A MESSINA LO STRADIVARI DEL CLAVICEMBALO

Lo scorso 22 novembre si è festeggiata Santa Cecilia, la patrona della musica e dei musicisti.Messina ha una grande tradizione musicale tanto che, come a Roma vi è l’Accademia di Santa Cecilia, anche in riva allo Stretto vi era un antico sodalizio che univa in confraternita coloro che erano dediti a quest’arte.

Nella nostra Città non mancavano anche artigiani che realizzavano i vari strumenti musicali, dai più portatili ai più complessi organi a canne. A fine Seicento una bottega di strumenti musicali arrivò all’apice della notorietà europea, tanto che ancora oggi il loro nome è sinonimo di perfezione musicale anche se al solito noi messinesi non abbiamo la percezione della nostra grande storia.

Stiamo parlando del messinese Carlo Grimaldi, autore dei più apprezzati clavicembali della storia della musica, tanto che ancora oggi viene replicato da diversi costruttori di tutto il mondo. Si tratta di un prezioso clavicembalo del 1697 custodito al Museo Nazionale di Norimberga e proveniente dalla collezione di Ulrich Rück. Di questo abile artigiano messinese conosciamo qualche notizia in più perché negli anni alcuni studiosi e divulgatori hanno cercato di ricostruire la vita di questo ennesimo messinese illustre.

Giordano Corsi, Danilo Costantini, Luciano Buono, Francesco Nocerino, Alessandro Fumia e Marcello Mento sono riusciti a delineare dalle tenebre della storia un uomo che ha innovato la storia della musica.

Il messinese Carlo Grimaldi tra i più importanti costruttori di clavicembali.

Per la sua genialità può essere qualificato come lo Stradivari del clavicembalo. Per fare luce su Carlo Grimaldi è stato utile il ritrovamento nell’Archivio di Stato di Messina del suo testamento dettato, tre giorni prima della morte, al suo confessore padre Giuseppe Celesti.

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Il grande costruttore nasce a Messina nel 1645, da una famiglia forse di origini genovesi, e morirà sempre in riva allo Stretto a 72 anni nel 1717. Il suo corpo verrà sepolto nella chiesa di San Nicolò dei Gentiluomini dei Padri Gesuiti, dove oggi sorge Palazzo dei Leoni. Carlo era sposato con Francesca Balena con cui avrà tre figli: Paolo, Giuseppe e Nunzia. Il primo continuò la professione paterna diventando apprezzato organaro, il secondo divenne sacerdote a Roma, mentre la figlia andrà in sposa nel 1700. Dai documenti di archivio si evince che Carlo Grimaldi oltre a costruire clavicembali era anche liutaio e organaro. Alla morte aveva raggiunto una condizione economica significativa, frutto sicuramente dei suoi ricercati clavicembali.

Il capolavoro di Carlo Grimaldi: Il clavicembalo di Norimberga.

Basti pensare che possedeva anche una ricca collezione di dipinti e la sua grande bottega era dotata di quattro grandi banconi da lavoro con la presenza di vari dipendenti che permetteva la realizzazione di quattro clavicembali in contemporanea. Tra i primi strumenti documentati, realizzati dal Grimaldi, si ricordano alcuni organi a canne, come quello del 1679 per la basilica dei Santi Pietro e Paolo di Acireale, quello del 1699 per la chiesa collegiata di Santa Maria dell’Elemosina di Catania e quello del 1715 realizzato con il figlio Paolo per la chiesa madre di Novara di Sicilia. Carlo Grimaldi viaggiò in paesi come la Francia e l’Inghilterra, intrattenendo rapporti con nobili e ricchi mercanti d’arte. L’esperienza nell’intaglio, negli accordi armonici e nello stile viene ricordato come marchio di fabbrica, addirittura, firmando i loro strumenti, allo stesso modo dei più quotati pittori, siglando nell’ultimo tasto, il nome e l’anno di esecuzione. Grimaldi possedeva uffici di rappresentanza a Napoli e a Roma, mentre le officine rimasero sempre a Messina.

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Ad oggi sono stati rintracciati solo quattro dei suoi clavicembali custoditi in vari musei d’Europa

Dei suoi famosi clavicembali ad oggi sono stati rintracciati solo tre esemplari, oltre al suo capolavoro di Norimberga. Un esemplare si trova al Museo del Conservatorio di Musica di Parigi, ma ha subito una radicale modifica a causa della trasformazione in fortepiano. E’ presente la firma dell’autore ben in vista sopra la tastiera: CAROLUS – GRIMALDI – MESSANENSIS – FECIT – MESSANAE -ANNO – DONI – 1703. Un particolare esemplare di cembalo piegatorio si trova nel Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma. Lo strumento dovrebbe addirittura anticipare quello francese di Jean Marius, denominato brisè. Si tratta di un clavicembalo portatile in quanto smontabile per poterlo suonare anche all’aperto in occasione di balli in piazza o in giardino.  Infine, negli ultimi anni è stato identificato altro clavicembalo risalente al 1691, sei anni più antico di quello di Norimberga. È documentato anche nel 1704 la realizzazione di altro strumento per il principe di Cattolica don Francesco Bonanno per donarlo al Vicerè di Sicilia, ma non si hanno altre notizie in merito. Carlo Grimaldi, ennesima pagina gloriosa della città di Messina.

Marco Grassi

 

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