LA PAURA DI ESSERE RIFIUTATI. COME SUPERARLA AL MEGLIO

Tutti abbiamo bisogno di sentirci accettati dagli altri. Tale bisogno è importante e forte fin da quando siamo bambini. L’esperienza del rifiuto è umiliante e lo è ancora di più se a rifiutarci è chi ci dovrebbe accudire.

Per un bambino l’esperienza del rifiuto è inaccettabile per cui in genere preferisce considerarsi lui cattivo piuttosto che pensare che i suoi genitori lo possano rifiutare. Un bambino rifiutato spesso tende ad essere compiacente.

Pur di ottenere l’attenzione della mamma, che è indispensabile per sopravvivere, è disposto anche a rinunciare a se stesso, individuando le aspettative dei genitori e facendo di tutto pur di  soddisfarle.

Con buone probabilità un bambino rifiutato diventerà un adulto che non tollera il rifiuto.

Certo il rifiuto non piace a nessuno, perché tutti abbiamo bisogno di sentirci accolti nei nostri bisogni e con i nostri difetti. Ovviamente la paura del rifiuto è tanto più forte quanto più ci si sente fragili e insicuri.

Che sia il nostro aspetto fisico, le nostre capacità mentali o manuali, un difetto più o meno evidente, le nostre capacità relazionali, la paura di non essere all’altezza di quella determinata situazione o di quella determinata persona, qualunque sia il motivo che ci fa sentire insicuri, un no ci fa male e aggrava le nostre fragilità.

Cosa accade quando riceviamo un rifiuto?

La paura del rifiuto ci può portare a mettere in atto dei comportamenti che, però, alla lunga diventano disfunzionali e nocivi.

Tra questi comportamenti il più comune è evitare di esporsi, rinunciando, però, a varie possibilità, come avvicinarsi ad un uomo/una donna, chiedere un appuntamento, chiedere un aumento al datore di lavoro o una cortesia ad un amico.

Un altro modo per evitare un giudizio negativo può essere cercare di accontentare tutti. In realtà è impossibile far felici tutti e, soprattutto, la felicità degli altri non dipende da noi.

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Dire sempre di sì agli altri può portarci a perdere di vista i nostri obiettivi e valori, portandoci all’esaurimento e al burnout.

Anche far sentire in colpa l’altro per indurlo ad aiutarci senza chiedere direttamente il suo aiuto, può essere un modo per non esporsi al no.

Chi è convinto che sarà rifiutato, potrebbe, inoltre, difendersi rifiutando lui stesso prima ancora di sperimentare un rifiuto.

Se è vero che un no non fa piacere, è altrettanto vero che ci sono alcune persone che hanno un’aspettativa ansiosa e persistente di essere rifiutati, che mostrano un’ipersensibilità, che reagiscono in modo molto intenso al rifiuto e che tendono a percepire segnali di critica e di rifiuto anche di fronte a commenti neutri.

Questo nel tempo può creare un circolo vizioso perché di fatto porta gli altri a percepire queste persone come “pesanti” e di conseguenza a rifiutarle. Le ripetute esperienze di rifiuto, a loro volta, condurranno la persona rifiutata a ritirarsi sempre più e a convincersi del suo disvalore.

Un eccessivo timore del rifiuto è una delle caratteristiche di alcuni disturbi psichici e in particolare di alcuni disturbi di personalità e in particolare del disturbo borderline, del disturbo narcisistico e del disturbo evitante di personalità.

In tutti questi disturbi c’è un forte senso di inadeguatezza più o meno mascherato che porta al terrore del rifiuto, anche se le reazioni di fronte ad un no sono diverse a seconda del disturbo. Anche chi soffre di ansia sociale tende a non esporsi per paura del rifiuto.

Come riuscire a gestire la paura del rifiuto?

Innanzitutto dobbiamo ricordarci che il rifiuto fa parte delle relazioni sociali e che è normale provare emozioni spiacevoli, di fronte ad un no, emozioni che sono tanto più intense quanto più importante e carico di aspettative è ciò che abbiamo chiesto.

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Questo non deve portarci a rinunciare a chiedere. Chiedendo ci esponiamo, ci apriamo alla possibilità di venire rifiutati ma stiamo di fatto accettando e accogliendo le nostre emozioni.

Ci stiamo permettendo di provare dolore, delusione, paura, rabbia, solitudine, sensazione di incomprensione. Di certo un rifiuto non rappresenta la fine della nostra vita, al contrario  deve servirci per accrescere la nostra esperienza e per migliorarci.

Il rifiuto ci consente di crescere e di migliorare i rapporti con gli altri, di acquisire maggiore fiducia nelle nostre capacità e iniziare a gestire meglio le relazioni sociali. Se riusciamo, infatti, a mettere da parte l’orgoglio o la ferita narcisistica che un rifiuto può causarci, possiamo riflettere sulle motivazioni che hanno spinto l’altro a rifiutarci e questo ci può aiutare a conoscere meglio noi stessi ma anche gli altri.

È sempre meglio provare che rinunciare in partenza. Meglio avere più rimorsi e meno rimpianti. Nella paura del rifiuto, ciò che aggrava ancora di più il timore di essere rifiutati è l’evitamento.

Non affrontare le cose è peggio perché si sa che la nostra mente tende ad amplificare le cose e può arrivare a creare scenari catastrofici anche lì dove non ce n’è alcun motivo. Dovremmo sempre cercare di affrontare le nostre paure perché il nostro valore non dipende dai rifiuti ricevuti.

Ma Nino, non aver paura di sbagliare un calcio di rigore

Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore

Un giocatore lo vedi dal coraggio

Dall’altruismo, dalla fantasia

“La leva calcistica della classe ’68” Francesco De Gregori

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