GOMORRA 5: NELL’ULTIMA SFIDA SAVIANO SMONTA IL FASCINO DEL MALE

Gomorra chiude i battenti. Ciro Di Marzio e Genny Savastano sono alla resa dei conti e per loro, ma anche per tutti noi, non sarà più come prima. Nell’insolita location del Teatro Brancaccio di Roma e alla presenza di parte del cast e dell’autore Roberto Saviano, è stata presentata la quinta e ultima stagione della serie che arriverà in prima TV mondiale in Italia il 19 novembre su Sky e in streaming su NOW, a raccontare il lato oscuro di una città splendida come Napoli che si chiama camorra, attraverso il rapporto fraterno e fratricida tra i due protagonisti interpretati da Salvatore Esposito e Marco D’Amore: Genny Savastano e Ciro Di Marzio.

Nata da un’idea di Roberto Saviano e tratta dal suo romanzo omonimo (Mondadori), Gomorra è la serie italiana più conosciuta e apprezzata nel mondo, al quinto posto fra le produzioni non americane più importanti del decennio 2010-2020 secondo il New York Times, applaudita in tutti i 190 paesi che l’hanno acquistata. Un successo dal quale è difficile separarsi ma, come saggiamente ha detto il produttore Riccardo Tozzi di Cattleya “vogliamo morire da vivi, mantenere l’energia narrativa al suo massimo, e se c’è qualcosa di non raccontato, meglio che rimanga tale“.

Le stesse critiche da cinque anni

Nonostante avessi sperato che ameno stavolta non ce ne sarebbe stato bisogno né motivo, ecco invece riemergere nel corso della conferenza stampa quel dubbio ormai stantìo e già dipanato da tempo secondo il quale Gomorra, rappresentazione artistica e realistica al tempo stesso del male, senza presentarne la controparte, e cioè lo Stato, rischierebbe di invitare i giovani all’emulazione e di danneggiare Napoli. Sbotta Marco D’Amore: “sono dieci anni che va avanti questa storia, non ce la faccio più… quello che non sapete, e lo dico con dolore perché quella è la mia terra, i ragazzi con Gomorra si fanno quattro risate. Non siamo noi l’esempio, quello ce l’hanno tutti i giorni davanti agli occhi in posti dove lo Stato non esiste”. Fa eco Salvatore Esposito: “l’assenza dello Stato in Gomorra è stato sempre un veicolo di critica, ma ad un osservatore attento non è potuto sfuggire che in Gomorra 1 lo Stato ha arrestato il boss Pietro Savastano e tendendogli una trappola lo ha mandato al 41 bis, e altri arresti ci saranno in questa ultima stagione. E che in Gomorra 4 è entrata la figura di un magistrato. Questa accusa dell’assenza della controparte che subiamo da cinque anni ci ha stancato, si tende a trovare del marcio dove il marcio non c’è, noi facciamo un tipo di racconto dal punto di vista del male”.

Interviene l’autore in persona, quello da cui tutto è nato e cominciato: Roberto Saviano. “La presenza dello Stato in Gomorra è articolata esattamente dal punto di vista criminale – spiega – e cioè vista come un’interferenza. Come accade nella realtà, la grande paura del boss quando vede arrivare persone con il mefisto, cioè il passamontagna, e si accorge che sono della polizia, si rilassa perché sa che sarà soltanto arrestato. che si tratti di un suo rivale è la vera paura. Poter inserire questo in una serie è stato preziosissimo, e non era stato mai fatto prima perché il conflitto veniva visto solo dal punto di vista dello spettatore. Nessuno è diventato criminale perché ha visto Gomorra, così come nessuno è diventato trafficante perché ha visto Breaking Bad e, come recita una vecchia battuta, nessuno si è fatto prete dopo aver visto Don Matteo. Chi si ispira a una serie, in questo caso Gomorra, per compiere un atto criminale, in realtà è già in quel mondo lì, si sta soltanto specchiando. Questa è una polemica che ci insegue da molti anni e che nasce su una serie di fraintesi, e cioè che possa esserci davvero una serie che ti spinga a fare del male, mentre è esattamente il contrario: ti dà lo strumento per comprenderlo. Il fascino del male è reale, ma la serie ti dà lo strumento per smontarlo”.

Cosa accadrà in Gomorra 5

E veniamo dunque a questa quinta e ahimè ultima stagione. Proprio come il pubblico di Cannes  Series, festival dedicato alle migliori serie di tutto il mondo, anch’io ho visto in anteprima i primi due episodi e vi assicuro che preludono a un gran finale che non dimenticheremo. Dieci in tutto, i primi 5 e il nono diretti dallo stesso Marco d’Amore – già regista di due puntate di Gomorra 4 e del film L’immortale che ha fatto da ponte con la stagione finale – mentre il 6, 7, 8 e il 10 sono diretti da Claudio Cupellini. Entrambi sono supervisori artistici.

Sin dalle prime sequenze ritroviamo Genny Savastano nel bunker nel quale lo avevamo lasciato. Ci aveva provato a cambiare vita, lo aveva fatto soprattutto per sua moglie Azzurra (Ivana Lotito) e suo figlio Pietro, che invece ha poi dovuto abbandonare in mezzo al nulla. Una grossa mano, anzi, una mano definitiva direi, gliel’aveva data l’amico di sempre Ciro che, sprofondato in un inferno senza fine, si era fatto ammazzare proprio da lui. Ma Ciro è ancora vivo: noi lo sapevamo proprio grazie a L’Immortale, ma Genny no. Quando lo scopre, dopo così tanto tempo passato nel rimorso, non è che sia proprio contento. E quando ci si ritrova faccia a faccia, tutta la rabbia repressa esploderà come una bomba a orologeria. Oltre a Genny Savastano, Ciro di Marzio e Azzurra, sempre interpretata da Ivana Lotito, ritroviamo in Gomorra 5 anche l’ex re di Forcella Enzo Sangue Blu, anche lui dilaniato dai sensi di colpa, cui dà vita Arturo Muselli. E per tutti loro è tempo di tirare le somme.

Gomorra 5: i bilanci

Ho vissuto questa esperienza in bilico, sentendo la pericolosità di questo racconto e la responsabilità del lavoro di Roberto e del suo valore, ma non ero solo – rivela Marco D’Amore Tutto è stato difficile: girare in quei territori, farci portatori di quei racconti. Vivere così tanto tempo alle prese con questo materiale ci ha pesato sulla vita e mi ha cambiato nel profondo. Come uomo mi ha migliorato e mi ha reso molto più comprensivo nei confronti di chi ha fatto scelte completamente diverse dalla mia perché alle spalle ha altre storie e altre fortune, e cose che io ho avuto mentre loro no. Una delle cose più belle è stato l’incontro con Salvatore” .

Alla fine di questo lungo viaggio noi attori potremmo davvero scrivere degli effetti che Gomorra ha avuto su di noi – dice Salvatore Espositovorrei citare esempi divertenti, come quello che porto nel cuore: quando ho incontrato per l prima volta Maradona, lui mi ha detto ‘è un grande onore, sono un tuo fan’ e io gli ho risposto ‘ma stai pazziando? Tu a me?’ Gomorra è stato un viaggio bellissimo, faticoso, che mi ha fatto crescere tantissimo come uomo e come artista”.

Gomorra è un’esperienza totalizzante, assoluta, sotto tutti i punti di vista, inesorabilmente  il piano professionale si è intrecciato con quello personale. Io sono entrata che conoscevo già il successo che aveva scatenato – ricorda Ivana Lotitoero terrorizzata ma al tempo stesso mi sentivo una grandissima privilegiata. Con l’aiuto di tutti dato vita a un personaggio rinunciando all’idea che la fragilità sia una debolezza. In questa ultima stagione più che mai non c’è rischio di superficialità”.

Non posso ovviamente svelarvi cosa accadrà in questo finale, ma qualche anticipazione sul suo personaggio ce la regala Arturo Muselli: “ritroviamo Sangue blu anestetizzato da perdite e tradimenti, in un religioso silenzio. E non dico ‘religioso’ a caso perché secondo me lui è un personaggio religioso, ma non legato a una religione particolare, piuttosto con un grande bisogno di credere in qualcosa, ha dei valori che lo guidano, che lo costringono all’azione, come quelli del passato, del nonno, e andrà avanti per ottenere ciò che vuole”.

Ma la storia, prima di chiudersi, evolve, tra nuovi personaggi e nuove alleanze. Entrano dunque in scena Don Angelo detto ‘O Maestrale, feroce boss di Ponticelli, e sua moglie Donna Luciana non meno crudele di lui ma più furba e scaltra, interpretati da Mimmo Borrelli e Tania Garibba; ‘O Munaciello, uno dei capi piazza di Secondigliano, interpretato da Carmine Paternoster; e un’altra coppia da tenere d’occhio, quella composta dal vecchio boss Vincenzo Garignano detto ‘O Galantommo e la sua devota moglie Nunzia, rispettivamente interpretati da Antonio Ferrante e Nunzia Schiano.

Patrizia Simonetti

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email
SEGUICI SUI SOCIAL

IN EVIDENZA

PIÙ RECENTI

PIÙ LETTI