STEM sono donne. La rivoluzione tecnologica che il mondo sta attraversando richiede persone istruite adeguatamente e necessariamente specializzate. Le conoscenze tecnico-scientifiche richieste dall’industria 4.0, ad esempio, caratterizzano i percorsi di studi STEM.

Qualche giorno fa il Presidente del Consiglio Mario Draghi in visita ai laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare del Gran Sasso ha evidenziato che “sono ancora troppo poche le ragazze che scelgono studi scientifici e solo una su 5 sceglie le cosiddette materie”. Per questo ha continuato Draghi “si investirà oltre 1 miliardo per potenziarne l’insegnamento, anche per superare gli stereotipi di genere e portare la percentuale di studentesse iscritte alle facoltà scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche al 35%.”

Non vi è dubbio che le competenze scientifiche siano alla base della maggior parte delle professioni del futuro, anche per questo è necessario promuovere la presenza delle donne e delle ragazze in questi percorsi formativi.

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Inoltre, ha continuato il Presidente Draghi “realizzare il pieno potenziale della ricerca vuol dire puntare su chi è stato spesso ai margini di questo mondo: le donne. Per troppo tempo le posizioni di vertice nella ricerca scientifica sono state appannaggio degli uomini”.

Un consiglio, magari per appassionare le ragazze?

Per chi non lo avesse visto, consiglio di vedere un film del 2016 intitolato “Il diritto di contare”, tratto dalla storia vera di un gruppo di donne afro-americane che ha contributo a vincere la corsa allo spazio, negli anni Sessanta. Infatti, se Neil Amstrong è stato il primo uomo a camminare sulla Luna, parte del merito, va alle scienziate della Nasa che negli anni Quaranta, armate di matita, regolo e addizionatrice, elaborarono i calcoli matematici che avrebbero permesso la conquista dello spazio. Tra loro c’erano tre donne afro-americane – Dorothy Vaughan, Mary Jackson e Katherin Johnson – che furono chiamate in servizio durante la seconda guerra mondiale a causa di carenza di personale maschile, quando l’industria aeronautica americana aveva un disperato bisogno di esperti ed il loro contributo si rivelò determinante per raggiungere l’obiettivo nella corsa allo spazio.

L’Ufficio della Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Messina si trova in Via Dogali 1/D, 3°piano del Centro per l’impiego.

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Consigliera di Parità: Dott.ssa Mariella Crisafulli, mail: m.crisafulli@regione.sicilia.it –

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