RAPPORTO MADRE E FIGLIA: UN LEGAME UNICO E COMPLESSO

Il rapporto tra madre e figlia è uno dei rapporti più forti ma contemporaneamente più complessi che ci siano. È un rapporto unico che si modifica a seconda delle fasi della vita. È un rapporto diverso da quello che la madre ha con il figlio maschio.

Sappiamo che il rapporto della mamma con il suo bambino/a inizia fin dalla vita intrauterina. Il battito del cuore materno, il suo timbro di voce, le sue emozioni, persino il cibo ingerito, sono alcuni dei modi con cui la mamma comunica col feto.

Subito dopo il parto il bambino/a dipende in tutto e per tutto dalla mamma. Tra loro si instaura un rapporto di tipo simbiotico. La madre rappresenta per il bambino/a la fonte di nutrimento non solo nel senso letterale del termine ma anche del nutrimento affettivo e già questi primi momenti sono fondamentali per il successivo sviluppo emotivo del bambino/a. Superata questa prima fase il rapporto tra la mamma e la bambina si differenzia rispetto al rapporto della mamma con il figlio maschio.

I primi anni di vita

Nei primi anni di vita la bambina inizia ad avere come oggetto d’amore il padre e arriva a desiderare di prendere il posto della madre nel rapporto con lui, ma contemporaneamente sente di dipendere ancora da lei. È qui che la bambina inizia a sperimentare l’ambivalenza, cioè la contemporanea presenza di sentimenti di amore e odio nei confronti della madre.

La fase di latenza e l’adolescenza

Man mano che cresce ed entra in quella che, in psicoanalisi, è definita la fase di latenza, la bambina rafforza il rapporto con la madre. Mamma e figlia giocano insieme, la bambina imita la madre giocando a fare l’adulta. Questa fase è importante per il formarsi dell’identità femminile della bambina. Quando poi la bambina entra in adolescenza, prende le distanze dalla mamma, inizia a chiudersi nella stanza, a volte ha un rapporto conflittuale con lei, inizia ad avere i primi segreti.

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L’età adulta

Diventata adulta la figlia stabilisce con la madre un rapporto più paritario. Se poi la figlia diventa a sua volta mamma, avrà certamente bisogno della propria madre per un aiuto pratico, ma inizierà a fare i conti con il modello materno perché è a questo che inevitabilmente si rifarà. E se sentirà che è stato un buon modello tenderà a riprodurlo nel rapporto con il proprio bambino, se al contrario qualcosa non è andata nel rapporto con la propria madre, cercherà di proporre con suo figlio una modalità relazionale diversa. Quando, infine, la madre diventerà anziana il ruolo si ribalterà, sarà la figlia ad accudire la propria madre.

Non esiste una madre ideale, ma una madre sufficientemente buona

Ma certamente la madre sarà, in tutte le fasi della vita, il modello con cui la figlia farà i conti e che la condizionerà non solo nel modo di essere e di rapportarsi agli altri, ma anche nelle scelte di vita. Non esiste una madre ideale, ma quella che Winnicott ha definito “madre sufficientemente buona”, una madre cioè che aiuta il figlio a stare al mondo tollerando le frustrazioni. Una madre sufficientemente buona deve sapere rendere autonoma la propria figlia, deve riuscire a “lasciarla andare” e consentirle anche di sbagliare.

Ma molte volte le cose non vanno così. Un certo grado di ambivalenza caratterizza tutti i rapporti d’amore, così come è normale che i genitori abbiano delle aspettative sui figli. È nel momento in cui queste diventano eccessive che possono sorgere problemi per la figlia.

Madri che condizionano negativamente le figlie

Ci sono varie tipologie di mamme che influenzano negativamente lo sviluppo e di conseguenza la vita della propria figlia. Vediamo alcune di queste tipologie.

Ci sono mamme invadenti, possessive, gelose che interferiscono in maniera prepotente nella vita della propria figlia. Ci sono madri che proiettano le proprie aspettative sulla figlia non riconoscendone la propria personalità e non rispettando le proprie scelte, che vorrebbero che la figlia realizzasse ciò che loro non sono riuscite a fare, che spesso la considerano come una propria estensione, da controllare e manipolare.

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Queste madri hanno la presunzione di sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato per la figlia e ciò che lei desidera. Ce ne sono altre che provano invidia per la bellezza, il successo, la giovinezza della propria figlia. Ci sono quelle che cercano di suscitare in lei il senso di colpa impedendone la separazione. Al contrario ci sono anche quelle che si interessano poco della propria figlia, che pensano che il proprio compito si sia esaurito una volta che la figlia è diventata adulta.

Bisogna riuscire a “fare pace” con la propria madre

Se il rapporto con nostra madre non è stato semplice e ci ha creato qualche difficoltà nella vita, è importante fare i conti con questo e, se necessario, farci aiutare da uno specialista. Bisogna riuscire a fare pace con la propria madre, perché il rapporto con la propria madre insegna come stare al mondo e come comportarsi nelle proprie relazioni. Dobbiamo infine ricordarci che per quanto ci possiamo riconoscere in lei, non siamo lei ma abbiamo ognuno di noi la nostra personalità e unicità che ci contraddistingue pur mantenendo quell’imprinting che la nostra mamma ci ha dato da bambine.

Sarà difficile                                              

Lasciarti al mondo

E tenere un pezzetto per me

E nel bel mezzo del

Tuo girotondo

Non poterti proteggere

Sarà difficile

Ma sarà fin troppo semplice

Mentre tu ti giri

E continui a ridere

A modo tuo

Andrai

A modo tuo

Camminerai e cadrai, ti alzerai

Sempre a modo tuo

A modo tuo

Vedrai

A modo tuo

Dondolerai, salterai, cabierai

Sempre a modo tuo

“A modo tuo” Elisa

 

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