QUINDICI ANNI FA LA COLLISIONE DEL SEGESTA JET NELLO STRETTO

Alle ore 17.54 di martedì 15 gennaio 2007 il mezzo veloce Segesta Jet delle Ferrovie dello Stato, adibito a trasporto passeggieri tra Messina e Reggio Calabria, entrava in collisione con la nave portacontainer Susan Borchard. Nel drammatico incidente navale persero la vita i quattro membri dell’equipaggio: il comandante Sebastiano Mafodda, il direttore di macchina Marcello Sposito, il motorista Domenico Zona e il marinaio Palmiro Lauro. Feriti ben ottanta tra i cento cinquantuno passeggeri a bordo. Il monocarena riportò gravissimi danni con un grande squarcio sulla fiancata destra con il rischio di un imminente affondamento che avrebbe potuto causare la morte di parte dei passeggeri. Da allora il traffico navale dello Stretto sarà controllato h24 dal sistema radar VTS della Guardia Costiera di forte Ogliastri, per evitare che simili tragedie si possano ripetere. Forse non si riuscirà mai a comprendere come possa essere effettivamente capitato un incidente del genere. La serata non era cattiva, vi era una buona visibilità, non c’era forte vento, ma qualcosa non è andato per il verso giusto. Nella banchina Colapesce di Messina era veramente sconvolgente scorgere prima i volti dei parenti ignari della sorte capitata ai propri cari e poi i volti dei numerosi feriti. Volti macchiati di sangue o nel migliore dei casi segnati dalla paura e dallo sgomento. Non si possono avere parole per il grande dolore di coloro che non videro più tornare a casa i propri cari. Eppure, nonostante tutto, poteva andare ancora peggio: i morti potevano essere molti di più. La nostra vita è piena di coincidenze che molte volte ci lasciano attoniti e proprio il giorno dell’incidente coincise con una data singolare.

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Il grave incidente poteva causare molte più vittime e avvenne in una data particolare

Proprio il 15 gennaio la Chiesa Cattolica ricorda San Mauro Abate, un santo che in modo sconvolgente si collega all’evento svoltosi nello Stretto di Messina. Nel IV secolo Mauro fu uno dei primi discepoli del fondatore del monachesimo occidentale: San Benedetto da Norcia. Insieme a lui un altro che abbracciò tra i primi la nuova regola benedettina fu Placido, figlio del romano Tertullo e della messinese Faustina. Placido, in seguito, verrà mandato a Messina dove subirà il martirio nel 541 ed in seguito diventerà uno dei santi patroni della Città. Le fonti narrano, fra i primi San Gregorio Magno nei suoi Dialoghi, che un giorno quando ancora Mauro e Placido erano a Subiaco con Benedetto avvenne un evento portentoso. Placido stava per annegare in un lago nei pressi del lago Aniene, contemporaneamente Benedetto ebbe una visione e mandò subito in suo aiuto Mauro che miracolosamente salvò Placido dalle gelide acque del lago.

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Come San Mauro salvò San Placido dalle acque, i passeggeri del Segesta sono usciti incolumi dal drammatico incidente navale

Un episodio verificatosi secoli e secoli fa ma che in modo impressionante si ricollega all’incidente avvenuto nello Stretto di Messina il 15 gennaio 2007. Tale giorno dedicato a San Mauro, quel Santo che salvò dall’annegamento San Placido, colui che diventerà uno dei patroni principali di Messina, uno dei simboli della stessa Città dello Stretto. Non finiscono qui le coincidenze, colui che nell’attimo della collisione è stato tra i primi a dare l’allarme e si è dato da fare per i primi soccorsi è un ispettore capo della Polizia di Stato che di cognome Benedetto. Per non parlare delle quattro vittime della collisione, quattro come gli stessi martiri messinesi Placido, Flavia, Eutichio e Vittorino. Strane e sconvolgenti coincidenze che legano questo triste incidente alla plurimillenaria storia di Messina e ai suoi Santi che nonostante tutto proteggono ancora la propria Città.

Marco Grassi

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