FARO DOC, UNA SPLENDIDA ANNATA

 

E’ una storia di passione e di impresa tutta al femminile quella di Enza La Fauci, titolare dell’omonima tenuta, Enza è  la signora del Faro Doc, un vino sempre molto apprezzato che torna in primo piano soprattutto in tempo di vendemmia. E per il Faro Doc si preannuncia una splendida annata.

Valorizzare i vitigni autoctoni

Una delle culle del Faro Doc è la cantina della tenuta di Enza La Fauci , un’interessante realtà che esporta vini messinesi sia in Giappone che negli Stati Uniti. Eppure gli inizi avevano portato Enza in tutt’altra direzione: con il fratello aveva fondato una distilleria facendo diventare un lavoro quello che era soltanto un hobby, poi la passione per i vitigni e l’idea di valorizzare quelli autoctoni ha preso il sopravvento.

La cantina di Mezzana con vista su Stromboli

Il punto di partenza è stato un terreno di famiglia a Mezzana, vicino Tono, nel cuore della doc Faro, che in precedenza veniva utilizzato per produrre un vino per il consumo familiare. Il luogo è incantevole, il terreno si trova su un altipiano che domina da un lato la costa calabrese e dall’altro lo Stromboli con il mezzo il mare azzurro dello Stretto di Messina.

Qui Enza La Fauci ha reimpiantato i vitigni per la produzione del Faro Doc e di altri vini che esporta anche oltre i confini nazionali. Oltre al Faro Doc, con il premiato Oblì, produce anche il Case bianche con lo zibibbo e un altro Faro Doc che si chiama Terra di Vento.

“L’azienda – racconta – è una realtà  piccola che produce vini di qualità perché il nostro territorio dà vini di qualità ed  ho io voluto valorizzare i vitigni autoctoni. Esportiamo in Italia, Sicilia, all’estero. I vini della nostra zona sono eclettici e si adattano molto bene a gusti gastronomici diversi dal nostro. Come tutte le aziende usciamo dal Covid, ma  sono ottimista vedo buoni segnali di ripresa”.

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Il Faro, una doc piccola ma di qualità

Racconta come tutto il vino Faro che si produce a Messina sia sempre eccellente anche se i terreni su cui viene coltivata l’uva non sono molto estesi: “Il Faro è un vino di qualità, non c’è sul mercato un vino Faro che non lo sia. E’ importante nel panorama vitivinicolo siciliano perché è una doc storica, nel 1976 è stata una delle prime ad essere stata istituita, quindi ha un peso importante mentre ne ha di meno dal punto di vista dell’estensione degli ettari coltivati perché  è una doc molto piccola, è tra le più piccole della Sicilia ma tutte le espressioni dei due territori del Faro doc sia sul versante tirrenico che ionico, sono vini buoni di fascia alta, non c’è un Faro doc che non sia buono”.

Aprire le cantine per far conoscere i prodotti del territorio

Se l’estero e il mercato italiano sostengono le cantine come quelle di Enza La Fauci,  purtroppo il mercato interno spesso predilige vini di altri territori. “Molti operatori – dice – non guardano al territorio messinese o lo fanno dopo aver prestato l’occhio altrove, ma in questo modo perdiamo tutti. Certo, se avessimo l’attenzione di tutti i ristoratori sarebbe più facile, anche se da qualche anno vedo una crescita d’interesse da parte degli operatori, inoltre da anni facciamo degustazioni in cantina, portiamo le persone a vedere il vigneto a capire come lavoriamo a degustare il vino e questo aiuta la conoscenza del territorio”.

Secondo Enza La Fauci “bisogna aprire le porte delle cantine non solo ai turisti o ai gruppi stranieri, ma soprattutto ai nostri concittadini per far vedere come lavoriamo e che da noi si fanno anche cose  buone”.

Percorso difficile frutto di impegno e sacrificio

Diventare una delle signore del vino del panorama siciliano non è stato facile, i risultati raggiunti sono frutto di impegno e sacrificio: “quando decidi di fare un lavoro del genere devi essere estremamente determinato e molto appassionato perché è totalizzante” afferma.

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“Chi produce il vino deve avere tante competenze per questo mi sono affidata ad un enologo che mi consente di avviare le produzioni più adatte al territorio e all’uva, è colui che dà la strada”. “Certo – prosegue -l’impegno economico non è indifferente, bisogna avere le spalle forti anche emotivamente, perché la vite è una pianta estremante delicata, è sottoposta a intemperie, a malattie, funghi, alla grandine, al troppo sole o al troppo vento e di conseguenza ci sono annate con grandi quantità a livello di produzione e di qualità e annate in cui il raccolto è più scarso, devi essere pronto ad affrontare tutto questo perché dopo 9 mesi che coltivi il vigneto ti aspetti di raccogliere una bella quantità di uva ma in certe annate purtroppo non è così”.

La vendemmia è sempre una festa

La vendemmia moderna è molto differente da quella dell’immaginario collettivo con l’uva pestata nei palmenti, i pranzi familiari, oggi è meno romantica ma la festa è uguale, le uve non si raccolgono tutte nello stesso giorno ma è sempre un’occasione di gioia: “ogni uva ha una sua vendemmia non le raccogliamo tutte nello stesso giorno, è questo il segreto del fare un buon vino perché ogni varietà di uva ha tempi di maturazione diversi, iniziamo con i rossi,  con il Nero d’Avola per finire con il Nerello Mascalese e fra una vendemmia e l’altra passa un mese”.

L’occhio è adesso ai cambiamenti del clima ma Enza è ottimista anche perché le nuove tecniche di coltivazione aiutano le viti e le radici a sopportare i mutamenti atmosferici: “l’uva quest’anno è meravigliosa- dice – per la mia cantina sarà veramente un’annata splendida”.

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