ROMA SPERIMENTA IL LI-FI NEI MUSEI. DOPO VENT’ANNI RIAPRE LA DOMUS SOTTERRANEA

Roma sempre più protesa verso l’arte e a migliorarne la fruibilità, complici anche le feste. Ecco dunque che la Befana quest’anno porta una doppia novità al Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, in pieno centro capitolino, tra i primi musei al mondo a dotarsi del sistema Li-Fi. Acronimo di Light Fidelity, il progetto consente infatti di trasmettere informazioni e immagini in modalità wireless, mediante la modulazione della luce, da appositi faretti LED che fungono da trasmettitori, ai dispositivi mobili dei visitatori dotati di fotocamera.

La tecnologia Li-Fi

Da oggi al 20 febbraio dunque i suoi visitatori hanno l’opportunità di approfondire la conoscenza di una selezione di opere della collezione permanente del Museo attraverso questa esperienza innovativa che potremo definire “una modalità di visita con tecnologia senza fili”. Per fruire dei contenuti multimediali di approfondimento, rispetto al percorso di visita ordinario, basterà scaricare l’apposita App e posizionare lo smartphone o il tablet sotto la luce del faretto Li-Fi. Presente una doppia modalità di fruizione, sia per vedenti che per non vedenti o ipovedenti, grazie all’utilizzo di tracce audio realizzate a partire dai contenuti testuali.

La sperimentazione Li-Fi coinvolge anche la Casa Romana, una modalità di visita con tecnologia senza fili”. Per fruire dei contenuti multimediali di approfondimento, rispetto al percorso di visita ordinario, basterà scaricare l’apposita App e posizionare lo smartphone o il tablet sotto la luce del faretto Li-Fi. La Domus sarà straordinariamente visitabile tutti i giorni, tranne il lunedì, fino al 9 gennaio, e solo dal venerdì alla domenica fino alla fine di febbraio.

LEGGI ANCHE  SE NON FOSSI DIVENTATA MAMMA MI SAREI PERSA UNA BELLA AVVENTURA

La Domus sotterranea

Ma cosa si può ammirare nella Domus e nel Museo? Nella Casa sotterranea del Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco si conservano alcuni resti archeologici di epoca romano-imperiale. La scoperta dell’area fu assolutamente fortuita, come spesso accade in questi casi, e risale al 1899 nel corso dei lavori di parziale demolizione dell’edificio rinascimentale che dal 1948 ospita il Museo, demolizione resasi necessaria per l’apertura del nuovo asse viario di Corso Vittorio Emanuele. La sua struttura architettonica è costituita da un peristilio di colonne, che in origine, come di consueto, circondava un’area centrale scoperta.

Tale cortile porticato, caratteristico elemento dell’architettura greca e romana pubblica e privata, è in gran parte ben conservato e ospita varie colonne con basi e capitelli, sia intere che frammentarie. Vi si possono ammirare anche un’antica pavimentazione marmorea e vari elementi di arredo riferibili a fontane o bacini, e una mensa ponderaria. L’edificio subì modifiche e importanti ristrutturazioni nel corso del tempo, per le quali furono reimpiegati materiali di recupero, ovvero asportati da edifici in disuso, secondo una prassi diffusa sin da epoca tardo-imperiale. Molti degli elementi così posti in opera risalgono a epoca augustea e giulio-claudia. La maggior parte delle strutture e, con esse, l’ultima fase di vita documentata, risale invece al IV sec. d. C.

LEGGI ANCHE  VI RACCONTO IO L’EL TOULÀ

Il Museo di Scultura Antica

Il Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco ospita invece la collezione di antichità donata al Comune di Roma nel 1902 dal barone Giovanni Barracco, membro di una delle più ricche famiglie del Regno delle due Sicilie e convinto sostenitore della causa risorgimentale. La sua grande passione per le civiltà antiche lo portò a viaggiare molto per l’Italia e l’Europa dove acquistò pregevoli e numerosi manufatti. I pezzi custoditi nel Museo comprendono infatti diverse testimonianze delle culture antiche del Vicino Oriente, come quelle sumerica, egizia, assira, fenicia, cipriota, palmirena e partica, oltre che manufatti etruschi, italici, greci, romani, medievali e mesoamericani.

Tra i più interessanti e meglio conservati sono sicuramente le sfingi, i rilievi e la mirabile clessidra ad acqua egizi, i chiodi di fondazione sumerici, i frammenti di lastre a rilievo di età neoassira, la statua cipriota del Dio Melqart, le sculture di età classica, le ceramiche a figure rosse, i rilievi funerari palmireni e il mosaico con l’Ecclesia Romana, dalla basilica medievale di San Pietro in Vaticano.

Patrizia Simonetti

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email
SEGUICI SUI SOCIAL

IN EVIDENZA

PIÙ RECENTI

PIÙ LETTI