A SAN PIETRO PRESEPI DA TUTTO IL MONDO, QUELLO IN PIAZZA È UN DONO DEL PERU’

Quest’anno il Presepe in Piazza San Pietro ha riservato a fedeli, romani e turisti una coloratissima sorpresa. Per la prima volta, infatti, le statuine sono arrivate dal Perù, precisamente dalla regione di Chopcca, segno della grande fede della popolazione andina e della sua vicinanza al Papa in questo periodo difficile.

È realizzato con cura e passione in ceramica, fibra di vetro e legno di Maguey da cinque grandi artigiani di Huancavelica, una città villaggio a 3600 metri sulle Ande. I figuranti hanno i tratti somatici della popolazione peruviana. Sia i pastori che Giuseppe e Maria indossano i tradizionali costumi dai colori accesi della cultura Chopcca, dal 2014 Patrimonio Culturale della Nazione.

Il rifugio dove la Madonna e San Giuseppe hanno trovato riparo, è una mangiatoia di pietra naturale peruviana, la Cancanlla. E invece di pecore e caprette, lungo la strada ci sono oche peruviane, lama con la bandiera del Paese sul dorso, alpaca, vigogne, fenicotteri andini (i parihuana). E su tutti spicca il condor che porta la stella di Betlemme nel suo volo sopra la Capitale.

Il Bambinello, detto dalla popolazione di Huancavelica l’Emanuelito, non c’è ancora. Come da tradizione verrà posto nel grande presepe della Piazza il 25 dicembre, stavolta su un giaciglio di Ichu, pianta di cui si nutrono pecore e lama. Ma possiamo già rivelare che sarà avvolto dalla tradizionale coperta Huancavelica e legato con una cinta a intreccio e che per questo sarà chiamato bambino Hilipuska.

Bambino anche l’angelo che annuncerà il lieto evento suonando il Wajrapuco, strumento a fiato del posto. E i Re Magi non porteranno oro incenso e mirra, bensì patate, quinoa, kiwicha e cañihua.

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I 100 Presepi in Vaticano

Ma il grande presepe andino sotto l’imponente albero di Natale illuminato d’oro, arrivato come abete da Andalo, in Trentino, non è il solo presepe da ammirare a San Pietro. Sotto al colonnato del Bernini, location suggestiva e illuminata ad hoc e all’aperto, quindi più sicura in tempo di Covid, è infatti allestita la quarta edizione della mostra internazionale di 100 Presepi in Vaticano. Fino al 9 gennaio a ingresso gratuito, ogni giorno dalle 10 alle 20. Solo il 24 e il 31 dicembre chiuderà alle 17.

Raccoglie ben 127 presepi artistici e a tema, molto belli e in alcuni casi altrettanto unici e curiosi, provenienti da una quindicina di nazioni tra cui  Germania, Ungheria, Slovenia, Slovacchia, Croazia, Indonesia, Uruguay, Colombia, Kazakistan, Stati Uniti e da diverse città italiane. Sono firmati da artigiani, associazioni e scuole.

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Dalla natività di cioccolata a quella sul bus

Più disparati i materiali. Si va dal legno allo stucco, dal metallo al tessuto, dal polistirolo alla ceramica, dalla terracotta alle noci di cocco, e ancora perline, spille da balia, sughero, gesso, vetro, cinturini di orologi… Ce n’è anche uno scavato da un blocco di 100 chili di cioccolato.

Particolarmente originali le location. Dalla corteccia di un albero a una bottiglia, da una piazza moderna alla parrocchia inglese di East Grinstead.

Due mi hanno particolarmente colpito e, di questi tempi, commosso. Il presepe nell’estintore ad opera dei Vigili del fuoco del Vaticano, e quello targato Atac sul bus numero 64, quello che collega la Stazione Termini  proprio con San Pietro e che è uno dei più frequentati dai migranti a Roma.

Patrizia Simonetti

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